Condanne capitali per sodomia in Italia

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A cura di Stefano Bolognini e Giovanni Dall'Orto. 
Questa lista può essere liberamente corretta ed accresciuta.

Repertorio di casi di condanne a morte per sodomia in Italia, in ordine cronologico, con l'esclusione delle condanne a pene diverse (esilio, galera a vita, carcere, multe).

Esecuzione capitale di cinque sodomiti a Gand (Belgio) nel 1578.


Dimensioni del fenomeno

La Summa penitentiae[1] del domenicano Paolo Ungaro (? -1242), scritta attorno al 1220, afferma esplicitamente che oltre al fuoco eterno, il sodomita merita anche quello corporale, con mezzo secolo d'anticipo sul primo rogo di cui per ora abbiamo notizia (1277).
La prima attestazione d'una esecuzione capitale per sodomia in Italia risale al 1293 (vedi). Le cifre finora raccolte sono scarse e frammentarie. Michael Rocke, nel fare un paragone fra l'abbondanza di condanne a una multa a fronte della quasi assenza di condanne a morte nella Firenze del Quattrocento (pratica che contrasta con la strategia degli altri Stati europei d'irrogare poche condanne, ma molto drastiche) osservava che:

« A Venezia, città molto più grande, dal 1426 al 1500 (...) le autorità processarono 411 individui, e dal 1406 al 1500 ne condannarono <a morte> 268. Mancano cifre attendibili per quasi tutte le altre città italiane, ma è noto che 8 uomini furono giustiziati a Ferrara per sodomia dal 1440 al 1520; e sebbene manchino dati aggregati, le condanne nella Lucca del XVI secolo furono piuttosto elevate (43 nel 1556 e 20 nel 1579). A Ginevra solo 5 persone furono condannate dal 1444 al 1500, 33 dal 1501 al 1500, e 32 dal 1601 al 1700. A Palermo, sotto la dominazione spagnola, si stima che un centinaio di uomini sia stato messo a morte per sodomia tra il 1567 e il 1640. Nella stessa Spagna, i tribunali secolari giustiziarono fra 100 e 150 uomini a Madrid dagli anni 1580 al 1630, l'Inquisizione a Barcellona processò 102 casi di sodomia omosessuale e mise a morte 14 persone, a Valencia ne processò 146 e ne giustiziò 34, ed a Saragozza ne processò 187 e ne giustiziò 27. Per contrasto, durante la gestione settantennale degli Ufficiali di Notte <a Firenze> dal 1432 al 1502, arrivarono allo loro attenzione fra 15.000 e 16.000 individui implicati in attività omosessuale, e probabilmente furono irrogate oltre 2.400 condanne. Tenendo conto delle sentenze emesse da altre magistrature, il numero totale di condanne per sodomia omosessuale in questi anni si avvicina alle 3.000.[2] »

Duecento

  • 13 luglio 1293. Carlo II d'Angiò, re di Napoli, condanna a Perugia Adenolfo IV, conte di Acerra, come sodomita e lo fa impalare, "ed uno palo li fece ficcare per la natura disotto, ed ispicciolli per la bocca, e come un pollo il fece arostire". Questa è la prima condanna di cui si abbia documentazione in Italia[3].

Trecento

Rogo per sodomia a Lucca, 1369.
  • 1327, Bologna. Il veneziano Lorenzo Querini detto "Storno", che per motivi diversi dalla sodomia aveva subito una condanna all'esilio con obbligo di domicilio a Bologna e Romagna, nel 1327 chiede e ottiene dalle autorità veneziane di cambiare la sede dell'esilio spostandosi nelle Marche, in quanto a Bologna aveva denunciato "un riminese" che aveva cercato di sodomizzare suo figlio: il reo era stato bruciato, ma adesso i parenti del condannato lo minacciavano di continuo e gravemente. [4]
  • 29 dicembre 1348. Venezia. I Signori di Notte processano i servi Pietro di Ferrara e Giacomello di Bologna che dividevano il letto. Pietro sotto tortura dichiarò di aver avuto rapporti sessuali più volte con Giacomello e per questo viene condannato al rogo (condanna eseguita il 20/2/1349), mentre Giacomello, pur aspramente torturato, non confessa e il 29/2/1349 è condannato solo al bando. [5]
  • 1348. Firenze. Agostino di Ercole è condannato a morte per sodomia. Il verbale del processo lo presenta come un uomo talmente sprofondato nel vizio da non riuscire neppure più a concepirlo come grave:
« Da uomo che era ed è totalmente infiammato da tale serio crimine, disse di non credere che questo crimine fosse tanto grave, e che se per questa ragione egli, il colpevole Agostino, doveva essere condannato a morte, allora molti altri dovevano essere considerati meritevoli di morte[6]»
aggiungendo altri ragionamenti a propria discolpa che il verbale s'è rifiutato di tramandarci perché "è meglio passarli sotto silenzio".
  • 1349. Venezia. L'undicenne Zannino, servo del nobile Dardi Venier, viene accusato di aver commesso sodomia con un fiorentino su una nave. Gli Avogadori del Comun condannarono Zannino ad essere frustato; il fiorentino, probabilmente perché adulto, fu invece bruciato.[7]
  • 20 marzo 1354. Venezia. Il transessuale Rolandino Roncaglia è arrestato mentre si prostituisce travestito da donna, e interrogat* confessa di averlo fatto per sette anni. Si tratta d'una vera transessuale, che afferma d'essere donna nonostante i genitali maschili, e d'essere considerata donna da coloro che la conoscono, che la chiamano "Rolandina". Viene bruciat* sul rogo[8].
  • 3 ottobre 1357. Venezia. Il barcaiolo Nicoleto Marmagna e il suo servitore Giovanni Braganza (a cui ha dato in sposa la sorella) nel corso di un viaggio da Mestre a Venezia dormono in barca. Durante la notte Nicoleto "mise il membro virile" tra le gambe di Giovanni addormentato "in modo tale da corrompersi ed emettere sperma". Questo era solo l'ultima di una serie di atti sessuali. Marmagna cerca in tutti i modi di salvare Braganza affermando che costui non mai acconsentito ai rapporti, purtroppo però Braganza confessa d'avere eiaculato almeno una volta, e in questo modo firma la propria condanna. I due furono processati dai Signori di Notte e arsi vivi. [9]
  • 1357. Venezia. Nicolò, servitore di Benedico Emo, attira un decenne in uno stanzino dove lo violenta. I Signori di Notte lo condannarono al rogo. [10]
  • 20 aprile 1365. Venezia. Roberto de Marchesio / de Brandicio è condannato al rogo per aver stuprato un mozzo dodicenne, Tommaso, durante un viaggio per nave. [11]
  • 5/6 maggio 1368. Venezia. Benedetto Capello, araldo della Repubblica, descritto come anziano, è condannato al rogo per avere "bagnato le cosce" il quattordicenne Antonio, suo discepolo, ed averlo poi corrotto (dandogli 2 denari per incontro), in un affare durato tre anni. Era stato visto mentre copulava in un luogo che credeva deserto da due donne che lo avevano spiato dalle fessure, e s'erano messe a gridare. Benedetto tenta di difendersi dicendo che ogni tentativo non è mai arrivato all'eiaculazione perché per l'età il membro si era "mollificato". Non viene creduto, anche perché Antonio attesta d'essere stato bagnato fra le cosce. Da parte sua il ragazzo, che non ha ancora mai avuto una polluzione, non essendo evidentemente ancora del tutto pubere, è rilasciato[12].
  • 1369. Lucca. L'imperatore Carlo IV di Lussemburgo essendo nel palazzo di Lucca vede dalla finestra un nipote di Matteo d'Arezzo mentre sodomizza Simone di Biagio Guiducci, decenne. L'adulto viene castrato e poi bruciato fuori dalla città, il bambino, che rischia la stessa pena, viene riscattato e restituito alla famiglia.[13]
  • 23 dicembre 1392. Venezia. Sandro de' Valdesi ("de Baldesijs"), fiorentino, è condannato al rogo per aver sedotto il figlio di un suo amico.[14]
  • 5 giugno 1398. Venezia. Biagio da Firenze, servitore di un oste, viene mandato a recuperare un barilotto vuoto assieme a un garzone, Nicolò Giovanni de Luca, ed approfitta della commissione per obbligare con le minacce il ragazzo ad un rapporto intercrurale. Cerca poi di comprarne il silenzio, ma a fronte del comportamento del ragazzo, che per diversi giorni minaccia di denunciarlo, perde la testa, ed anziché blandirlo lo picchia e lo fa licenziare e cacciare di casa. Nicolò allora corre a denunciarlo. Biagio è condannato a farsi cavare gli occhi e al taglio della mano destra.[15]
  • 5 luglio 1399. Venezia. Toto barbiere, da Firenze, è condannato al rogo per aver avuto rapporti sessuali col servitore, ancora bambino, e altre persone.[16]

Quattrocento

1400-1449

Il rogo per sodomia del cavaliere di Hohenberg e del suo servo sotto le mura di Zurigo, 1482.
  • 27 giugno 1401. Venezia. Nanni da Firenze è condannato al rogo per sodomia.[17]
  • 1 agosto 1401. Venezia. Un mercante di vini, Guglielmo da Monopoli, confessa ai Signori di Notte di avere avuto una serie di contatti nell'ambiente dei sodomiti veneziani. Aveva invitato un ragazzino a dormire nella sua "marciliana" (barca). Viene condannato al rogo. [18]
  • 20 dicembre 1401. Venezia. Nani Silvestri, mercante, è condannato al rogo per sodomia.[19]
  • 3 gennaio 1402. Venezia. Domenico da Fermo, barbiere, è condannato al rogo per sodomia. Domenico resiste per giorni alle torture, rifiutando di confessare e ritrattando quel che confessa. Ma alla fine lo bruciano lo stesso.[20]
  • 1407. Venezia. Trentacinque sodomiti (non si sa, per la mancanza di documenti, se ad uno ad uno o tutti assieme), fra i quali Clario Contarini, furono scoperti dai Signori di Notte.[21] Essendo coinvolti quattordici nobili, ed allargandosi via via lo scandalo, il Consiglio dei Dieci (organo che vegliava sulla stabilità politica della Repubblica) intervenne ed esautorò i Signori di Notte. Impadronitosi del caso, chiuse i verbali in cassaforte con tre chiavi custodite da tre diverse persone, e limitò il processo a quanti erano già imputati (in gran parte fuggiti). I catturati furono condannati al rogo, i contumaci al bando a vita.
« Nel 1421 fu arso pubblicamente in Bologna nella Piazza del Mercato certo Alvisio per delitto contro natura. (...) Non scorse appena un anno che nello stesso luogo, e per lo stesso delitto furono posti e legati entro una capannuccia e similmente bruciati un Francesco Guglielmi, ed uno Stefano da Prato; e per accrescere terrore s'incendiò la casa del Guglielmi che era in Valdonica, e si confiscarono i beni agl'innocenti eredi.

