Call center antigender

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Immagine parodistica, comparsa su Facebook, che contesta l'apertura del Call center antigender della Lombardia

Call center antigender è il nome che, nella semplificazione giornalistica, descrive lo "Sportello famiglia" istituito dalla Regione Lombardia e avviato in via sperimentale per un anno il 12 settembre 2016 per "contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole lombarde". Il centralino telefonico, attivo 24 ore su 24, risponde al numero verde 800318318 e alla email sportellofamiglia@regione.lombardia.it,

Storia e obiettivi

Lo "Sportello famiglia" nasce a seguito dell'approvazione del Consiglio Regionale della Lombardia, il 6 ottobre 2015, di una mozione della Lega Nord che impegna la Giunta regionale a "contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole lombarde".

Nel dicembre 2015, nel corso della sessione di bilancio, il consiglio regionale approva un emendamento, sempre della Lega Nord, che prevede lo stanziamento di 50mila euro per il 2016, da assegnare all'assessorato alle Culture, identità e autonomie Cristina Cappellini, per "attribuire risorse per l'utilizzo di un numero verde, attraverso l'occupazione di operatori telefonici".

Il 31 maggio 2016 la Giunta regionale, guidata dal leghista Roberto Maroni, delibera l'attivazione, in via sperimentale dello Sportello famiglia e prevede lo stanziamento di "massimo" 30 mila euro. Nella delibera (la X/ 5251 del 31 maggio 2016) l'obiettivo dello sportello e cioè fare:

« informazione sui diritti della famiglia con riferimento all'educazione culturale e scolastica dei figli, con particolare attenzione al diritto di accesso e condivisione dei Piani scolastici dell'offerta formativa (POF), nonché dei progetti culturali delle Amministrazioni, Locali e della loro offerta culturale sul territorio»

Sempre nella delibera sono elencate le attività del call center:

  • raccolta e analisi di segnalazioni e richieste di supporto e sostegno presentate a Regione Lombardia attraverso il Call Center regionale e la casella mail istituzionale dedicata;
  • servizio di primo ascolto alle famiglie con minori;
  • orientamento verso i servizi territoriali adeguati ad affrontare le difficoltà della famiglia con minori;
  • analisi finale del lavoro svolto e redazione di un documento riassuntivo al termine della sperimentazione, sulla base di un set di indicatori che verranno definiti dalla Regione.

Nell'atto la parola "gender" non è mai menzionata e la stessa Assessore Cappellini, che invia anche una lettera a tutti i presidi delle scuole lombarde per segnalare il servizio, nello specificare i compiti dello sportello elude la questione. Lo sportello, spiega Cappellini, servirà a

« fronteggiare eventuali casi di forme di disagio nel percorso educativo degli alunni, avendo come stella polare i valori non negoziabili della famiglia naturale e della tutela della libertà educativa in campo alla famiglia stessa [...] viste le ambiguità che permangono in merito alle linee guida del Miur, il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, sull'applicazione dell'articolo 1, comma 16, della legge cosiddetta Buona scuola, finalizzate all'attivazione di percorsi educativi di lotta alla 'discriminazione per orientamento di genere', ritengo sia molto positivo avere già a disposizione un servizio ad hoc volto al sostegno delle famiglie con minori e alla tutela della loro crescita educativa e culturale"[1]»

Sono gli esponenti regionali dei partiti di maggioranza di centro destra a insistere nel dibattito sui media, sull'importanza del contrasto alla diffusione delle teorie del gender nelle scuole.

Il Capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo, spiega:

« Abbiamo chiesto alla Giunta Regionale di agire sulle autorità scolastiche affinché vengano ritirati dalle scuole i libri e il materiale informativo che promuovono la teoria del gender; inoltre, che sia rispettato il ruolo dei genitori nell'educazione dei figli, così come previsto dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, anche attraverso il loro coinvolgimento nelle strategie e nei programmi educativi delle scuole lombarde. Rivendichiamo il fatto che il diritto di educare i figli alla sessualità spetti ai genitori e non alla scuola»

Per Claudio Pedrazzini di Forza Italia:

« il vero rispetto per la persona si realizza pienamente soltanto quando sono chiare le differenze che la natura umana riesce a contemplare. Altrimenti in gioco c'è soltanto una forma di propaganda strumentale e di bassa lega. Sentiamo il compito di tutelare i nostri ragazzi, soprattutto i più giovani, che sono i più indifesi»

Per Luca Del Gobbo, capogruppo del Ncd:

« l'allarme proviene, anche dal mondo scientifico e non va sottovalutato. A queste teorie si affianca l'accanimento nei confronti della positività della famiglia naturale, un soggetto educativo insostituibile, anche e soprattutto in ambito scolastico»

Il Partito Democratico e Movimento 5 Stelle risultano, al contrario, polemici rispetto all'iniziativa definita, dai primi "inutile", e "oscurantista", dai secondi.

A seguito della delibera si apre la gara per l'affidamento del servizio, nel luglio 2016, vinta dall'associazione cattolica Age, "Associazione italiana genitori", tra le associazioni promotrici della petizione "No al gender in classe", lanciata per contrastare quella che considerano "una vera e propria emergenza educativa".

All'avvio del centralino telefonico, il 12 settembre 2016, le associazioni LGBT annunciano il boicottaggio dell'iniziativa e su Facebook, con l'haschtag "‪#‎callmegender"‬ si organizza l'evento "Fare scherzi telefonici a Regione Lombardia sostenendo di essere il Gender". Il numero telefonico risulta occupato per tutto il giorno[2].

Note

  1. Zita Dazzi, Lombardia, ritorno a scuola con il telefono anti-gender: rispondono gli ultrà del Family Day, "Repubblica.it", 23 luglio 2016.
  2. Ro. Ver, Azioni di disturbo. E il telefono anti gender resta muto, "Corriere della Sera – Milano", 13 settembre 2016, p. 4.

Voci correlate