Brunetto Latini

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Brunetto Latini scrive Il tesoretto

Brunetto Latini (Firenze, circa 1220 - Firenze, dicembre 1293) è stato uno scrittore, poeta, politico e notaio italiano, autore di opere in volgare italiano e francese.

Biografia

Figlio di un giudice, nato in una nobile famiglia toscana, divenne nel 1254 notaio e in seguito cancelliere del Comune. Nel 1260, mentre tornava da un'ambasceria presso Alfonso X di Castiglia, seppe che i ghibellini senesi avevano sconfitto Firenze nella battaglia di Montaperti: essendo lui guelfo, fu proscritto da Firenze e rimase in Francia fino al ritorno in città dei guelfi, avvenuto nel 1266.

Tornato in patria, ebbe uffici onorevoli: nel 1280 è mallevadore per i guelfi alla pace del cardinal Latino; quattro anni dopo è nel Consiglio del Podestà e in tale veste tratta con Genova e Lucca la Lega Guelfa contro Pisa; nel 1287 è priore. In generale fu, come dice G. Villani, "cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini e fargli scorti in bene parlare, e in sapere guidare e reggere la nostra Repubblica secondo la Politica"[1].

Latini morì e fu sepolto a Firenze (la maggior parte delle fonti indicano come date di morte il 1294 o il 1295, ma in un atto registrato il 26 dicembre 1293 risulta già defunto[2]): un frammento della sua tomba (una colonna con lo stemma e l'iscrizione latina "Sepolcro di ser Brunetto Latini e dei suoi figli"[3]), s'ammira tutt'ora in una cappella della chiesa fiorentina di santa Maria Maggiore.[4]

La fama del Latini come scrittore è affidata soprattutto a Li livres dou trésor[5], una delle prime "enciclopedie" (scritta in francese), e al poemetto didattico Il tesoretto (scritto in volgare toscano)[6].

Dimensione omosessuale di Brunetto Latini

Tuttavia nel corso dei secoli s'è parlato del Latini molto meno per queste opere che per il fatto che Dante Alighieri (1265-1321), il "padre della lingua italiana", fece di lui la figura principale del girone dei sodomiti nell'Inferno (canto XV) nella Divina Commedia.

Dante tratta Brunetto con tale deferenza (arrivando a indicarlo come il suo maestro intellettuale) che generazioni di commentatori della Commedia si sono scandalizzate: com'era possibile che una persona colpevole del più sozzo di tutti i peccati fosse trattata con tale rispetto nell'Inferno?

La risposta è, come correttamente sottolinea l'Enciclopedia dantesca[7], che Dante è figlio d'un'epoca in cui la sodomia era per la morale religiosa un peccato gravissimo, ma per la morale laica non era altrettanto grave: fu solo durante l'ultima parte della vita di Dante che la morale laica cambiò al punto che i Comuni italiani approvarono le prime leggi che punivano con la morte la sodomia.[8] La duplicità del giudizio di Dante (che condanna all'inferno il Latini, ma che lo onora) è dunque espressione della duplicità di giudizio della società da cui proveniva, giudizio che cambiò totalmente nel giro di pochi decenni.

Inferno, Canto V, versi 28-29: Dante e Virgilio incontrano Brunetto Latini (illustrazione di Gustavo Dorè)

Si spiega perciò come, a pochi anni dalla morte di Dante, la sua posizione verso la sodomia risultasse "inspiegabile" ai commentatori, e che tale sia rimasta fino a pochi anni fa.

Ecco perché la questione dell'omosessualità del Latini è stata discussa letteralmente decine di volte nell'ultimo secolo e mezzo: perché l'idea medioevale di Dante (cioè che il sodomita, pur commettendo un grave peccato, poteva egualmente essere una persona ammirevole) ripugnava violentemente all'omofobia degli studiosi moderni. Alcuni sono arrivati a negare che i sodomiti dell'Inferno siano davvero sodomiti.[9]

Per negare l'omosessualità del "maestro spirituale" di Dante e togliere qualsiasi valore alla testimonianza del Sommo Poeta, si è insistito a lungo sul fatto che egli era sposato (ma lo era la massima parte degli omosessuali, all'epoca) o che nel suo Trésor egli condanna ripetutamente la sodomia[10] (ma solo un idiota potrebbe aspettarsi che in un'opera di "morale" egli potesse fare il contrario).

Questi argomenti hanno comunque perso significato da quando Silvio Avalle D'Arco ha riscoperto e ripubblicato una poesia d'amore ("S'eo son distretto jnamoratamente") che Brunetto scrisse per un uomo, Bondìe Dietaiùti (sec. XIII).