Quale effetto cagionò dunque in costoro il supplizio di Alvisio arso poco prima nella stessa Bologna per la stessa colpa? L'effetto è descritto nella sentenza: "E per il timore della giustizia datagli dal fatto che un certo Alvisio era stato bruciato per detto delitto e vizio ecc., se ne astenne per un periodo di quatto mesi o giù di lì, trascorsi i quali quattro mesi, il detto Francesco ricominciò, e di nuovo riprese ecc."[23]»

  • 16/1/1423. Venezia. Inizia un caso (che ruota attorno ai frequentatori di una farmacia "equivoca" in Ruga degli Orefici) che arriverà ad avere 19 imputati, di cui 3 barbieri, e 5 frati: Giovanni Rubeus, fra Giovanni della Vigna, fra Nicolò da Serravalle, maestro Luca da Ferns, e fra Antonio da Padova. Un imputato, Tadeo a Seta, è arrestato solo per essere stato visto spesso nella farmacia (ma sarà assolto). Due del gruppo erano toscani: Francesco di Bonacorso de' Bardi e Chelo de Podio[24].
  • 1/12/1423 - Bologna. Francesco Mancini, siciliano, professore di diritto all'università nonché "esecutore di giustizia de la città di Bologna" è decapitato nella piazza del Comune assieme al suo servitore Antonio Micileto[25].
  • 1423. Verona. In una predica san Bernardino da Siena rivela che durante la predicazione da lui tenuta a Verona nel 1423, un adolescente era stato da lui convinto a rompere la relazione di coppia che aveva con un soldato. Costui, inferocito, lo accoltellò e uccise. Dopo una lunga ricerca il soldato fu catturato, torturato, trascinato e squartato[26].
  • 1 ottobre 1429. Firenze. Piero di Giàcobo o Giacobbi (Pierus Jacobi) di Bologna, viene bruciato il 1° ottobre 1429, per aver violentato, sodomizzandolo, il bambino decenne Baldassarre fu Angelo. Firenze applicava raramente il rogo nel XV secolo, eccezion fatta per casi atroci come questo[27], sul quale Roberto Ciabani specifica che:
« "Nelle carte del processo si legge che Piero abitava presso S. Lorenzo e fu lì che adescò Baldassarre di Angelo, giovinetto di appena dieci anni. Lo indusse ad entrare nella sua abitazione e lo sodomizzò. Nei giorni successivi il ragazzo accusò dei gravi malesseri causati da una forte emorragia dovuta alla violenza subita. Fu solo con l'intervento di medici che fu salvato; durante le cure Baldassare fece il nome di Piero, che fu denunciato e condannato"[28]»
  • 9 maggio 1443. Firenze. "Antonio d'Ugolino' del popolo di S. Michele di Mugello fù impiccato, et arso per la sodomia. Sepolto al Tempio[29].
  • 28 maggio 1443 oppure 20 maggio 1444. Firenze. "Bizzello di Simon Barbiere fù decollato per sodomia a 28 detto [maggio]"[30]. Roberto Ciabani[31] dà però come data per questa esecuzione capitale il 20 maggio 1444.

1450-1499

  • 1464. Venezia. Giovanni Basadona e Giovanni Filippo Priuli, entrambi definiti "puer", vengono condannati come sodomiti attivi a otto anni di esilio. I loro compagni più vecchi, Ermolao Foscari e Mafeo Barbaro furono condannati alla decapitazione e al rogo delle loro spoglie[32].
  • 19 dicembre 1467. Firenze. "Giovanni di Camerino servo dell'Ufficiale della Mercanzia fù arso, adì 19 Xbre per aver guasto [ferito] due Fanciulli per sodomia"[33].
  • 1468. L'umanista Giulio Pomponio Leto, detenuto a Venezia con un'accusa per sodomia piuttosto seria, è chiamato in causa anche in una presunta "congiura" contro il papa. L'autorità romana ne chiede l'estradizione per interrogarlo, e Venezia acconsente di malavoglia solo con l'accordo che Pomponio sarebbe stato rimandato a Venezia se non fosse stato condannato a Roma. Rimasto in carcere per diversi mesi, Pomponio fu infine assolto dalle accuse ma, liberato, si guardò bene dal rimettere mai più piede a Venezia[34].
  • 17 aprile 1469. Firenze. "Antonio di Giovanni Pucca beccamorto fù decollato per sodomia, a 17 Aprile 1469[35].
  • 1474. Venezia. Un gruppo di sei omosessuali viene denunciato al Consiglio dei Dieci. Padano d'Otranto e Marino Alegeti, i due attivi del gruppo, vengono decapitati tra le colonne di Piazza San Marco e i loro resti sono bruciati. Ai quattro passivi sono destinate varie pene che vanno dalle frustate, al taglio del naso, al bando[36].
  • 31 agosto 1479. Firenze. In un raro caso di punizione capitale decretata in un caso di sodomia eterosessuale, complicato però dai reati di incesto e stupro, "Benino della Stefana cavallaro fu arso sulla piazza S. Antonio per havere usato con la figlia e sodomita"[37].
  • 1479. Genova. Nella villa di Albaro nel fossato di S. Nazaro fu violato da un maestro che lavorava coralli un fanciullo del parentato dei Bogiardi, e poi la violazione fu morto, e dell'omicidiale, e violatore fu fatta severa giustizia, e fu attenagliato con tenaglie di fuoco, e fatto morire[38].
  • 1480. Venezia. 'Francesco Cercato viene impiccato per sodomia fra le colonne della piazzetta[39].
  • 25 agosto 1482. Firenze. "Andrea di Domenico cuoiaio sodomitò un Fanciullo, che sene morì. Fu decapitato al solito luogo."[40].
  • 10 ottobre 1482. Venezia. Il nobile Bernardino Correr è bruciato per aver tentato di "forzar ser Hieronimo" (in realtà: Vittore) "Foscari per sodomitio". Anche la vittima era di famiglia nobile; Correr aveva tentato di stuprarlo per strada tagliandogli con un coltello le stringhe che tenevano su i calzoni. Vittore riuscì però a scappare e denunciò il suo assalitore. La sfacciataggine dell'atto e la condizione della vittima spiegano la severità della pena per un reato solo tentato.[41].
  • 1485. Venezia. ''Marco Baffo fu impiccato per sodomia[42].
  • 10 aprile 1497. Ferrara. Cristoforo di Valeri è messo al rogo per sodomia[43]. E' probabilmente da identificare con quel "figlio di un notaio ferrarese" bruciato per aver stuprato un ragazzo in una chiesa la notte del Venerdì Santo ("e morì valorosamente") menzionato anonimamente nel Registro dei giustiziati citato da Lauro Martines[44]. Lo stesso ricercatore segnala pure (p. 114) che in base al medesimo Registro dei giustiziati risulta che nel periodo 1440-1500 a Ferrara 8 su 118 condanne a morte furono per sodomia: 4 nel periodo 1441-1460; 1 nel periodo 1461-1480, e 3 (fra i quali il presente) nel periodo 1481-1500.
  • 17 aprile 1497. Ferrara. "La mattina fu brusato suso la Piaza de Ferrara uno garzone da XX in XXII anni (...) che staseva [abitava] in Ferrara da [vicino] la giesa de Sancto Antonio, compagno del sopradicto Cristophalo di Valeri ut supra, per haver con dicto Cristofalo sodomitato il Vegneri Sancto, Sabato Sancto et martedì de Pasqua proxime [appena] passata un gargione in loco sacro et avere robato"[45].

Cinquecento

1500-1549

Un gruppo di frati sodomiti è prima frustato e poi bruciato a Bruges (nelle Fiandre) nel 1578.
  • 15 marzo 1504, Genova: "un tal Geromino (sic), catturato in scelere sodomitico, veniva esemplarmente giustiziato con la pena dell'abbruciamento, eseguita nella pubblica piazza del Vastato". [46]
  • 26 luglio 1505, Roma. Quattro impiccati in Campo dei Fiori, uno dei quali, "lo staffiere Giovanni Giorgio Cesarini, fratello del cardinale Cesarini, aveva portato un certo suo garzone ai sodomiti per denaro"[47].
  • 25 agosto 1514. Firenze. "Giovanni di Piero Masini da Legnaia, garzone di fornaio, fu impiccato e abbruciato nel cortile del Bargello per sodomia". [48]
  • 19 marzo 1521 - Firenze. "Benedetto di Francesco di Benedetto, detto Berrino dello Sgalla del popolo di S. Romeo di Firenze, andò in sul carro, e attanagliato fù impiccato, et arso al Luogo della Giustizia per aver commesso la sodomia con un suo proprio figliolo, e fù sepolto al Tempio - e ciò seguì adi 19 di Marzo. Dio gli perdoni". [49]
  • 1524. Firenze. Un "figlio di un notaio" fu condannato alla decapitazione per aver stuprato un ragazzino, nel campanile di Giotto, "e fu fotuto da quatro, e fugli roto el chulo in quatro". I suoi tre complici, fra i quali Giulianino de' Medici, riuscirono a fuggire. [50]
  • 15 novembre 1529. Firenze. Un altro caso di condanna capitale per sodomia eterosessuale: "Piero di Giovanni di Baldo Altoviti cittadino fiorentino fu impiccato e abbruciato nella corte del Bargello. Questo si crede che sia quello, che più volte a' tempo de' Medici fu accusato di sodomia, e fu liberato, ma mandato via i Medici, fu accusato di aver rotto il culo ad una sua fante" <serva, NdR> "e per ciò fu sentenziato"[51].
  • 1540 e 1541 - Bologna. Due condanne a morte per sodomia eseguite a Bologna.[52]
« Prè Fr.co Fabrizio titolato di s. Giuliano, capelano della scala di s. Rocco, maestro di scola del sestier di s. Marco, fu dec<apita>to et abbruciato per sodomita per il Con<siglio> di Dieci[54]»
  • 1547 - Bologna. Due condanne a morte per sodomia eseguite a Bologna "una volta con l'impiccagione e il rogo del cadavere e una con lo squartamento".[55]
  • 22 giugno 1548. Firenze. Francesco Bucherelli, "giovane viziatissimo, ma bello", e i suoi innamorati Lorenzo Spinelli, Niccolò degli Alessandri e Paolo Bonagrazia, sono impiccati alla grate del Palazzo del Bargello per essersi introdotti in casa di Gino e Ludovico Capponi cercando di uccidere Gino per punirlo di aver schiaffeggiato Francesco. Era stato lo stesso Francesco a chiedere ai corteggiatori di vendicarlo[56].
  • 25 gennaio 1549. Firenze. "Antonio di Giovanni da Castello Tamburino fù impiccato al pratello adì 25 Gennaio per avere sforzato [stuprato] un fanciullo alla strada". [57]
  • 1549 - Bologna. Condanna a morte per sodomia eseguita a Bologna "con un'impiccagione e rogo successivo".[58]
  • 19 luglio 1550. Genova. L'umanista Jacopo Bonfadio (1508-1550) è decapitato, ed il suo cadavere è arso, per sodomia compiuta a quanto pare con un suo studente. [59]
  • 23 dicembre 1550. Brescia. Francesco Calcagno è condannato a morte per sodomia, bestemmia e apostasia e giustiziato e arso in Piazza della Loggia: "dal maestro di giusticia [boia] è sta' tagliata la lingua ad esso prete Francesco, troncata la testa, et il corpo suo arso et brugiato con ardentissimo fuoco soppra essa piazza piena di moltitudine". [60]

1551-1599

  • 24 ottobre 1551. Firenze. Antonio di Giovanni Bandoni è impiccato in pubblico e "poi fu abbruciato per aver commesso alcuni delitti di sodomia".[61] Secondo un'altra annotazione, invece: "Antonio di Giovanni Bondoni fu impiccato al luogo pubblico e poi fu squartato e confitti i quarti sulle forche per aver commesso alcuni delitti di sodomia"[62].
« Crazia di Negroponte, staffiere di sua Altezza, già stato turco di nazione, fu strangolato ad un palo in sul Pratello e poi abbruciato per sodomista[63]. L'esecuzione è confermata dal registro della confraternita detta "Dei neri", che riporta: "Grazia di ... di Negroponte adi 15 Giugno fù strangolato a un palo, e abruciato per sodomia. Costui era Turco, e battezzossi nove mesi avanti la morte, e fù sepolto nel Tempio". [64] »
« Papa Sisto V, in Perugia fece impiccare et ardere messer Rinieri perugino, del casato de' Franchi, canonico del Duomo, uomo litterato, d'età d'anni 56, per aver più volte scalato le mura del seminario di detta Perugia, per conto di soddomia.[65] »
  • 8 febbraio 1559. Roma

Secondo Wikipedia Gabriello di Thomaien è "arso vivo in piazza Navona per sodomia e blasfemia".

«  Baptistam Bariliarum, sodomitium (sic), che marti prossimo de mattina sopra un solér eminente (un alto palco) tra le due colonne sia tagliata la testa al prefatto Battista, sì che la si separa dal corpo, il qual corpo sia poi abbruciato si che si converti in cenere.[66] »
« Se vi par per le cose lette che si proceda contro Paseto portador de vin retenuto de (arrestato per) sodomitio et homicidio. (...) Volunt che questo Paseto sia condutto marti pross. da matina in piazza di s. Marco ove fra le due colonne sopra un solaro eminente (un alto palco) gli sia tagliata la testa dalle spale si che il muora, et imediate doppo il corpo suo sia abbruzato sì che 'l sia convertito in cenere.[67] »
« Giustizia fatta in Bordello, fu abbrugiato un Nicola da Germinà <Cerminate>, stava a Des[i]o, per sodomia. [68] »
  • 8 aprile 1566. Milano. Ambrogio di Croce è impiccato ed arso per sodomia. [69]
  • Luglio (?) 1566. Roma.
« 20 luglio 1566. Si usa dal Governator di ordine di Sua Santità ogni diligentia per aver nella mano, et gastigar quei, che han usato il brutto vitio della sodomia, onde già alquanti giorni se ne abbrusciò uno in ponte. [70] »
  • 18 dicembre 1566. Palermo. " Giuseppe D'Angelo del Monte di Trapani (Erice) fu impiccato perché responsabile di nefando e ad esecuzione finita fu bruciato".[71]
  • 1567. Bologna. "Lo sbirro Cornelio Mantovani fu bruciato vivo".[72]
  • 13 giugno 1567. Palermo. "'Cosimo la Mirabella e Santoni Giuliano furono impiccati e bruciati".[71]
  • 8 ottobre 1567. Palermo. "'Bernardino di Marsala fu impiccato e poscia bruciato".[71]
« «Nico becher», fra le altre colpe, aveva quello (sic) della sodomia, e furono gridate le sue colpe sopra una piatta (sic) per Canal grande: poi dalla piatta fu condotto a coda di cavallo a san Zulian ivi tagliata la destra, poi fra le due colonne decapitato e bruciato. La voce del gridatore doveva essere continua.[73] »
  • 20 febbraio 1568. Palermo. "'Sebastiano Vita da Palermo fu giustiziato per nefando crimine e bruciato".[71]
  • (prima del) 21 agosto 1568. Roma.
« Mercoledì fu bruciato un giovane a causa di bruttezze: perciò fu dato l'ordine di chiudere di notte molte porte false. [74] »
  • 25 maggio 1569. Palermo. "'Antonio Melfi da Caltagirone prosecuto per nefando crimine".[71]
  • 1570. Bologna. "Un tale Valerio, del quale non è riportato il cognome, subì una pena meno atroce, la morte per impiccagione". [75]
Alcuni monaci sodomiti sono bruciati a Gand (Belgio) nel 1578.
  • Marzo 1570. Loreto. Luigi Fontino, musico e canonico della basilica di Nostra signora di Loreto, è ridotto allo stato laicale e decapitato per aver sodomizzato il suo studente sedicenne Luigi Dalla Balla. Un altro amante di Dalla Balla, il musicista e compositore Giovan Leonardo Primavera (1549/45-dopo 1585) riesce a fuggire per tempo.[76]
  • 23 giugno 1570. Palermo. "'Cosimo la Piccola accusato di crimine nefando fu strozzato e quindi bruciato".[71]
  • 1571. Il direttore del seminario di Ravenna, Pierlazzaro Guasconi, è colto sul fatto perché baciava i seminaristi: uno di loro, ribellandosi, gli aveva morso a sangue la lingua[77]!
« Giustizia fatta in Bordello, fu abbruggiato uno schiavo Turco vivo dal Principe D. Alvigi; per aver usato con un Puto la Sodomia in casa sua, e fu lasciato là nelle mani delli Puti, et delli cani, quali lo disiparono con li sassi; sotto l'Off.° del Sig.r Capitano.". [78] »
  • 7 maggio 1573. Palermo. "Furono strozzati perché autori di nefando Francesco la Motta e Simone Micara. I cadaveri furono bruciati".[71]
« Giustizia fatta in Bordello, fu abbruggiato un M<aest>ro dà Scuola da leggere e scrivere per Sodomia; stava su la punta della Contrada dè Bij; Sotto l'Off.'° del Sig.r Podestà. [79] »
  • 28 gennaro 1574. Palermo. "Fu impiccato Blasco Leonardo da Buccheri per avere deposto il falso nella causa contro il Magnifico Giovanni Gaytano, il quale era accusato di nefando crimine".[71]
  • 24 novembre 1574. Palermo. "Fu strozzato Melchiorre di Trapani' perché autore di nefandi delitti e poi fu bruciato".[71]
« Fu giustiziato Domenico de Garbo per avere ammazzato al quondam Spettabile D. Ioseppe de Naselli et nefandato a D. Baldassare suo figlio. Il condannato fu portato al supplizio sopra la carrozza e tenagliato durante il tragitto, poscia subì il taglio della mano destra e dopo l'esecuzione bruciato.[71] »
  • 25 giugno 1576. Milano. "Un da Pesaro", è impiccato ed arso per sodomia. [80]
  • 6 luglio 1577. Firenze. Presso le stalle di San Marco vengono impiccati "Ranieri di Stefano del regno di Francia cavalcatore del granduca e Franco di Andrea detto "Nais", moro di Algeri scudiero alle stalle"[81]. I due sono puniti per avere assassinato per vendetta "un certo calavrese, uomo di pessima natura, micidiale, crudele" con i sottoposti, fra i quali c'erano Ranieri (o Ruggeri) suo garzone "di tenera età", del quale aveva abusato sessualmente, cosa che aveva fatto anche con due sue sorelle. Il ragazzo s'era messo d'accordo con uno schiavo arabo, che a sua volta aveva subito "infinite" battiture e maltrattamenti, per ucciderlo, cosa che avvenne la mattina del 2 luglio, presso le stalle granducali della Sapienza. Dopo l'omicidio, i due rubarono due cavalli e cercarono di fuggire, ma furono inseguiti e presi, non senza una colluttazione, nel corso della quale uno dei due fu ferito[82].
  • agosto 1578. Roma.
« Sono stati presi undeci fra Portughesi et Spagnuoli, i quali adunatisi in una chiesa, ch'è vicina san Giovanni Laterano, facevano alcune lor cerimonie, et con horrenda sceleraggine bruttando il sacrosanto nome di matrimonio, se maritavano l'un con l'altro, congiongendosi insieme, come marito con moglie. Vintisette si trovavano, et più, insieme il più delle volte, ma questa volta non ne hanno potuto coglier più che questi undeci, i quali anderanno al fuoco, et come meritano. [83] »

Antonio Marcocci ha ritrovato le carte del processo ed ha pubblicato i nomi delle vittime:

« "il barcaiolo albanese Battista, il catalano Antonio de Vélez, Francisco Herrera di Toledo, Bernardino de Alfar di Siviglia, Alfonso de Robles di Madrid, Marcos Pinto di Viana do Alentejo, Jerónimo de Paz di Toledo e Gaspar de Martín de Vitoria"[84]»
  • 19 novembre 1578. Palermo. "Fu strozzato e poi bruciato Luciano lo Terrosi per nefando".[71]
  • 4 dicembre 1578. Palermo. "Fu impiccato e poi bruciato Giovanni di Bella per nefando".[71]
  • 15 maggio 1579. Palermo. "Furono strozzati Giuseppe Benanti per delitto nefando e Giacopo di Giacopo per avere deposto il falso contro il Maestro Giuseppe de Marino che era stato accusato di nefando delitto".[71]
  • 22 luglio 1579. Palermo. "Fu strozzato e bruciato Girolamo Giordano per un nefando commesso con uno figliolo".[85]
« "Furono giustiziati il Magnifico D. Carlo Barone per la sodomia, Don Paolo Bevaceto (o Vinoacito) sodomita decapitati e poi bruciati; Giacomo Russitano e Antonio Scolaro che furono strozzati e poi bruciati.".[85]

Secondo un resoconto dell'epoca, citato da Tartamella, "il padre di D. Pietro [sic] Vinacito "pagava alla Corte 15 mila scudi, se li salvavano la vita". Ma i giudici fecero eseguire la pena presenziando "'tutti: il Signor Giov. Domenico Cavallaro, il Signor D. Antonio Bologna, il Sig. D. Francesco Rao avvocato fiscale, il signor D. Pietro Ferro. S.<ua> E.<ccellenza>, per non avere a fare la grazia, si ritirò per tre giorni a San Martino (delle Scale)" dove esiste una abbazia dei Benedettini.
Una sentenza "firmata" collegialmente per impedire defezioni e cedere alle pressioni che dall'esterno sarebbero venute. E poi la fuga strategica di S.E., che si ritirò in un convento, luogo di preghiera e di meditazione e dove non poteva essere distratto dal suo raccoglimento e disturbato per fatti già decisi altrove.[86] »

  • 11 aprile 1580. Palermo. "Per delitto nefando fu strozzato Prospero Magri di Palermo".[85]
  • 29 luglio 1580. Palermo. "'Giovanni Bentivoglio e Fabrizio Lisci per nefando furono impiccati e poi bruciati".[85]
  • 5 agosto 1580. Venezia. Il prete Paolo Torre è condannato per sodomia a remare per dieci anni nelle galere; Antonio Trigestin, e un altro prete chiamato Zuanne Cagnoleto, sono condannati alle galere per due e quattro anni, mentre Nicolò Cremonese "retento per patiente di sodomitio" è frustato ed esiliato per cinque anni. [87]
  • 25 agosto 1581. Palermo. "Fu strozzato e poscia bruciato Matteo Paladino perché scorridore di campagna [brigante] e sodomita".[85]
  • 19 novembre 1582. Palermo. "Furono impiccati Geronimo Galesi e Pietro d'Olieri i quali vennero poi bruciati per avere commesso diversi nefandi".[85]
  • 2 maggio 1583. Palermo. "Perché autore di delitti nefandi, furono impiccati e bruciati Innocenzo Bonamico e Muscato."[85]
  • 18 maggio 1583. Palermo. "Fu impiccato Antonino Polito autore di furto di campagna e di delitto nefando. Il suo cadavere fu bruciato pubblicamente".[85]
  • 4 novembre 1583. Genova. Condanna a morte ed alla galera, in contumacia, di cinque persone:
« "Fù bandito per publica crida cinque huomeni cioè un certo Mignoni Benedeto Solimano, e un altro per sodomiti, Giò Batta Chiavari, e un certo Pietra, per patienti, pena li tre prima la forca e brusiati, e altri doi posti alla Galera in vita, essendo presi".[88] »
  • 14 gennaro 1584. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Lazzarino Almirotto autore di delitto nefando".[85]
  • 18 aprile 1584. Palermo. "Fu impiccato Stefano Palmieri alias Gatto per haver commesso il peccato del nefando con un giovane sbarbato. Il suo cadavere fu bruciato".[85]
  • 29 novembre 1584. Milano. "Giustizia fatta fuori di P<orta> Ticinese, abbruggiato un Giovanni Borgognone p. Sodomia, <il> qual era Maestro di Giustizia" (cioè un boia).[89]
  • 29 maggio 1585. Palermo. "Fu impiccato e poscia bruciato Giuseppe Serio per haver commesso il crimine di nefando con due giovani sbarbuti".[85]
  • 8 giugno 1585. Genova. Impiccato e bruciato un anonimo alla porta di Archi
« "Fu da Giudici criminali questa mattina mandato uno che havea in casa li orfani alle forche, poi brusato; e la causa è perché era sodomito. Il loco dove fu eseguito il fatto fu alla porta di Archi". [90] »
  • 25 giugno 1585. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Vincenzo Malatesta autore del delitto di nefando".[85]
  • 2 dicembre 1585. Palermo. "Fu impiccato e quindi bruciato Leonardo d'Amedeo autore di diversi nefandi".[85]
  • 22 febbraio 1586. Genova: Due "pedanti" (insegnanti) sono arrestati per sodomia:
« "È stato preso doi huomini del Ponticelo [quartiere di Genova] mezzi pedanti si dice per cose di sodomiti, a tale che hanno di subito confessato si crede debba esser mandati alle forche". E in effetti il 9 maggio 1586 arriva una condanna a morte: Fù mandato alle forche un genovese del Ponticelo per Sodomito, il quale fù impicato all'Archi, doppo brusato, era di età di 20 anni". [91] »
  • 26 aprile 1586. Palermo. "Fu impiccato e poscia bruciato G. Battista Inbrunetta autore di nefando".[85]
  • 17 giugno 1586. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Andrea li Sarti per delitto di nefando".[85]

11 luglio 1586. Palermo. "Fu impiccato e poscia bruciato Scipione di Nicolò per avere commesso il peccato del nefando con doj giovani sbarbati".[85]

23 dicembre 1586. Palermo. "Fu impiccato e poscia bruciato fuori città Aurelio Ciafaglione per haver commesso il nefando con un giovane sbarbato".[92]

  • 2 gennaro 1587. Palermo. "Fu impiccato Girolamo Incudina per haver fatto diversi furti, et homicidi et nefandi. Il corpo fu diviso in quattro quarti che vennero esposti sulle pubbliche strade".[93]
  • 19 .settembre 1587. Palermo. "Fu impiccato Pasquale Caparo per haver commesso il peccato di nefando con un figliolo".[93]
  • 7 gennaro 1588. Palermo. "Fu impiccato Giuseppe Magliocco' per nefando. Il cadavere fu bruciato".[93]
  • 1588. Bologna. "Francesco Carlini venne impiccato e poi bruciato, ma oltre che per sodomia fu condannato anche come ladro ed eretico". [94]
« Giustizia fatta fuori di P<orta> Ticinese, fu abbruggiato un Don Vincenzo Alteato Provinciale per Sodomia; Sotto l'Off.° del Sig.r Cap. di Giust.; Sepolto à S. Giovanni. [95] »
  • 1° febbraio 1590. Palermo. "Fu impiccato Giovanni Mazzone per atto nefando".[93]
  • 30 aprile 1590. Palermo. "Fu impiccato Biagio Lazzaria prosecuto per nefando crimine con diversi giovanetti sbarbati. Il cadavere fu bruciato".[93]
Francesco Sessa (1528-1604), protagonista di uno scandalo omosessuale nel 1598.
« In Piazza Maggiore viene esposto il cadavere dell'ebreo Allegro Orsini, giustiziato per "peccato nefando" e che tuttavia volle morire cristiano, facendosi battezzare prima dell'esecuzione, assumendo il nome di Paolo, caso di tale risonanza da essere registrato nel libro degli esempi di Giano Nicio Eritreo.[96] Stessa sorte ebbe il nobile Ottaviano Bargellini, secondo quanto riportato da Cesarina Casanova che informa: "Ottaviano Bargellini, di famiglia senatoria, e l'ebreo Paolo Orsini vennero decapitati" [per sodomia]. [97] »
  • 24 marzo 1593. Palermo. "Fu impiccato Antonino d'Assena che poscia fu bruciato perché autore di delitto nefando".[93]
  • 23 maggio 1593. Bologna. Il tribunale criminale emana, dopo un lungo processo, una sentenza che condanna all'impiccagione e al successivo rogo due sodomiti bolognesi. [98].
  • 24 novembre 1593. Palermo. "Fu impiccato Andria Badulato per delitto nefando".[93]
  • 1° giugno 1594. Palermo. "Fu impiccato Ioanni Costa per nefando crimine".[93]
  • 30 agosto 1594 . Palermo. "Impiccato e bruciato Leonardo Cortese."[93]
  • 22 aprile 1598. Palermo. "Fu strozzato e bruciato Mariano Pignataro da Palermo".[93]
  • 1598/99. Milano. Il grosso scandalo che coinvolge il nobile Francesco Sessa, membro del Senato (la massima autorità) di Milano, vede protagonisti di un braccio di ferro la nobilità di Milano, che vorrebbe insabbiare il processo, e il re di Spagna, che vorrebbe invece procedere senza guardare in faccia a nessuno. Lo scontro si conclude con la condanna al rogo di quattro partner di Sessa, il quale però alla fine riesce a scamparla. [99]
  • 18 gennaio 1599. Milano. Mario di Croce, coinvolto nel processo contro Francesco Sessa, è impiccato ed arso per sodomia. [100]
  • 3 aprile 1599. Milano. Gio. Batta Aricardi, tessitore, coinvolto nel processo contro Francesco Sessa, è impiccato ed arso per sodomia. [101]
  • 27 luglio 1599. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Paolo Ferrare, autore di nefando crimine".[93]
  • 13 agosto 1599. Palermo. "Fu impiccato Ausebio Bonhomo di Nicosia per nefando crimine; il suo cadavere fu bruciato nel Piano di S. Erasmo".[93]
  • 14 agosto 1599. Milano. Alessandro Cabiate, coinvolto nel processo contro Francesco Sessa, è impiccato ed arso per sodomia. [102]

