Dario Bellezza

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Dario Bellezza nel 1971
Voce a cura di Malemar, liberamente modificabile.

Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 - Roma, 31 marzo 1996) è stato un poeta, uno scrittore e un drammaturgo italiano.

Vita

Non appena conseguita la maturità classica, nel 1962, iniziò a collaborare con numerose testate a carattere culturale e poetico come Paragone, Carte segrete, Bimestre, Periferia e Il Policordo[1]. A partire dai primi anni Sessanta Bellezza lavorò per la rivista Nuovi argomenti, diventandone direttore associato poco prima di morire. Dopo essersi iscritto alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza entrò in contatto con lo scrittore Enzo Siciliano, che intorno alla metà degli anni Sessanta lo introdusse nel mondo dell'intellighènzia capitolina; in particolare, Bellezza divenne amico di Sandro Penna, Aldo Palazzeschi, Attilio Bertolucci, Alberto Moravia e soprattutto Elsa Morante, di cui fu confidente.

Iniziò la sua attività letteraria nel 1970, pubblicando il romanzo breve L'Innocenza, di cui Alberto Moravia scrisse la prefazione. L'anno seguente diede alle stampe la sua prima raccolta poetica, Invettive e licenze, che gli diede notorietà: in particolare Pier Paolo Pasolini, del quale per diversi anni curò la corrispondenza[2], lo definì «il miglior poeta della nuova generazione»[3]. Quest'opera, notevole per il suo rigore tecnico, raffigura le persone come travolte da amarezza, vergogna, senso di colpa, alienazione, scandalo e perversioni sessuali; i suoi versi, inoltre, esprimono anche un costante e appena velato desiderio di morte[4].

Nel 1976 vinse il Premio Viareggio per la sua raccolta di poesie, Morte segreta, edita da Garzanti. Negli anni della maturità collaborò con i quotidiani Paese Sera, Corriere della Sera e Il Mattino; scrisse inoltre per L’Espresso e Il Tempo Illustrato. Occasionalmente autore di testi per il teatro, tradusse tutto Rimbaud[2].

Omosessuale che esprimeva "narcisisticamente" il proprio orientamento sessuale[5], Bellezza è stato uno dei pochi intellettuali italiani a prendere una decisa posizione a favore dell'identità gay; fino alla fine dei suoi giorni darà il suo prezioso contributo per risolvere i problemi della comunità LGBT[6].

In almeno due casi, ebbe dei pubblici scontri con altri esponenti della cultura omosessuale. Il primo fu con Mario Mieli e avvenne all'inizio degli anni Ottanta: dopo un'esibizione di Mieli all'Ompo's, in cui il filosofo e attivista compì atti di coprofagia, Bellezza commentò: «A Mario non è rimasto altro che mangiar la merda, per far parlare di sé»[7]. Il secondo invece fu con Aldo Busi durante una puntata del programma Mixer Cultura del 1986: durante la telerissa Bellezza diede a Busi della "puttana che va in giro a vendere i suoi libri", accusandolo di sfruttare l'omosessualità a fini di vendita. Busi rispose a Bellezza che la sua "acrimonia" nasceva dall'essere stato "esautorato dal panorama della letteratura italiana"[8].

Nel 1987 si ammalò di AIDS, che curò con una terapia anticonvenziale che costò al suo ideatore una denuncia per esercizio abusivo della professione medica[9]: l'essersi sottoposto a questa terapia bocciata dalla comunità scientifica gli ridiede una certa ribalta mediatica, dopo che da molti anni era finito lontano dai riflettori[9].

Poco prima di scomparire patì due gravi lutti: la morte del padre ottantenne - colpito al cuore dalle notizie impudicamente circolate sul figlio omosessuale - e il suicidio di Amelia Rosselli, poetessa e sua grande amica[10]. Minato dalla malattia e dall'indigenza - un gruppo di parenti, amici e intellettuali chiese che anch'egli potesse beneficiare della legge Bacchelli, ma la petizione venne accolta quando ormai era in fin di vita[5] - morì in preda alla tristezza e alla solitudine[10] in una corsia dell'ospedale Spallanzani, in cui era stato trasportato tre giorni prima di spirare[5].

Il 31 marzo 2008, a due anni dalla dipartita, verrà dichiarato "santo della comunità gay" nel corso di una cerimonia all'Università La Sapienza[6]. Nel novembre del 2005 gli è stata dedicata una piazza a Roma[5].

Note

  1. Mariano D'Amora, Dario Bellezza (1944-1996), Encyclopedia of Italian Literary Studies, CRC Press, 2007.
  2. 2,0 2,1 Dario Bellazza (sic!), poetidelparco.it.
  3. Dario Bellezza - Tutte le poesie, librimondadori.it.
  4. F. Cordelli, Il poeta postumo, Consenza, Lerici, 1978.
  5. 5,0 5,1 5,2 5,3 Francesco Gnerre, Ricordo di Dario Bellezza, culturagay.it, 23 aprile 2006. Originariamente in Pride, aprile 2006.
  6. 6,0 6,1 Massimo Consoli, Dario Bellezza in culturagay.it, 5 settembre 2004.
  7. Massimo Consoli, Mario Mieli, culturagay.it, 3 settembre 2004.
  8. http://www.sulromanzo.it/video/la-lite-tra-aldo-busi-e-dario-bellezza-a-mixer-cultura-1986
  9. 9,0 9,1 Dario Bellezza: "Non ho l'AIDS ma ora non esco più di casa", La Repubblica, 16 settembre 1995.
  10. 10,0 10,1 Dario Bellezza: "Il mio addio alla vita", La Repubblica, 21 febbraio 1996.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni