Drag king

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Voce, scritta con il contributo di Claudia Lulli, liberamente modificabile.
Hetty King, drag king del 1907.

Definizione

Con il termine Drag king è definita una donna che adotta il vestiario considerato "maschile" in una data società, interpretando anche il ruolo di genere maschile. Normalmente il termine è utilizzato per performers in spettacoli pubblici, teatrali, cinematografici e musicali. Per convenzione il termine è utilizzato al maschile ("un" drag king, e non "una" drag king).

Il termine inglese drag king è stato chiaramente ricalcato su drag queen (che già definiva l'uomo che adotta il vestiario considerato "femminile") sostituendo il termine maschile "king" (re) a quello femminile "queen" (regina). Tuttavia al di là della simmetria delle definizioni i due fenomeni non sono esattamente sovrapponibili, ad iniziare dal fatto che mentre le drag queen tendono a esibirsi sul palco isolatamente, fra i drag king è diffusa anche la tendenza a formare compagnie teatrali specializzate ed anche gruppi musicali.

Per travestirsi, oltre agli abiti considerati maschili, è necessario usare il trucco, con accessori come barba/baffi finti e la pratica del "packing" (indossare accessori che esternamente diano l'impressione della presenza del pene), e con il trucco vero e proprio del viso, disegnando ombreggiature che marchino i tratti del viso e del corpo secondo aspetti considerati socialmente come tipicamente maschili, come i muscoli o i lineamenti del viso più duri.

Per interpretare il ruolo maschile spesso è preso come riferimento un personaggio noto, ad esempio il Don Giovanni, lavorando poi sulla postura, il portamento e tutti i gesti che esaltino l'impressione della mascolinità e nascondano quella della femminilità. Per lavorare su questo aspetto vengono organizzati veri e propri laboratori teatrali fra drag king.

La figura del drag king è interpretata per lo più da donne cisgender (ossia che hanno un'identità di genere corrispondente al sesso biologico, e quindi considerano se stesse donne), tuttavia alcune persone che interpretano questo ruolo sul palcoscenico possono anche essere transgender FtM.

Storia

Marlene Dietrich in abiti maschili, 1933.

La recitazione di ruoli femminili da parte di uomini ha una storia lunghissima, risalente al teatro greco e romano, mentre l'apparizione di donne in panni maschili sulle scene si diffonde in Occidente con il XVIII secolo, quando non sempre erano disponibili i costosi castrati per interpretare parti che richiedevano voci molto acute: in questi casi si ricorreva, là dove le leggi lo permettevano, a donne travestite da uomo[1]

La passione nutrita dallo spettacolo barocco favorì del resto questa pratica, presentando donne travestite da uomini che per i loro scopi dovevano camuffarsi da donne, in una sorta di "travestitismo al quadrato".

La scomparsa dei castrati moltiplicò poi, nel corso del XIX secolo, il bisogno di utilizzare donne nelle parti musicali scritte in origine per le loro voci (per esempio nelle opere di Gioacchino Rossini), e ciò può avere facilitato la tolleranza sociale per questa pratica, a patto che si limitasse al palcoscenico (molte celebri male impersonators della Belle époque erano sposate con un uomo e fuori dal palcoscenico apparivano in abiti femminili all'ultima moda).
Il fenomeno fu senz'altro riformato dal movimento per la riforma del vestiario femminile, che nell'Ottocento spinse numerose femministe all'adozione di fogge di vestiario che se agli occhi di noi contemporanei sembrano comunque femminili, all'epoca erano giudicate "maschili"[2].In particolare destava resistenze l'adozione dei pantaloni, considerati il capo di vestiario maschile per antonomasia. Queste donne non erano necessariamente lesbiche, come per esempio nel caso della scrittrice George Sand[3].
Si ebbe così, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, una moltiplicazione di attrici e cantanti che si esibivano in abiti maschili in ruoli seri (ovviamente nei ruoli comici il travestimento di un sesso nell'altro era già una pratica con una tradizione antica, che continua fino ai giorni nostri).

Il fenomeno delle artiste che calcavano le scene in abiti maschili, pur presente anche in Italia, è stato studiato in anni recenti soprattutto per quel che riguarda l'àmbito di lingua inglese; la ricerca ha portato alla scoperta di una fiorente quanto dimenticata tradizione di cantanti e attrici (definite male impersonators) che a cavallo dei due secoli si esibivano in abiti maschili, come Sarah Louisa Fairbrother (1816-1890), Charlotte Cushman (1816-1876), "Harry Allen" (1882-1922), Ethel Barrymore (1879–1959), "Hetty King" (Hetty Emms, 1883-1972), "Vesta Tilley" (Matilda Alice Powles, 1864-1952), fino a nomi celebri ancor oggi, come quello di Sarah Bernardt (1844-1923), o di Marlene Dietrich (1901-1992)[4] di cui è rimasto celebre nella storia del cinema la performance in abiti maschili nel film L'angelo azzurro, del 1930.
Un esempio dell'uso del travestitismo femminile nell'ambito dello spettacolo rivolto al grande pubblico è anche dal famoso film Viola di mare nel quale la protagonista, per un amore omosessuale, è costretta dal padre a fingersi uomo.

Drag king e musica

I drag king in Italia

Il drag king italiano Vlad Wolf.

Tra i più famosi gruppi di drag king italiani troviamo gli "Eyes wild drag" e i "Kings of Rome" (fra i quali Julius Kaiser, che si esibisce anche da solo), ma esistono tantissime realtà di questo tipo e artisti che interpretano questo ruolo in tutto il mondo, dai più noti agli emergenti.
I drag king mettono in pratica le loro abilità nei teatri, negli eventi ricreativi e per associazioni, ma anche nelle discoteche, offrendo al pubblico durante lo show recitazione, ballo e travestitismo.
Fra i più noti in Italia possono essere nominati:

Note

  1. Sul fenomeno si veda su Wikipedia la voce: "travesti".
  2. Alcune donne arrivarono a vestirsi da uomo adducendo motivi di tipo sanitario o di lavoro più o meno pretestuosi, come la celebre pittrice Rose Bonheur, specializzata in dipinti di animali, che ottenne dalla polizia un vero e proprio permesso di travestimento, giustificandosi con le necessità del lavoro in stalle e ovili nei quali gli abiti femminili sarebbero stati d'impaccio.
  3. Questo movimento riuscì in parte a diventare fenomeno di costume negli anni Venti con la moda della garçonne, donna indipendente e sicura di sé dai capelli tagliati corti "alla maschietta", che però poteva ostentare abiti molto femminili.
  4. Significativo, peraltro, è il fatto che nella vita privata una buona percentuale di queste artiste avesse preferenze lesbiche o bisessuali. Questo aspetto non è stato ancora adeguatamente studiato.

Voci correlate

Filmografia

  • Gabriel Baur, Venus boyz (Svizzera/Germania/USA, 2001), documentario, durata (min.) 104, Produzione Cecchi Gori Home Video, 2004.
  • Valentina Pedicini, Mio sovversivo amore (Italia, 2009), regia documentario, durata (min) 45, Produzione ZeLIG.

Bibliografia

Link esterni