Seicento

1600-1649

Il rogo di Domenico Ferrari detto "Cristonero", impiccato e arso il 21 marzo 1621 a Roma per sodomia e assassinio.
  • A Palermo, dal 1572 al 1664, (...) su 958 esecuzioni, 77 puniscono dei sodomiti.[103]
  • 22 marzo 1601. Palermo. "Fu strozzato a un palo e bruciato Petro Curchio, alias Haro, autore di delitto nefando".[104]
  • 12 settembre 1601. Palermo. "Nel Piano di S. Erasmo fu strozzato e poscia bruciato Domenico Galletti ".[105]
  • 28 settembre 1601. Palermo. "Fu impiccato e poscia bruciato Francesco Cappadona, autore di nefando crimine".[106]
  • 4 giugno 1602. Palermo. "Per sentenza della Udienza generale furono strozzati due maschi adulti colti in un convito amoroso: Petro Scudero ispano, soldato della Compagnia di D. Ernando di Gusman, e Mustafà Georgio, uno sc<hi>avo turco della Signora Duchessa di Maqueda autori di nefando crimine, cioè Georgio agente e detto Scudero patiente".[107]
  • 12 giugno 1602. Palermo. "Nel Piano della Marina fu strozzato e bruciato Francesco La Barbara".[108]
  • 27 agosto 1602. Firenze. "Bartolo di Bernabeo Aquilanti cittadino fiorentino fu impiccato per mezzano di sodomia"[109].
  • 20 giugno 1603. Palermo. "Fu impiccato per nefando crimine Minico la Sola da Partanna".[110]
  • 19 aprile 1606. Palermo. "Fu impiccato per nefando Paulu Simonetto".[111]
« Giustizia fatta alla Vetra: abbruggiato un Gio. Battista Pasquale Romano, da Camerino p. Sodomia, fu menato sopra un Asino, e fu condotto al Patibolo il Putto, col quale avea commesso l'errore, e poi rimandato all'Offizio del Sig.r Cap.° di Giustizia. [112] »
  • 1607. Bologna. In quella che Cesarina Casanova ha definito "Una recrudescenza delle sanzioni penali contro la sodomia <che> sembra verificarsi agli inizi del Seicento" Giovanni Maria Bonfiglioli viene impiccato e bruciato. Nel 1610-1614 ci sarebbero poi state altre quattro esecuzioni capitali per sodomia. [113]
  • 21 febbraio 1607. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Giovanni Garsè autore di delitto nefando".[114]
  • 26 marzo 1607. Palermo. "Fu impiccato Sebastiano (o Vespasiano) Spalletta, autore di reato nefando".[115]
  • 27 novembre 1607. Firenze. "Giuseppe di Tommaso" assieme ad "Antonio Longobardi da Castello a Mare fu impiccato, e abbruciato per sodomita"[116].
  • 15 marzo 1608. Palermo. In un'inversione clamorosa di ruoli, "Fu impiccato e poscia bruciato Rocco Febo per delitto nefando; era il boia di Palermo".[117]
  • 17 giugno 1608. Palermo. "Fu impiccato e bruciato perché autore di più nefandi Vincenzo d'Amico, alias "Bella di Sciacca".".[118] Si noti che questo colpevole non solo era un sodomita per così dire abituale, ma aveva un soprannome femminile.
  • 23 giugno 1608. Palermo. "Furono impiccati Andrea e Francesco lo Mossuto per avere ammazzato Bartolo Naselli e Giovanni Busacca per nefando". [119]
  • Maggio 1609. Roma. Un caso clamoroso: si scopre una banda di "ragazzi di vita" che avevano organizzato a Piazza Navona un giro di prostituzione, costringendo con la violenza fisica ragazzini senza fissa dimora a vendersi a loro vantaggio. Oltre a ciò praticavano il ricatto e il furto al danno dei clienti:
« d[et]to Carbonella, Giuliano e Rossino [Menico] di notte menavano per Piazza Navona li suddetti putti per farli ripigliare da genti che attendono al vitio della sodomia et quando erano in termini di nigotiare, loro si scuprivano e rubbavano cappotti e dinari a quelli che li volivano buggerare quelli putti. »
Il processo si concluse con la condanna a morte di Menico fu Federico di Lorenzi' e Giuliano Francesco di Proci, entrambi impiccati, mentre Antonio di Alessio fu rilasciato, e Giovanni Pietrangeli detto "il Rossino" e Fabio Giulio de Marchi detto "Il paggetto" furono frustati in quanto di tenera età. Un altro reo, "Carbonella" napoletano, fu processato in contumacia. [120]
  • 22 settembre 1609. Milano. Antonio Carcano, è impiccato ed arso per sodomia. [121]
  • 1610. Bologna. "Stessa sorte <essere impiccato e bruciato> tocca nel 1610 ad altri due uomini". [122]
  • 4 luglio 1610. Firenze. "Giovanni di Bernardo Pieri di Firenze fù impiccato, e abbrugiato per mariuolo, e sodomita adi 4 Luglio". [123]
  • 1 dicembre 1610. Palermo. "Furono impiccati Vincenzo d'Abbene alias Scannaserpi e Leonardo Rocco accusati di furto in campis et de nefando".[119]
  • 1610. Soriano. Vengono condannati a morte in contumacia Paolo di Francesco di Paolo, 20 anni, porcaro, e Agostino Graziani, 20 anni, contadino, per avere sodomizzato un certo Marco Antonio.[124]
« "Giustizia fatta su la Vetra, fu abbruggiato un Melchiore da Verè, detto il Franzosino, da Milano, Pollirolo del Verziere p. Sodomia; Sotto l'Off.° del Sig.r Podestà; fu sepolto in S. Giovanni". [125] »
  • 15 luglio 1611 - Firenze. "Giovanni Batta d'Antonio tessitore di drappi fù strangolato a un palo e poi abbrugiato per sodomia adi 15 Luglio". [126]
  • 3 marzo 1612. Palermo. Furono impiccati e bruciati Paolo Simonetta da Termini e Giuseppe Colomba da Castronovo perché nefandari".[119]
  • 5 marzo 1612. Palermo. Fu impiccato Roberto Mocario di Mezzoiuso autore di nefandi "commessi nella maggiore ecclesia della Terra di Mezzo Iuso con alcuni figlioli" ("fu affogato a un palo e poi mandato alla colonna di Spalletta per abbruciarsi"). [119]
  • 11 luglio 1612. Palermo. "Fu impiccato e bruciato per nefando Francesco Lo Re alias Picalupo". [119]
« Sabato sera. Un figlio d'un saponaro (il quale si trovava in carcere) nefandò un figliolo d'anni 5. E si provò il caso con averli fatto la reconoscienza il figliolo. E fatte le debite diligenze, e presi li testimoni, fu condannato a morte. Il lunedì mattino, convertito dalli padri del Collegio, fu appiccato e bruciato al solito.[119] »
  • 1613. Bologna. Paolo Zani è impiccato e bruciato per sodomia.[127]
« Sabato santo mattino. Nel Piano della Marina prima che sonassero le campane, S.E. de mandato fece far giustizia di un furnaro, che faceva pane nella casa d'Aiutamicristo, dove ci stava il presidente Rao; perché, essendo andato un piccolo di anni 8 in circa a pigliar foco il giovedì santo, esso l'aveva portato nella stufa del detto forno, e nefandato. Ed andando detto picciotto tutto insanguinato dove era la madre, essa subito fece pigliare il detto fornaro e portare davanti a S.E. il quale accettò il delitto. E di subito S.E. li diede il termino d'ore due, e comandò che fosse bruciato. Ed il detto sabato, senza Bianchi, confortato da' padri del Collegio fu appiccato e poi bruciato nel piano suddetto.[119] »
« "Fu impiccato N. N. (Si sconoscono le altre notizie, perché non si trovano nei Registri della Compagnia e perché manca il biglietto di giustizia. Però dal Diario della città di Palermo del Partita si rileva che N. N. sarebbe stato un gentiluomo di Castrogiovanni, il quale sarebbe stato invece graziato dal Vicerè, perché avrebbe pagata una certa somma per opere pie. Detto gentiluomo avrebbe commesso un delitto nefando)". [119] »
  • 16 luglio 1613. Palermo. "Fu impiccato Vito Anello per nefando crimine".[119]
  • 22 ottobre 1613. Palermo. "Nella strada di San Vincenzo fu impiccato Pietro Valenti per avere ferito nel loro domicilio Fancisca Storino ed il figlio Raffaele, il quale aveva deposto a suo carico per l'imputazione di nefando crimine". [128]
« "Si fece giustizia d'un montagnese per avere ucciso con una scopetta [schioppetto] Francisco Speciali, uno che non si volse [volle] lasciare nefandare. Uscì con li Bianchi [129] e dopo appiccato li fu levata la testa e messa ad un'asta alle forche, e il corpo fu portato ad abruciarsi al loco solito".[130] »
Da altra fonte sappiamo che si trattava di Francesco Fontana da Nicosia, e che aveva assassinato anche un magistrato di Nicosia, Nicolao di Baldo.
  • 1613/1615. Modena, Il boia di Modena, un certo Caviaro, è impiccato per sodomia. Assistito dai confortatori prima dell'esecuzione, si prende gioco delle loro esortazioni:
« Ha detto di belle cose in Conforteria, con domandare quanto è da Modona in Paradiso; quando i Capuzzini vi dissero che Cristo lo chiamava in Paradiso vi rispose chi ve lo aveva detto a lori, e simil altre cose[131]»
  • 1614. Amandola. Viene condannato a morte in contumacia Alfonso Manardi, 25 anni, figlio di possidenti, per sodomia commessa due anni prima con Giovanni Domenico Vardi, 13 anni, originario della Penna, vicino a Macerata. Il reato era stato commesso a Macerata, nel podere del padre della vittima.[132].
  • 1614. Bologna. Viene impiccato e bruciato un facchino bolognese, tale Giacomo Biavati. "Dopo questo episodio il reato scompare <a Bologna> tra quelli sanzionati con la morte; lo ritroviamo solo una volta nel 1686, quando viene punito con l'impiccagione". [133]
  • 17 febbraio 1614. Palermo. "Fu impiccato e poi bruciato Orlando Crispo, autore di delitto nefando".[130]
  • 30 ottobre 1614. Firenze. "Bartolomeo di Giovanni Carletti Musico fù impiccato adi 30 ottobre e poi abbrugiato per sodomita sino alla intera consumazione". [134]
  • 24 dicembre 1614. Milano. Gio. Batta Rovida, è impiccato ed arso per sodomia. [135]
  • 2 marzo 1615. Milano. Domenico facchino, detto Meneghino, è impiccato ed arso per sodomia. [136]
« Giustizia fatta su la Vetra, fu abbruggiato un Maurizio Lana, detto il Prè Strazzone, Figliuolo di Madonna Benedetta, per Sodomia, fu preso a Bergon in proprio fatto; Sotto l'Off.° del Sig.r Podestà; Sepolto à S. Gio<vanni>. [137] »
  • 5 dicembre 1615. Palermo. "Fu impiccato Vincenzo Specchio da Messina per havere amazzato un giovane sbarbato per non si voler lasciare nefandare".[130]
Giovan Battista Marino nel 1619 ca.
  • 1615 - Torino. Secondo un'osservazione fatta nel 1699 dal letterato franco-napoletano Antonio Bulifon (1649-1707?) un giovane provenzale, Avril o April, in questa data è condannato al rogo a Torino. Il suo amante, il poeta Giovan Battista Marino, fugge in Francia per evitare di essere coimputato:
« Appena[138] liberato dalla prigione, poco mancò di non rimanervi bruciato, come successe a un nobile giovinetto francese chiamato Aprile, ch'egli contro ogni legge perdutamente amava; onde per iscansare il colpo della giustizia, che dovea cadere anche sopra di lui, fece risoluzione di passare a Parigi[139]»
  • 14 gennaio 1616. Milano. Antonio Crotto bergamasco, è impiccato ed arso per sodomia. [140]
  • 5 maggio 1617. Palermo. "Fu impiccato Giovanne Corvo, prosecuto per nefando".[130]
  • 7 giugno 1618. Palermo. "Fu impiccato Paolo Marino, alias Pizo, per nefando".[130]
  • 12 aprile 1619. Palermo. "Fu impiccato Cola loanni Cassisi per delitto nefando".[130]
  • 21 gennaio 1620. Milano. Bruciato Orazio Visconti, per sodomia, e menarono tre ragazzi [suoi "complici"] a vederlo morire. [141]
«  Giulio di Giovanni Sorbi già Guardia de' Lioni fù strangolato in mezzo al Pratello a un palo adi 9 Luglio per sodomita, e abbruciato. [142] »
  • 10 dicembre 1622. Palermo. "Fu impiccato Giovanni Incardona per delitto di nefando".[130]
  • 7 dicembre 1623. Palermo. "Nel piano della Marina fu impiccato Francesco lo Guzzo per nefando". [130]
  • 19 dicembre 1623. Palermo. "Furono impiccati Francesco Garagazzo alias Cappellitto e Petro Costa, autori di delitto nefando. Il Garagazzo agente, il Costa patiente".[130]
  • 17 luglio 1627. Firenze - "Piero di Marsilio di Marradi, anni 34, fu impiccato per delitto muto". [143] La notizia è inserita, ma in data 21 ottobre 1627, nel registro dei giustiziati della Compagnia dei Neri: "Piero di Marsilio da Marradi fù strangolato al palo, e abbruciato adi 21 Ottobre per Sodomita". [144]. Curiosamente una terza data ancora viene fornita da Pasquale Penta in un suo scritto sulla pena di morte, nel quale ricorda che in data 27 luglio 1654 (!) "Pietro di Marsilio di Marradi di anni 40 e Angiolo di Ottavio Cappelli di anni 43 i detti furono impiccati, e abbruciati per sodomia, e fu grande spavento perché non si sentirono parlare". [145]
  • 19 agosto 1627. Milano. Giovanni Angelo Maggio, è impiccato ed arso per sodomia. [146]
  • 3 agosto 1628. Palermo. "Fu impiccato Antonio d'Aprile per delitto nefando".[130]
  • 26 agosto 1628. Palermo. "Fu impiccato Soliman moro [schiavo turco] per nefando crimine. Il cadavere fu bruciato".[130]
  • 1629. Roma. Domenico fu Mercurio detto "Cristonero", 21 anni, barcaiolo, è giustiziato per avere stuprato e fatto morire un piccolo vagabondo di 6/7 anni, Sebastiano.[147].
  • 14 maggio 1631. Palermo. "Fu impiccato Pietro l'Indovino alias D. Ramundo per peccato nefando. Il suo corpo fu bruciato".[130]
  • 17 aprile 1632. Palermo. "Fu impiccato Francesco Rotundo da Palermo, per nefando. Il suo cadavere fu bruciato".[130]
  • 12 ottobre 1633. Palermo. "Fu impiccato Vincenzo Dammacanale alias Muratore, per peccato di nefando. Il suo cadavere fu bruciato".[130]
  • 20 giugno 1634. Palermo. "Fu impiccato Francesco Turturici per nefando".[130]
  • 7 agosto 1634. Palermo. "Fu impiccato Lorenzo Bivona per nefando".[130]
  • 1634-1654. Milano. Il Registro de' giustiziati [148] cessa per questo periodo di indicare il motivo della condanna a morte, ma vi figurano diversi roghi che potrebbero riguardare sodomiti, come quelli di Bernardino ossolano da Rece (p. 208, 3/4/1634); del capitano Giulio Cesare Crivello (p. 209, 3/2/1635); di Giovanni Bordena (p. 218, 23/1/1644); di Ludovico Mazza, soldato (p. 219, 6/2/1645); di Alessandro di s. Ambrogio di Reggio e Gio. Batta Chieri della Riote, lorenese (p. 219, 9/6/1645). Non si può avere la certezza del reato perché al rogo venivano condannati anche gli eretici e gli ebrei convertiti che fossero tornati all'ebraismo.
  • 17 luglio 1638. Palermo. "Per sentenza del Grande Almirante fu impiccato Filippo Bonanno Xacca (= Sciacca) per nefando".[130]
  • 5 novembre 1640. Palermo. "Fu impiccato e bruciato Blasi Canizzo da Licodia".[130]
  • 3 novembre 1646. Palermo. "Fu impiccato Vincenzo Oddo per atto nefando".[130]

1650-1699

L'impiccagione di Lorenzo Antonelli, avvenuta a Roma il 22 giugno 1632 per aver sodomizzato una bimba di tre anni.
  • 22 luglio 1655. Milano. Nicolò Morello, ascolano, è impiccato ed arso per sodomia. [149]
  • 13 agosto 1657. Milano. Tommaso Bigatto, di Novate, maestro, è strascinato a coda di cavallo fino alla piazza della Vetra e poi arso per sodomia. Dall'efferatezza della punizione si deduce che dovesse essere colpevole di qualcosa di peggio del semplice reato di sodomia. [150]
  • 22 agosto 1660. Firenze. "Francesco di Vincenzo di Sommarano, villa di Viterbo, fu fattogli la testa <decapitato>; andò sul carro e poi sull'asino, per sodomita"[151].
  • 6 febbraio 1662. Milano. Bernardino Restello è impiccato ed arso per sodomia. [152]
  • 20 novembre 1664. Milano. Un giovane dell'età di diciotto anni, reo confesso di sodomia attiva, fu bruciato, e il passivo, di nove anni, fu duramente frustato. [153]
  • 20 dicembre 1664. Milano. Giuseppe Colombo è impiccato ed arso per sodomia. [154]
  • 1667. Venezia. "Alessandro Borromeo da Padova decapitato, ed abbruciato per sodomia".[155]
  • 1668. Napoli. Giuseppe Lopez, condotto al patibolo per sodomia, confessa per "discarico di coscienza" di avere falsamente imputato Nicola Fanfano, da lui accusato sotto tortura "per paura de’ tormenti". Ciò non evitò però al Fanfano di subire il medesimo destino.[156]
  • 17 maggio 1673. Milano. "Un sodomita di ventidue anni", reo di stupro ripetuto su due bambini di otto anni, viene condannato alla "pena ordinaria" (cioè la morte e il rogo). [157]
  • 28 luglio 1679. Milano. Lorenzo Parosio, di Leffe Bergamasco, viene impiccato e bruciato per sodomia attiva e passiva con due ragazzi (Antonio Bernardino Spigarola e Alessandro Fedeli) e per "scritture" nefande in materia di sodomia, bruciate assieme a lui. I ragazzi sono condannati a remare per dieci anni nelle galere. [158]

Del caso trattò Gabriele Verri:

« Un bergamasco reo di sodomia confessava solo di aver dormito con fanciulli e per il resto negava; contro di lui c'era la deposizione di tre ragazzi, che di fronte a lui avevano sostenuto il delitto; c'erano anche molti scritti, ritrovati presso il colpevole, che trattavano di questo argomento.

