Capri

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Turismo omosessuale a Capri

L'isola di Capri condivide con Venezia, Firenze e Taormina il ruolo di destinazione prediletta dal turismo omosessuale ottocentesco in Italia. Il massimo sviluppo di tale fenomeno si ebbe durante la "Belle époque", a cui pose fine la Prima guerra mondiale, con un brusco declino nel periodo fra le due guerre, nel quale il turismo omosessuale divenne sempre meno rilevante per l'economia dell'isola rispetto al crescente turismo (di élite prima, di massa poi) "per famiglie".
Dopo il secondo conflitto mondiale il ruolo di "meta gay" mediterranea s'è infatti spostato ad altre realtà, come Ibiza o Mykonos, relegando il turismo omosessuale a presenza marginale e non determinante: un articolo del 2013[1] rivela che il turismo gay vale ormai appena il 7% del totale, ed è fatto oggetto di ostilità da parte delle autorità dell'isola.

Nell'Ottocento

La scelta dell'elite facoltosa degli omosessuali cadde su questa località per un connubio tra selvaggia bellezza dei luoghi, relativa vicinanza a un grande centro urbano (Napoli) e alle sue comodità, ma al tempo stesso isolamento al riparo da occhi indiscreti, e infine una devastante povertà che spingeva la popolazione locale a compromessi con la morale, evitando di fare troppe domande scomode su cosa facessero i giovani (ma anche le giovani) che stringevano amicizia con i ricchi stranieri giunti nell'isola.
Tale atteggiamento è stato dipinto da alcuni storici come lodevole "tolleranza" ante-litteram da parte della popolazione locale, laddove invece la rigida morale tradizionale non fu mai messa in discussione per gli appartenenti alla comunità isolana[2]; semplicemente convissero a fianco a fianco due morali diverse, una che si applicava agli isolani ed una che si applicava ai ricchi turisti (ed ai rapporti degli isolani con loro), esattamente come la popolazione rimase rigidamente cattolica nonostante la gran parte dei turisti fosse protestante.
Scarsamente studiata è stata poi la dimensione smaccatamente di classe del fenomeno, nel quale erano le famiglie più povere ad essere costrette a tollerare il turismo sessuale nei confronti dei loro figli spesso minorenni, nella speranza d'un miglioramento di condizioni economiche. Da parte sua la classe dei possidenti e dei commercianti, che lucrava sulla fetta maggiore degli introiti, chiudeva consapevolmente un occhio sulle motivazioni dei turisti omosessuali[3], guardandosi però bene dall'offrire i propri figli al "mercato della carne". Nel periodo in cui l'Italia fu la meta principale del turismo omosessuale nordeuropeo, gli amanti indigeni dei ricchi esponenti delle élites straniere di cui ci è giunta memoria sono tutti figli di caprai, pescatori, contadini, sottoproletari, e non delle élites locali. La motivazione economica è invariabilmente presente, in queste relazioni, al punto da poter paradossalmente diventare un alibi che schermava dalla riprovazione sociale quella parte di giovani italiani che si dava alle relazioni omosessuali - anche - perché ciò era conforme al proprio orientamento sessuale.
Ciò spiega perché i nomi della realtà omosessuale di queste località, inclusa Capri, sono tutti "forestieri", laddove gli omosessuali "indigeni" continuarono ad avere solo due scelte: "rientrare nei ranghi" col matrimonio eterosessuale una volta raggiunta la piena età adulta, oppure emigrare.

Nell'Ottocento,

« Capri, con alcune località della Sicilia tra cui Taormina, diventa la meta “turistica” più significativa in cui naturalmente verranno a costituirsi delle vere e proprie comunità, usando una terminologia dell'epoca, di “uranisti” e “amazzoni”: non solo spazio emotivo o individuale, ma luogo di esperienza antropologica, entro il cui confine si manifesta e si vive la differenza che acquisisce senso in un sociale tollerante, che accoglie ma non confina, un confine di senso non un confino di allontanamento e isolamento sociale. Molti vollero "mediterraneizzarsi" in una sorta di naturalismo pagano dalle molteplici espressioni anche sessuali, costituendo un contesto antropologico unico dove si intersecarono pure alcune espressioni della cultura e dell'arte otto-novecentesca. Così una variegata folla di "uranisti" e "amazzoni" trasformò Capri in un mito anche per la rappresentazione culturale dell'omosessualità soprattutto maschile. Tra gli eccentrici e i dandy che vi approdano c'è Oscar Wilde, che, uscito dal carcere nel 1897, arriva a Napoli e poi con l'amante Alfred Douglas a Capri. Pur scrivendo pochissimo di quest'isola, il suo semplice passaggio e la manifestazione di intolleranza di cui è vittima intrecciano il suo dramma personale e amoroso con il mito di Capri, riproponendola sulla scena del mondo come luogo trasgressivo.

Un altro raffinato dandy, il giovane e ricco barone Jacques Fersen, viaggiatore e scrittore, sbarca a Capri nel 1904 in fuga da Parigi per disavventure giudiziarie a causa di relazioni “pederaste”. Qui dimorerà nella “Villa Lysis” da lui costruita non distante dai resti di “Villa Jovis”, fino alla morte nel 1923, salvo brevi periodi di viaggio altrove, soprattutto in Oriente[4]»

Nel Novecento

« Anche lo scrittore scozzese Norman Douglas si rifugia in Italia a causa di uno scandalo all'epoca in cui scrive uno dei suoi libri più celebri, La terra delle sirene, del 1911. In quegli anni si divide tra Capri e altri posti, e da allora l'amore per i ragazzi e la scrittura dei libri di viaggio sarà la doppia cifra della sua permanenza italiana e della sua vita. Nell'opera e nell'esistenza dell’autore la questione dell'orientamento sessuale si intreccia con nesso molteplice all'idea di spazialità e a quello di bellezza naturale. Quando si rende conto delle sue inclinazioni erotiche sceglie come luogo d'elezione l'Italia e come posto preferito Capri. Essendosi scoperto omosessuale con la preferenza per partner molto più giovani e avendo deciso di vivere compiutamente le sue inclinazioni, individua, per poterle esprimere, un luogo come il meridione d'Italia dove la tradizione dell'amore greco fra erastès ed eròmenon non si è mai del tutto spenta. Tuttavia le passioni di Douglas si sublimano in buona misura in testi che sono solo allusivi della sua personalissima etica erotica e spostano la loro attenzione nella descrizione e narrazione degli spazi e della loro bellezza[5]»

"Donne straordinarie". Il turismo lesbico

Curiosamente, la società mondana di Capri attirò anche la nascente comunità lesbica internazionale, composta da artiste, scrittrici, intellettuali, o semplicemente ereditiere e celebirtà mondane. Lo scrittore Roberto Ciuni dedica il cap. 4 (pp. 70-95) del suo I peccati di Capri (New Deal, Roma 1998) al lesbismo, a partire dalla vicenda della pittrice Romaine Brooks e delle donne che frequentò o che amò: la sua partner, la scrittrice Natalie Barney (pp. 82-83, 93-95), la danzatrice Ida Rubinstein (p. 82), la compagna di Radclyffe Hall, Una Troubridge (pp. 84-85), la mitica coppia delle Wolcott-Perry (p. 87), Frances "Checca" Lloyd (p. 87), la bellezza mondana Mimì Franchetti (p. 88), e la pianista Renata Borgatti (pp. 88, 90-91). Sono inoltre nominate Sylvia Beach e Adrienne Monnier (p. 80), nonché Olive Custance (poi moglie di lord Alfred Douglas, p. 83), oltre a Greta Garbo (p. 19).

La comunita omosessuale maschile a Capri

Molti dei personaggi omosessuali che resero "illustre" Capri nell'epoca della Belle époque furono artisti (scrittori, pittori, cantanti, compositori eccetera), cosa che spiega l'esplosione di romanzi e novelle che parlavano dell'isola anche in chiave omosessuale. Per la maggior parte, però, costoro non ebbero nulla di notevole a parte una notevole ricchezza, come nel caso Friedrich Alfred Krupp, l'industriale più ricco della Germania, protagonista del più clamoroso scandalo omosessuale scoppiato nell'isola campana. In occasione di questo scandalo uscì il primo "studio psicologico" sul fenomeno della nascita di una comunità omosessuale sull'isola[6].
Il già citato Ciuni tratta del fenomeno del turismo (omo)sessuale alla fine del secolo scorso (cfr. le pp. 22-27 e 44 del suo libro), parlando dello scandalo pedofilo e processo al pittore Christian Wilhelm Allers (46-47, 59-61 e 63-69), così come di Alan Walters e il librettista Camille Du Locle (p. 54), Somerset Maugham e Federick Benson (p. 55), John E. Brooks (p. 55 e 78-79), i fotografi di nudo maschile Wilhelm von Gloeden, Wilhelm von Pluschow (entrambi scattarono foto sull'isola) e Vincenzo Galdi (pp. 56-59), Norman Douglas (pp. 61-62), Oscar Wilde (p. 66), John Fothergill (pp. 74-75), Jacques d'Adelswaerd Fersen e il suo biografo Roger Peyrefitte[7], (pp. 96-107), Friedrich Alfred Krupp (pp. 129-136).
Altre presenze furono Sergei Diaghilev, Jean Cocteau, Graham Greene, .

Note

  1. Enzo Ciaccio, Capri censura gli omosex. L'isola si oppone al festival gay che vale il 7% del turismo "Lettera 43", 13 maggio 2013.
  2. Illuminante a questo proposito la lettura di: Fausto Esposito, Pudore caprese. Cinque casi giudiziari a Capri, La conchiglia, Capri 2009, ISBN 978-8860910097.
  3. Esilarante la descrizione, fatta da Roberto Ciuni nel suo I peccati di Capri, alle pp. 172 e 175-176, di come lo scrittore Curzio Malaparte sia stato ostracizzato da Capri per aver con troppa insistenza chiesto l'allontanamento della fauna di scandalosi invertiti che la popolavano. I capresi, che amavano i soldi ma non la cattiva pubblicità, costrinsero lui, e non gli "invertiti", a sgombrare l'isola.
  4. Eugenio Zito, Era di pietra la sua bellezza. Capri, mitografia di un luogo, "EtnoAntropologia", IV (2) 2016.
  5. Eugenio Zito, Era di pietra la sua bellezza. Capri, mitografia di un luogo, "EtnoAntropologia", IV (2) 2016.
  6. A. Sper (pseud. Hans Rau), Capri und die Homosexuellen: eine psychologische Studie, Orania Verlag, Berlin s.d. ma 1903.
  7. Ricordato in: Giuseppe Mazzella, Scrittore di trasgressione. Il romanziere Roger Peyrefitte scandalizzò l'Europa e amò Capri. Perché diceva: «qui regna la felicità», "Capri review", n. 28, s.d.

Bibliografia

Voci correlate

Link esterni