Così canta Brunetto:

« S'eo son distretto jnamoratamente

e messo jn grave affanno
assai più ch'io non posso soferire,
non mi dispero né smago neiente,
membrando che mi danno
una buona speranza li martire
com'eo degia guerire:
ché lo bon soferente
ricieve usatamente
buono compimento delo suo disire.
Dumqua, s'io pene pato lungiamente
non lo mi tengno a danno,
anzi mi sforzo ongnora di servire
lo bianco fioreauliso, pome aulente
che nova ciaschuno anno
la grande bieltade e lo gaio avenire.
Va' te ne, chanzonetta mia piagiente,
a quelli che canteranno
pietosamente delo mio dolire,
e di' che 'n mare frango malamente.
Prega gli che 'n piacere
metano al'avenente
che mi dea prestamente
confortto tale che mi degia valere.[11] »

La poesia era in realtà nota da tempo, ma prima di Avalle gli studiosi avevano censurato il fatto che ad essa (che si diceva scritta per una donna) esisteva una risposta amorosa (per quanto perplessa) "per le rime" di Bondìe a Brunetto: "Amor, quando mi membra"[12] (che ha avuto l'onore di essere citata nella canzonetta Medievale di Franco Battiato[13]).

Più guardingo è il linguaggio di Bondìe in questa risposta:

« Ma lo 'ncharnato amore

di voi, che m'à distretto
fidato amico alletto,
mi sforza ch'io mi degia rallegrare,
cha, più ch'io nom sono dengno
e nonn ò meritato,
sono da te presgiato,
onde di grande amore m'à fatto sengno.
E como se' 'nsegnato,
e dòtto, di ricco jngiengno!
Per ch'io allegro mi tengno,
vegiendo te di grande savere ornato...
Kanzonetta
saluta lo da mia partte
poi di' gli che nom partte
lo mio core da llui, poi sia lontano;
di'lgli che'm pemssasgione
mi tiene e 'n alegranza,
tanto mi dà baldanza
lo meo core, ch'è stato 'n sua masgione.[14] »

Eppure, a dimostrazione del fatto che l'omofobia è una delle cause più radicate e abituali di menzogna nella ricerca storica, dopo la pubblicazione di questo saggio è spuntato chi affermava che la tenzone va compresa in senso... politico, non erotico: sarebbe infatti l'espressione dell'amore per... Firenze dopo la sconfitta di Montaperti![15]

La realtà è ovviamente un'altra, cioè che solo al riparo dello schermo della poesia d'amicizia Brunetto può permettersi d'invocare a suo favore la differenza esistente tra amicizia e sodomia, esaltando la prima in questa ed altre composizioni, e condannando la seconda nel Tesoretto:

« Ma tra questi peccati

son vie più condannati
que' che son soddomiti:
deh, come son periti
que' che contra natura
brigan cotal lusùra![16] »

Nonostante questa tenzone (o forse proprio a causa di essa) l'omosessualità di Latini continua ad essere ancor oggi fonte di grande imbarazzo per gran parte degli studiosi di Dante: il dibattito su di essa prosegue, incredibilmente, anche ai giorni nostri[17]

E questo nonostante già nel lontano 1886 Umberto Marchesini avesse ammonito:

« Si obbietta anzitutto che nulla si sa della colpa di Brunetto. Nulla se ne sa! Cioè nulla che sappiamo noi. Tra i contemporanei la notizia delle sue brutture poteva essere largamente diffusa. C'è proprio a meravigliare che noi veniamo a conoscenza di questa particolarità per una sola via? La vita del Nostro ci è dunque tanto nota, da poter pretendere che all'autorità di Dante se ne aggiungano altre? (...) Lo storico, soprattutto de' secoli passati, può anche a bello studio tacere, magari a costo di alterare la verità, per un rispetto verso il personaggio di cui parla.[4] »