Stante la relazione del Magnifico Commendatore Siccoborella, il Senato decretò il 27 luglio 1679 che il bergamasco fosse bruciato, che i ragazzi dovessero essere presenti all'esecuzione della pena, dopo di che i due dell'età di sedici anni dovessero essere condannati a remare nelle galere per dieci anni, mentre l'altro, di undici anni, fosse frustato nelle carceri e riconsegnato a sua madre.[159] »

  • 1686. Bologna. Un sodomita viene punito con l'impiccagione. [160]
  • 22 aprile 1692. Milano. Si procede contro Giacomo Redaello detto "il Marangone", reo del crimine di sodomia, ed altri complici. Il Senato di Milano decretò il giorno 22 aprile 1692 che
« detto sodomita, condannato a morte, fosse torturato più duramente degli altri, e dei complici, e poi considerato come reo confesso e confermato, per quello che riguarda sia gli accusati sia persone ancora da accusare, e fosse condotto al luogo consueto del supplizio, e qui, dopo averlo strozzato col cappio, fosse bruciato col fuoco; che gli altri complici detenuti fossero invece frustati a sangue tra le mura del carcere, e poi esiliati da tutto questo Dominio sotto la pena delle galere, a giudizio esclusivo del Senato [161] »

Settecento

Il processo di massa dei sodomiti in Olanda nel 1730-31.
« Un reo confesso di sodomia passiva e continuata per lungo tempo col proprio padrone, poi da lui ucciso con "omicidio proditorio commesso con successiva robbaria...", colpevole insieme di "delazione di armi dell'una e dell'altra sorte", veniva condannato ad essere "appiccato nel luogo solito et indi ad essergli tagliata la testa et esposta nella strada pubblica vicino a Boschi di Longhignana".[162] »
  • 1724. Venezia. "Antonio Fontana, da Verona, decapitato, ed abbruciato per sodomia e ladro sacrilego". [163]
  • 15 febbraio 1727. Milano. Donato Brambilla detto "il Spazzadino", di professione "ballottino", di Lomagna Monte di Brianza, viene impiccato ed arso per sodomia commessa col garzone Rocco Ajroldo, che per parte sua è condannato alla galera. [164]
  • 30 luglio 1727. Modena. Nonostante il suo palese squilibrio mentale è impiccato in questo giorno Vincenzo Pelliciari, condannato dall'Inquisizione e consegnato al Braccio secolare, per essersi vantato pubblicamente di avere sposato il diavolo, e di essersi fatto sodomizzare con regolarità da lui, oltre a varie proposizioni ereticali e bestemmie[165].
  • 1727. Bologna. L'impiccagione "(ed è l'ultima volta nell'elenco delle condanne che arriva fino alla fine del Settecento) viene irrogata a Pellegrino Torri nel 1727. Accanto al suo nome è annotato: «tagliarono il naso e cavarono gli occhi all'ucciso perché non fosse riconosciuto». La sodomia sembra essere diventata un reato nei confronti del quale era meglio usare la massima discrezione possibile anche quando veniva perseguito. Ne abbiamo dei riscontri in processi conclusisi con pene molto lievi per molestie o violenza sessuale su bambini". [166]


  • 28 maggio 1736. Alessandria. La sentenza per sodomia contro Giovanni Antonio Cremis, residente a Felizzano, prevede: "Impiccagione pubblica, il cadavere bruciato e pagamento delle spese". Il suo partner, il quindicenne Giovanni Stefano Barnaba Mordea, di Asti, è condannato al "Servizio come rematore sulle navi regie per 5 anni e pagamento delle spese"[167].
  • 12 settembre 1736. Roma. Sul ponte di Sant'Angelo "fu impiccato un giovane di 28 anni, «barcarolo della barchetta a S. Giovanni de' Fiorentini, per il vizio nefando»".[168]
  • 20 settembre 1737. Torino. Pietro Giovanni Tarabuso, residente a Crescentino, contumace, è condannato a morte per avere il giorno 22 settembre 1735 commesso il reato di sodomia con il fanciullo Carlo Giovanni Brusotto, di 6 anni. La condanna prevede: "Confisca dei beni, impiccagione pubblica, il cadavere bruciato, dichiarato esposto alla pubblica vendetta come nemico della patria e dello Stato, indennizzo del danneggiato, pagamento delle spese e tutte le pene previste dalle Regie Costituzioni contro i banditi di primo catalogo"[169].
  • 18 aprile 1747. Milano. Costantino Brasca, detto "il Braschino", viene decapitato per aver stuprato e ucciso Gaspare Rejna. [170]
  • 21 ottobre 1747. Firenze. "Giuseppe del già Domenico Rossi fù impiccato e poi abbruciato adi 21 Ottobre per sodomita". [171]
  • 15 maggio 1748. Venezia. — "Vogliono che il chierico Bernardo Gabrieli ritenuto (detenuto) sia, domani mattina - sarà li 16 corrente - all'ora solita condotto fra le due colonne di s. Marco dove sopra un conveniente solaro [palco] gli sia per man del ministro di giustitia (boia) tagliata la testa, sicché si separi dal busto, e muoia». [172]
  • 1749. Venezia. "Andrea Brazzoi, o Brasola, Mantovano, decapitato ed abbruciato per sodomia". [173]
Rogo di sodomita in Olanda (1730).
  • 15 giugno 1751. Torino. Viene condannato in contumacia il "ciarlatano" Tomaso Toscano, nato a Martino nel Regno di Napoli, imputato fin dal 22 ottobre 1737 di aver commesso sodomia ai danni di bambini mendicanti nel marzo-novembre 1736. la sentenza prevede: "Confisca dei beni, impiccagione pubblica, il cadavere bruciato, dichiarato esposto alla pubblica vendetta come nemico della patria e dello Stato, pagamento delle spese e tutte le pene previste dalle Regie Costituzioni contro i banditi di primo catalogo"[174].
« Sovra Relazione dell'Egregio Signor Dottor Collegiato Don Cesare Lampugnani, Giudice al Segno del Gallo, è stato questa mattina dal Senato Eccellentissimo condannato per titolo nefando Bartolomeo Luisetti, figlio del quondam Antonio, della Villa Albese, Pieve d'Incino, di questo ducato, ad essere condotto alla Piazza detta del Brolo, nanti [di fronte a] S. Stefano di questa città, ed ivi primieramente soffocato, ed in appresso abbruciato. [175] »

La sentenza risulta eseguita il 12 aprile:

« 1764. 12 aprile. Bartolomeo Luisetti [...] è stato [...] soffoccato ed abbrugiato per titolo nefando di sodomia.[176] »

Il caso suscitò l'indignazione dell'intellettuale illuminista Pietro Verri, che annotò: "L'anno 1764 un Pederasta fu in Milano gettato nelle fiamme per sentenza de' nostri dottori" [177] e "Certo Bartolomeo Luisetti, uomo che non aveva mai in vita sua commesso misfatto, fu strozzato e poi bruciato come sodomita per sentenza del Senato".[178]

  • 12 novembre 1782. Palermo. L'ultima vittima (nota al momento) di una esecuzione capitale per sodomia (e omicidio) in Italia è, paradossalmente, un innocente:
« Fuori Porta San Giorgio fu impiccato per sentenza della R.G.C. [Regia Gran Corte] Gaspare Vitrano, alias Mosca, autore di pubblici e orribili delitti. Fu portato al supplizio legato sopra una tavola e trascinato a coda di cavallo. Il suo cadavere fu chiuso in un sacco di pece e bruciato, le sue ceneri furono sepolte a San Bartolomeo. (...)

Quella punizione risultò ingiusta, perché sei anni dopo veniva scagionato dall'accusa di nefando. Sul diario del Villabianca c'è il seguente resoconto:
"Però è da notare che il detto Mosca, stato giustiziato per nefando e omicidio di un ragazzo a dieci anni, dopo sei anni dalla sua morte fu dichiarato innocente di tal delitto per confessione poi fatta in articolo mortis da un soldato morto in Napoli nel 1788, come si ebbe per autentiche lettere venute in Palermo fra il novembre di detto anno. Per la qual (...) ragione quell'infelice sul cammino che faceva mentre andava al patibolo e anche nel punto di essere strangolato dal boia, aveva protestato di morire innocente. [179] »

  • (1783. L'ultima esecuzione capitale in Francia nota al momento. Il condannato, Jacques François Paschal, aveva però anche accoltellato il suo partner).[180]
  • (30 novembre 1786. Pietro Leopoldo I di Toscana è il primo sovrano europeo ad abolire la pena di morte, ivi inclusa ovviamente quella per sodomia).

Ottocento

« Ieri l'altro fu arrestato un prete genovese di cognome Abbo, abitante nella via del Seminario, nell'atto che andava alle sepolture il cadavere (da lui stesso rinchiuso nella cassa) di un ragazzo di 8 o 10 anni suo nipote, che conviveva con lui e sul quale si sono riconosciute le tracce evidenti delle più orribili sevizie, di cui tutti i coinquilini e vicini erano informati, e che pare sicuramente siano state compite con la morte. Il prete è stato tradotto in Castel S. Angelo in mezzo alla universale esecrazione[182]»

Il caso si concluse il 4 ottobre 1843 con la decapitazione all'interno di Castel Sant'Angelo del reo, per aver stuprato e strangolato il bambino[183]. Il caso fu drammatizzato nel 1891 nell'opera anticlericale Mastro Titta, il boia di Roma, il cui autore, avendo letto male la notizia secondo cui la vittima era "nipote carnale" dell'assassino, ne fece un... "nipote Cardinale"[184].

  • (1861. L'Inghilterra e il Galles e il Canada aboliscono la pena dell'impiccagione per i sodomiti[185]).
  • (1866. La Danimarca abolisce la pena di morte per i sodomiti. L'ultima sua applicazione nota risaliva al 1751.[186]).
  • (1889. La Scozia abolisce la pena di morte per i sodomiti.[187]).

Note

  1. Paulus Hungarus, Rationes penitentiae compositae a fratribus predicatorum. In: Bibliotheca Casiniensis, Tip. di Monte Cassino, Monte Cassino 1880, vol. IV, pars 2, pp. 191-215.
  2. Michael Rocke, Forbidden friendships. Homosexuality and male culture in Renaissance Florence, Oxford university press, Oxford 1996, p. 47.
  3. Alfredo Schiaffini (cur.), Testi fiorentini del Dugento e dei primi del Trecento, Sansoni, Firenze 1926, p. 139.
  4. Caso citato da: Fabien Faugeron, L'art du compromis politique: Venise au lendemain de de la conjuration Tiepolo-Querini (1310), "Journal des savants", 2004, n. 2, pp. 357-421, a p. 368.
  5. ASV, "Signori di Notte al Criminal", Registro 6, cc. 4v-5v: cfr. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 183-184; Romano Canosa, Storia di una grande paura, pp. 92-93.
  6. Michael Rocke, Forbidden friendships. Homosexuality and male culture in Renaissance Florence, Oxford university press, Oxford 1996, p. 26. Cfr. anche le pp. 24-26, 34 e 260, note 18 e 25.
  7. Archivio di Stato di Venezia, Avogadri, Raspe, Reg. 3642, c. 136r (1349). Ruggiero, Guido, I confini dell'eros crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 204.
  8. Archivio di Stato di Venezia, Signori di Notte al criminal, Processi, Reg. 6 f 64r (1354). Carlo Marcandalli e Giovanni Dall'Orto, Arsi finché morte ne segua, "Lotta Continua", 10 aprile 1982, pp. 11-13 (con traduzione del processo); Guido Ruggiero, I confini dell'eros: crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 225-226. Cinemagay.it ha ripubblicato online la sola traduzione dell'interrogatorio.
  9. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 7, cc. 21v-23r (1357); Carlo Marcandalli e Giovanni Dall'Orto, Arsi finché morte ne segua, "Lotta Continua", 10 aprile 1982, pp. 11-13 (con traduzione del processo); Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 192-193. (Sempre a p. 193 accenna ad un caso fra due marinai, ma non parla di rogo); Canosa, Storia, p. 93-94.
  10. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 7, c. 79v (1357); Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 208.
  11. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 8, cc. 55r-v.
  12. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, registro 8, carte 81v-82r. Cfr. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 193-194; Romano Canosa, Storia di una grande paura. La sodomia a Firenze e a Venezia nel Quattrocento, Feltrinelli, Milano 1991, p. 94. Il testo del processo è inedito.
  13. Giovanni Sercambi, Croniche, Istituto storico italiano (Tipografia Giusti, Lucca), 1892, pp. 158-159.
  14. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, c. 26v.
  15. ASV, Signori di Notte al criminal, registro 12, carte 48r-v. Cfr. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 227. Il testo del processo è inedito.
  16. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, cc. 59r-v. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 227.
  17. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, cc. 65r-v.
  18. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, c. 68v-70v. Cfr. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 227.
  19. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, c. 70v; cfr. Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 227.
  20. ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 12, cc. 74v-75r.
  21. L'elenco dei nomi in: ASV (Archivio di Stato di Venezia), Consiglio dei Dieci, Miste, reg. VIII, f. 135v: Nobili: Secondo Zanchini, Bianco Marcello, Donato Marcello, Andrea Marcello, Sander Loredan, Marino Alberto, Zanino Zane, Geronimo da Molin, Antonio Mauro, Giovani Bolani, Andrea de Rippa, Dario Michael, Stefano Cappello, Clario Contarini (che dichiara falsamente di essere un religioso e quindi non processabile dai tribunali laici); non nobili: Marco Polo, Nicolò de Vanni, Franceschin Trevixan, Paolo recamator, Filipo Bechi di Firenze, Piero Nicoli di Firenze, Victor Boldu, Lorenzo di Sant'Angelo, Bernardo della Bella dall'Armenia, Pietro de Bartolomeo, Pasqualino Vercellin, Piero barbiere, Cristoforo drappiere, Nicoleto dale Bocholo, Antonio de Andrea, Giacomo Barberio, Stefano Rosso e Bertuccio dela Seda.
  22. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  23. Nell'originale il brano è citato in latino, lo si è tradotto per comodità. Citazione tratta da: Ottavio Mazzoni-Toselli, Dizionario gallo-italico, s.n.t., [ma 1833], Vol. 2, pp. 1445-46.
  24. I catturati furono arsi, gli altri, scappati, banditi in perpetuo. (ASV, Dieci, Miste, Registro X, 44r (1422) e 56r (1423); Guido Ruggiero, I confini dell'Eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 229-230; Romano Canosa, Storia di una grande paura, pp. 104-105.
  25. "Nel 1° Dicembre 1423 leggesi nel L. S. «Franciscus de Mancinis doct. legum fuit decapitatus cum Antonio de Micileto suo famulo in platea com. bon.». La causa è forse per sodomia (V. Registro dei giustiziati, Arch. di Stato di Bologna)". Così N. Rodolico, Siciliani nello Studio di Bologna nel medioevo, "Archivio storico siciliano", XX 1895, pp. 89-225, a p. 161.
  26. Citato in: Franco Mormando, The preacher's demons, University of Chicago press, Chicago & London 1999, p. 138
  27. Gene Brucker, Firenze nel rinascimento, La Nuova Italia, Firenze 1980, p. 361.
  28. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 42.
  29. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46; anche in: Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 45.
  30. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  31. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 46.
  32. Archivio di Stato di Venezia, Dieci, Miste, Reg. 16, cc. 164v-167v (1464). Ruggiero, Guido, I confini dell'eros: crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, pp. 194 -195.
  33. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46; anche in: Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 50.
  34. Giovanni Dall'Orto, Voce Giulio Pomponio-Leto, in: Who's who in gay and lesbian history (a cura di Robert Aldrich e Garry Wotherspoon), Routledge, New York 2000, vol. 1.
  35. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  36. Ruggiero, Guido, I confini dell'eros: crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 202.
  37. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 57. Stefano Sieni, in: La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46, riporta un testo leggermente diverso: Benino della Stefana fù arso in sù la Piazza di S. Ambrogio per avere usato con la Figliola, e sodomito adi 31 detto [agosto].
  38. Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, Canepa, Genova 1854, vol. 2, p. 533.
  39. M. Brusegan, A. Scarsella, M. Vittoria, 'Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Venezia, Newton Compton 2000.
  40. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 58, ha un testo lievemente diverso: "Andrea di Roma, cordaio, sodomita con fanciullo che se ne morì. Decapitato pel Bargello. Sepolto in detto luogo".
  41. Del suo caso parla in dettaglio Giuseppe Tassini in: Alcune delle più clamorose condanne capitali eseguite in Venezia sotto la Repubblica [1892], Filippi, Venezia 1970, pp. 91-94.
  42. Giuseppe Tassini, Alcune delle più clamorose condanne capitali eseguite in Venezia sotto la Repubblica [1892], Filippi, Venezia 2009, p. 192.
  43. Anonimo, Diario ferrarese, R.I.S., tomo XXIV, parte VII, Zanichelli, Bologna 1928-1933, pp. 199.
  44. Lauro Martines (cur.) Violence and civil disorder in Italian cities, Berkeley 1972, p. 120.
  45. Anonimo, Diario ferrarese, R.I.S., tomo XXIV, parte VII, Zanichelli, Bologna 1928-1933, p. 200.
  46. Guido Nathan Zazzu, Prostituzione e moralità pubblica nella Genova del '400, "Studi genuensi / Istituto internazionale di studi liguri, Sezione di Genova", Nuova serie, n. 5, 1987, pp. 45-68 a p. 61.
  47. Johannes Burkhardt (ca. 1450-1506), Liber notarum ab anno 1483 ad annum 1506, in: Rerum italicarum scriptores, Lapi, Città di Castello 1910-1913, tomo XXIII, pars I, vol. 2, p. 489.
  48. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 77.
  49. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  50. Lettera di Tedaldo Della Casa in: Paola Barocchi, Kathleen Loach Bramanti e Renzo Ristori (a cura di), Il carteggio indiretto di Michelangelo, vol. 1, Spes, Firenze 1988, pp. 218-219).
  51. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 83.
  52. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  53. M. Brusegan, A. Scarsella, M. Vittoria, 'Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Venezia, Newton Compton 2000. Del suo caso parla in dettaglio Giuseppe Tassini in: Alcune delle più clamorose condanne capitali eseguite in Venezia sotto la Repubblica [1892], Filippi, Venezia 1970, pp. 162-163.
  54. Vincenzo Bellondi, Documenti e aneddoti di storia veneziana (810-1854), Seeber, Firenze 1902, p. 315
  55. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  56. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, pp. 92-93.
  57. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  58. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  59. Giovanni Delfino, Dei martirii e del pene: il caso Bonfadio, "Sodoma", n. 1, autunno-inverno 1984, pp. 81-92.
  60. Giovanni Dall'Orto, Adora più presto un bel putto, che Domendio. Il processo a un libertino omosessuale: Francesco Calcagno (1550), "Sodoma", 5, 1993, pp. 43-55.
  61. Pasquale Penta, Pagine retrospettive. La pena di morte a Firenze dal 1328 al 1759, in "Rivista mensile di psichiatria forense, antropologia criminale e scienze affini", anno VI, Stab. Tip. Cav. A. Tocco, Napoli, 1903, p.7.
  62. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 94.
  63. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 94.
  64. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 46.
  65. Agostino Lapini (1515-1592), Diario fiorentino, Sansoni, Firenze 1900, p. 255.
  66. Vincenzo Bellondi, Documenti e aneddoti di storia veneziana (810-1854), Seeber, Firenze 1902, p. 194.
  67. Vincenzo Bellondi, Documenti e aneddoti di storia veneziana (810-1854), Seeber, Firenze 1902, p. 193.
  68. Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 448; Di Bella, Franco, Storia della tortura, Sugar Editore, Milano 1961, p. 215. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 95
  69. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 96.
  70. Fabio Mutinelli (a cura di), Storia arcana ed aneddotica d'Italia raccontata dai veneti ambasciatori, Naratovich, Venezia 1855 (vol. 1), p. 50.
  71. 71,00 71,01 71,02 71,03 71,04 71,05 71,06 71,07 71,08 71,09 71,10 71,11 71,12 Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 183.
  72. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  73. Vincenzo Bellondi, Documenti e aneddoti di storia veneziana (810-1854), Seeber, Firenze 1902, p. 202.
  74. Avvisi di Roma, citato da Ludwig Pastor, Storia dei papi, Desclée, Roma 1924, vol. VIII, p. 611.
  75. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  76. Richard Sherr, A canon, a choirboy, and homosexuality in late sixteenth-century Italy: a case study, "Journal of homosexuality", XXI 1991(3), pp. 1-22.
  77. Il caso è citato in: Richard Sherr, A canon, a choirboy, and homosexuality in late sixteenth-century Italy: a case study, "Journal of homosexuality", XXI 1991(3), pp. 1-22.
  78. Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452 e Di Bella, Franco, Storia della tortura, Sugar Editore, Milano 1961, p. 215. Anche nel: Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 104.
  79. Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452. Anche nel: Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 105.
  80. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 109.
  81. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 107.
  82. Ibidem.
  83. Fabio Mutinelli (a cura di), Storia arcana ed aneddotica d'Italia raccontata dai veneti ambasciatori, Naratovich, Venezia 1855 (vol. 1), p. 121.
  84. Giuseppe Marcocci, Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo Cinquecento, "Quaderni storici", XLV 2010, pp. 107-138, a p. 131.
  85. 85,00 85,01 85,02 85,03 85,04 85,05 85,06 85,07 85,08 85,09 85,10 85,11 85,12 85,13 85,14 85,15 Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 184.
  86. Ivi.
  87. ASV, CdX al Criminal, registro XIII, foll. 4v-6r, citato in: Nicholas Davidson, Sodomy in early modern Venice, in: Tom Betteridge (cur.), Sodomy in early modern Europe, Manchester university press, Manchester & New York, 2002, pp. 75 e 81.
  88. Inventione di Giulio Pallavicino di scriver tutte le cose accadute alli tempi suoi [1583-1589], a cura di Edoardo Grendi, Sagep, Genova 1975, p. 19.
  89. "Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452. Anche nel: Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 119.
  90. Inventione di Giulio Pallavicino di scriver tutte le cose accadute alli tempi suoi [1583-1589], a cura di Edoardo Grendi, Sagep, Genova 1975, p. 77.
  91. Inventione di Giulio Pallavicino di scriver tutte le cose accadute alli tempi suoi [1583-1589], a cura di Edoardo Grendi, Sagep, Genova 1975, p. 113 e 123.
  92. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, pp. 184-185.
  93. 93,00 93,01 93,02 93,03 93,04 93,05 93,06 93,07 93,08 93,09 93,10 93,11 Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 185.
  94. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  95. "Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452. Anche nel: Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 126.
  96. Alberto Natale, La piazza delle crudeltà e delle meraviglie. Giulio Cesare Croce e la letteratura del 'sensazionale' e del 'prodigioso', in: La festa del mondo rovesciato. Giulio Cesare Croce e il carnevalesco, a cura di Elide Casali e Bruno Capaci, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 177-195. L'opera citata sono gli Exempla, virtutum et vitiorum di Giovan Vittorio Rossi (Ianus Nicius Erythraeus), Esempio LXV.
  97. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  98. Ugo Zuccarello, La sodomia al tribunale bolognese del Torrone tra XVI e XVII secolo, in "Società e Storia", n. 87 Gennaio Marzo 2000, Franco Angeli, Milano 2000, p. 37 e p. 44.
  99. Della vicenda tratta in dettaglio Romano Canosa in: La vita quotidiana a Milano in età spagnola, Longanesi, Milano 1996, alle pp. 160-170 e in Storia di Milano nell'età di Filippo II, Sapere, Milano 2000, alle pp. 143-151.
  100. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 142.
  101. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 142.
  102. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 144.
  103. Nicola Pizzolato, Lo diavolo mi ingannao. La sodomia nelle campagne siciliane (1572-1664), "Quaderni storici" n. 122, XLI 2006, pp. 449-480, p. 451.
  104. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  105. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  106. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  107. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  108. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  109. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 120.
  110. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  111. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  112. "Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 453. Anche in: Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 157
  113. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  114. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  115. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  116. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 121.
  117. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  118. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 186.
  119. 119,0 119,1 119,2 119,3 119,4 119,5 119,6 119,7 119,8 Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 187.
  120. Sul caso vedi: Marina Baldassari, Bande giovanili e "vizio nefando", Viella, Roma 2005, pp. 56-58.
  121. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), pp. 162-163.
  122. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  123. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47.
  124. Marina Baldassari, Bande giovanili e "vizio nefando", Viella, Roma 2005, p. 150.
  125. "Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452. Anche nel Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 166.
  126. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47.
  127. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  128. Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, pp. 187-188.
  129. "Ebbe assistenza spirituale dalla Confraternita dei Bianchi"
  130. 130,00 130,01 130,02 130,03 130,04 130,05 130,06 130,07 130,08 130,09 130,10 130,11 130,12 130,13 130,14 130,15 130,16 130,17 130,18 130,19 Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine, Maroda, Trapani 2003, p. 188.
  131. Kalak, Matteo al & Marta Lucchi, Oltre il patibolo. I fratelli della Morte di Modena tra giustizia e perdono, Bulzoni, Roma 2009, p. 82.
  132. Marina Baldassari, Bande giovanili e "vizio nefando", Viella, Roma 2005, p. 153.
  133. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  134. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47.
  135. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 172.
  136. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 173.
  137. "Matteo Benvenuti, Come facevasi giustizia nello stato di Milano dall'anno 1471 al 1763, "Archivio storico Lombardo", IX 1882, pp. 442-482, a p. 452. Citato anche nel Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), pp. 173-174.
  138. In realtà la liberazione risale al 1612, la partenza al 1615.
  139. Antonio Bulifon, citato in: Giornali di Napoli dal 1547 al 1706 (a cura di N. Cortese), Società napoletana di storia patria, Napoli 1932, I, pp. 130-131.
  140. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 174.
  141. Cesare Cantù, Beccaria e il diritto penale, Barbèra, Firenze 1862m, p. 320. Anche nel Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 181.
  142. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47.
  143. Giuseppe Rondoni, Ancora "I giustiziati", "Archivio storico italiano", XXX 1902, p. 386.
  144. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47; la stessa notizia in: Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 126.
  145. Pasquale Penta, Pagine retrospettive. La pena di morte a Firenze dal 1328 al 1759, in "Rivista mensile di psichiatria forense, antropologia criminale e scienze affini", anno VI, Stab. Tip. Cav. A. Tocco, Napoli, 1903, p. 13.
  146. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 196.
  147. Marina Baldassari, Bande giovanili e "vizio nefando", Viella, Roma 2005, p. 158.
  148. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149).
  149. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 237.
  150. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 241.
  151. Roberto Ciabani, Torturati impiccati squartati. La pena capitale a Firenze dal 1423 al 1759, Bonechi, Firenze 1994, p. 139.
  152. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 248.
  153. Constitutiones Dominii Mediolanesis decretis et senatus-consultis, commentate da Gabriele Verri, Malatesta, Milano 1747, pp. 121-122.
  154. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 252.
  155. Gigio Zanon, Condanne capitali, elenco online sul sito Venessia.com.
  156. Adriano Prosperi, L'abiura dell'eretico e la conversione del criminale. Prime linee di ricerca, "Quaderni storici", XLII 2007 (3), pp. 719-730, p. 736. Da: Archivio Arcivescovile di Napoli, Compagnia dei Bianchi, Diario, ms. 328, s.i.p.
  157. Constitutiones Dominii Mediolanesis decretis et senatus-consultis, commentate da Pietro Verri, Malatesta, Milano 1747, pp. 121-122.
  158. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), pp. 267-268.
  159. Constitutiones Dominii Mediolanesis decretis et senatus-consultis, commentate da Pietro Verri, Malatesta, Milano 1747, pp. 121-122.
  160. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", n. 2.
  161. Constitutiones Dominii Mediolanesis decretis et senatus-consultis, commentate da Pietro Verri, Malatesta, Milano 1747, pp. 121-122. Il nome si ricava dal Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 281, che da parte sua non riporta il motivo della sentenza.
  162. Giustizie, ossia sentenze capitali eseguite in Milano dal 1471 al 1783, Biblioteca ambrosiana di Milano, ms. B. 270 suss., 2, folio 66r. Citazione da: Maria Gigliola di Renzo Villata, Storie d'ordinaria e straordinaria delinquenza nella Lombardia settecentesca, "Acta Histriae", XV 2007, pp. 521-564, a p. 539.
  163. Gigio Zanon, Condanne capitali, elenco online sul sito Venessia.com.
  164. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), pp. 363-364.
  165. Kalak, Matteo al & Marta Lucchi, Oltre il patibolo. I fratelli della Morte di Modena tra giustizia e perdono, Bulzoni, Roma 2009, pp. 73-77.
  166. Cesarina Casanova, L'amministrazione della giustizia a Bologna nell'età moderna, "Dimensioni e problemi della ricerca storica", II 2004, pp. 267-292.
  167. I dati dal sito dell'Archivio di Stato di Torino, Archivio del Senato, Volume 18 - collocazione 522, a carta 1066. Online qui.
  168. Angela Groppi, Forche e fuochi d'artificio in piazza di Ponte S. Angelo, "Corriere della Sera", 19 giugno 2005.
  169. I dati dal sito dell'Archivio di Stato di Torino: Archivio del Senato, Volume 19 - collocazione fisica: 513, a carta 1053. Online qui.
  170. Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 521.
  171. Stefano Sieni, La sporca storia di Firenze, Le lettere, Firenze 2002 e 2009, p. 47.
  172. Vincenzo Bellondi, Documenti e aneddoti di storia veneziana (810-1854), Seeber, Firenze 1902, p. 193.
  173. Gigio Zanon, Condanne capitali, elenco online sul sito Venessia.com.
  174. I dati dal sito dell'Archivio di Stato di Torino, Archivio del Senato, Volume 38 - collocazione: 429, a carta 708v. Online qui.
  175. Citato (senza fonte) in: Maria Gigliola di Renzo Villata, Storie d'ordinaria e straordinaria delinquenza nella Lombardia settecentesca, "Acta Histriae", XV 2007, pp. 521-564, a p. 539.
  176. Anonimo, Catalogo de' Giustiziati nella Città e Stato di Milano dall'anno 1471 inchiusivamente in avanti cioè fino all'anno 1783, Biblioteca ambrosiana, Milano, ms. G. 127 suss, fol. 120. Citato in: Maria Gigliola di Renzo Villata, Storie d'ordinaria e straordinaria delinquenza nella Lombardia settecentesca, "Acta Histriae", XV 2007, pp. 521-564, a p. 540. La notizia anche nel Registro de' giustiziati della società (congregazione) di s. Giovanni Decollato detta de' Bianchi (1471-1760), manoscritto. Biblioteca di Brera, Sala Manzoniana (segn. Morbio 149), p. 702, ma senza il motivo della condanna.
  177. Maria Gigliola di Renzo Villata, Op. cit., p. 539.
  178. Ivi.
  179. "Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine. Storia della morale, della fede e dell'eros nella Sicilia del Settecento, Maroda, Trapani 2003, p. 190.
  180. Jeffrey Merrick, "Brutal passion" and "depraved taste": the case of Jacques-François Pascal, "Journal of homosexuality", XLI 2001 (3-4), pp. 85-103.
  181. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 31. Un foglio volante sull'esecuzione è online qui.
  182. Agostino Chigi, Diario del Principe Don Agostino Chigi dal 1830 al 1855, Stabilimento tipografico Filelfo, Tolentino 1906, p. 156, Lunedì 30 maggio 1842.
  183. Ibidem, p. 164.
  184. Anonimo, [Mastro Titta, il boia di Roma. Memorie di un carnefice scritte da lui stesso, Tip. Edoardo Perino, Roma 1891, capp. 86-87.
  185. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 31.
  186. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 242.
  187. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 31.