Note

  1. Latini, Brunetto nell'Enciclopedia Treccani.
  2. Arch. di Stato di Bologna, Memoriale di Bianco Bellondini, c. 63r
  3. Ludovico Frati, Brunetto Latini speziale, "Il giornale dantesco", XXII 1914, pp. 207-209, rivela che Brunetto ebbe quattro figli e figlie.
  4. 4,0 4,1 Umberto Marchesini, Due studi biografici su Brunetto Latini. "Atti dell'Istituto Veneto", serie VI, vol. 5 (1886-1887), pp. 1596-1659, alle pp. 1618-1659 ("La posizione del Latini nel canto XV dell'Inferno dantesco"). Citazione dalle pp. 1651-1652.
  5. Brunetto Latini, Li livres dou trésor, University of California, Berkeley-Los Angeles 1948.
  6. Brunetto Latini, Tesoretto. In: Gianfranco Contini (a cura di), Poeti del Duecento, Ricciardi, Milano e Napoli 1970, tomo 2.
  7. Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana - Treccani, Roma 1976, vol. 5, pp. 285-287.
  8. Sulla questione è essenziale la consultazione di: Michael Goodich, The unmentionable vice, Ross-Erikson, Santa Barbara 1979.
  9. Esilaranti in questo senso gli speciosi saggi di:
    André Pézard, Dante sous la pluie de feu, Librairie philosophique, Paris 1950.
    Richard Kay, Dante's swift and strong. Essays on "Inferno" XV, The Regents Press of Kansas, Lawrence 1978 (che ingloba: The sin of Brunetto Latini, "Mediaeval Studies", XXXI 1969, pp. 262-286).
    Richard Kay, The sin(s) of Brunetto Latini, "Dante Studies", CXII 1994, pp. 19- 31.
    Sullo stesso "tono":
    Peter Armour, Dante's Brunetto: the paternal paterine?, "Italian Studies", XXXVIII 1983, pp. 1-38.
    Peter Armour, The love of two Florentines: Brunetto Latini and Bondie Dietaiuti, "Lectura Dantis [virginiana]", IX 1991 (fall), pp. 11-33.
    Peter Armour, Brunetto, the stoic pessimist, "Dante Studies", CXII 1994, pp. 1-18.
    Lillian Bisson, Brunetto Latini as a failed mentor, "Medievalia et Humanistica", XVIII 1992, pp. 1-15.
    Pasquale Fornari, Dante e Brunetto, Tip. coop. varesina, Varese 1911. Poi in: Pro Dantis virtute et honore, Tip. coop. varesina, Varese 1911.
    Pietro Merlo, E se Dante avesse collocato Brunetto Latini tra gli uomini irreligiosi e non tra i sodomiti?, "La cultura", anno III, vol. V 1884, pp. 774-784. Poi in: Saggi glottologici e letterari, Hoepli, Milano 1890, II, pp. 111-127.
    Fausto Montanari, Brunetto Latini, "Cultura e scuola", 13-14, 1965, pp. 471-475.
    Thomas Nervin, Ser Brunetto's immortality: Inferno XV, "Dante studies", XCVI 1978, pp. 21-37.
    Antonio Padula, Brunetto Latini e il Pataffio, Dante Alighieri, Milano, Roma e Napoli 1921, pp. 27-44.
    Rosanna Santangelo, "Tutti cherci e litterati grandi e di gran fama": Brunetto Latini e l'omosessualità intellettuale, "Il sogno della farfalla. Rivista di psicoanalisi", III 1994, pp. 23-36.
    Una via di mezzo segue:
    Elio Costa, From locus amoris to infernal Pentecost: the sin of Brunetto Latini, "Quaderni d'italianistica", X 1-2 (Spring-Fall) 1989, pp. 109-132.
    Contro questa lettura:
    John Boswell, Dante and the sodomites, "Dante Studies", CXII 1994, pp. 63-76.
    Charles Davis, Brunetto Latini and Dante, "Studi medievali", II 1967, pp. 421-450.
    Joseph Pequigney, Sodomy in Dante's Inferno and Purgatorio, "Representations", XXXVI Fall 1991, pp. 22- 42.
    Inconcludente è Bianca Ceva, Brunetto Latini. L'uomo e l'opera, Ricciardi, Milano e Napoli 1965, pp. 214-219, che non prende posizione.
    Curiosa la posizione di Manlio Pastore Stocchi, Delusione e giustizia nel canto XV dell'Inferno, "Lettere italiane", XX 1968, pp. 433-455 (poi in: Letture classensi, vol. III, Longo, Ravenna 1970, pp. 219-254), per cui Brunetto era un sodomitaccio eccome, e quindi gli sta bene l'Inferno.
    Fra i commentatori antichi solo Michele Scherillo (Alcuni capitoli della biografia di Dante, Loescher, Torino 1896, pp. 116-221) accetta l'omosessualità del Latini senza isterie. Equilibrato anche Thor Sundby, Della vita e delle opere di Brunetto Latini, Le Monnier, Firenze 1884, pp. 14-24.
  10. Li livres dou Tresor par Brunetto Latini, Imprimerie imperiale, Paris 1863.
  11. Silvio Avalle D'Arco, Ai luoghi di delizia pieni, Ricciardi, Milano e Napoli 1977, pp. 87-106 e 191-197. Citazione dalle pp. 191-193.
  12. Sulla questione vedi anche: Giovanni Dall'Orto, L'omosessualità nella poesia volgare italiana fino al tempo di Dante, "Sodoma" n. 3, Primavera Estate 1986, pp. 13-35.
  13. Per ascoltare il brano cliccare qui.
  14. Silvio Avalle D'Arco, Op. cit., pp. 194-197. Anche in: Gianfranco Contini, Op. cit., pp. 385-387.
  15. Peter Armour, The love of two Florentines, Op. cit.
  16. Brunetto Latini, Tesoretto, in: Gianfranco Contini (a cura di), Poeti del Duecento, Op. cit., tomo 2, p. 274, versi 2859-2864.
  17. Sul tema, in Rete si vedano anche:
    John Harris, Three Dante notes (I: Brunetto the sodomite), da: "Lectura Dantis online", 2 1988, spring;
    Robert Hollander, Dante's harmonious homosexuals (Inferno 16.7-90), "Electronic Bulletin of the Dante Society of America", 1996.