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Voci correlate

Bibliografia

Sull'Italia

  • Marina Baldassari, Processo e sentenza degli orrendi misfatti del sacerdote Domenico Abbo: perizia medica e dinamiche processuali intorno ad un episodio giudiziario (1842-1843), "Storia e letteratura", XLI 2012, pp. 71-131.
  • Romano Canosa, La vita quotidiana a Milano in età spagnola, Longanesi, Milano 1996. Elenca casi di sodomiti processati a Milano alle pp. 68, 130, 159-170, 188-191.
  • Romano Canosa, Storia di una grande paura. La sodomia a Firenze e a Venezia nel Quattrocento, Feltrinelli, Milano 1991. Esamina processi per sodomia a Venezia e Firenze.
  • Carlo Marcandalli e Giovanni Dall'Orto, Arsi finché morte ne segua, "Lotta Continua", 10 aprile 1982, pp. 11-13. Tre processi per sodomia a Venezia nel XIV secolo.
  • Gabriele Martini, Il "vitio nefando" nella Venezia del Seicento. Aspetti sociali e repressione di giustizia Jouvence, Roma 1988.
  • Nicola Pizzolato, "Lo diavolo mi ingannao". La sodomia nelle campagne siciliane (1572-1664), "Quaderni storici" n. 122, XLI 2006, pp. 449-480.
  • Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini sessuali e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio, Venezia 1988. Esamina una ventina di condanne a morte per sodomia.
  • Enzo Tartamella, Rapito d'improvvisa libidine. Storia della morale, della fede e dell'Eros della Sicilia del Settecento, Maroda, Trapani 2003.

Sull'estero

  • Rafaél Carrasco, Inquisición y represión sexual en Valencia. Historia de los sodomitas (1565-1785), Laertes, Barcelona 1985. Esame tratto dallo spoglio sistematico dei processi per sodomia a Valencia, in Spagna.
  • Claude Courouve, L'affaire Lenoir-Diot, Edito dall'autore, Paris 1980, oggi liberamente consultabile online.
  • Federico Garza, Quemando mariposas. Sodomía e imperio en Andalucía y México, siglos XVI-XVII, Laertes, Barcelona 2002. (Anche in inglese come: Vir. Perception of manliness in Andalucía and México, 1561-1699, 2000).
  • Ludovico Hernandez (pseudonimo di Fernand Fleure), Les procès de sodomie aux XVIe, XVIIe et XVIIIe siècles. Publiés d'après les documents judiciaires conservés à la Bibliothèque Nationale, Bibliothèque des curieux, Paris 1920. Ristampa anastatica: Bibliobazaar, 2011.
  • Fernando Iwasaki, Inquisiciones peruanas, Paginas de espuma, Madrid 2007.
  • Bernd-Ulrich Hergemoeller, Sodoma and Gomorrah. On the everyday reality and persecution of homosexuals in the Middle Ages, Free association books, London & New York 2001.
  • Helmut Puff, "Sodomy trials in Early Modern Germany and Switzerland", in: Sodomy in Reformation Germany and Switzerland, 1400-1600, The University of Chigcago press, Chicago & London 2003, pp. 183-189 (lista che copre gli anni 1277-1685).
  • Jaume Riera i Sans, Sodomites catalans. Història i vida (segles XIII-XVIII), Editorial Base, Barcelona 2014.

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