Barbara Baekeland

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Barbara Daly Baekeland (Boston 17 novembre 1922 - Londra 17 novembre 1972) è stata una celebrità mondana statunitense, in quanto ex moglie di Brooks Baekeland, nipote ed erede di Leo Baekeland, l'inventore della bachelite plastica.

La sua drammatica fine testimonia a quali conseguenze nefaste possa condurre l'omofobia.

Primi anni

Nata e cresciuta a Boston, sua madre Nini ebbe una crisi di nervi qualche anno prima della sua nascita. Nel 1932, quando aveva solo 10 anni, suo padre Frank si suicidò per avvelenamento da monossido di carbonio dallo scarico della sua auto in garage. Dopo il pagamento di un'assicurazione sulla vita che era stata stipulata in precedenza, Barbara e sua madre si trasferirono a New York City, prendendo residenza all'Hotel Delmonico.

Considerata una ragazza molto attraente - era giudicata una delle dieci ragazze più belle della "Grande Mela" - iniziò a lavorare come modella ed ottenne i suoi primi contratti con aziende quali Vogue e Harper Bazaar[1]. Il suo status sociale e la sua bellezza gli fruttarono frequenti inviti ai party dell'alta società, che le hanno permesso di incontrare molti spasimanti, spesso facoltosi. Tuttavia, come sua madre incominciò a soffrire di problemi mentali[1] ed iniziò una cura presso il celebre psichiatra Foster Kennedy[2].

Un invito a Hollywood per un provino con l'attrice Dana Andrews si concluse con un nulla di fatto, ma le permise di conoscere l'aspirante attrice Cornelia "Dickie" Baekeland, con la quale strinse un rapporto di amicizia[3]. Fu Cornelia a presentarle suo fratello minore Brooks, un pilota della Royal Air Force canadese[2].

Matrimonio

Dopo che Barbara annunciò mendacemente a Brooks Baekeland di essere incinta[2], la coppia si sposò rapidamente in California; nell'atto di nozze, nel modulo del matrimonio la signora Baekeland scrisse "pittrice" alla voce professione, mentre Brooks asserì di essere uno scrittore[4].

Dopo il matrimonio la coppia convisse in un lussuoso appartamento nell'Upper East Side di New York, dove spesso avevano luogo cene mondane con gli amici della coppia Baekeland del calibro di Greta Garbo, Tennessee Williams, William Styron, e Yasmin Aga Khan[4]. Nel corso del tempo, Barbara divenne nota a molti per la sua personalità instabile, gli scoppi d'ira e gli attacchi di depressione grave dai quali era spesso afflitta. Iniziò anche ad avere problemi di alcolismo, e sia lei che il coniuge iniziarono relazioni extraconiugali.

Nell'agosto del 1946 Barbara diede alla luce suo figlio, Anthony Baekeland (1946-1981)[2].

Dall'estate del 1954 in poi, quando Anthony aveva otto anni, la famiglia Baekeland iniziò a condurre una vita nomade: pur mantenendo la propria residenza a New York, essi iniziarono a viaggiare spesso per l'Europa, affittando case e ville a Londra, Parigi, Zermatt, Antibes e in molte parti d'Italia. Barbara e Brooks continuarono a vivere in modo stravagante, intrattenendo vari ospiti, ed avevano entrambi tresche amorose[2]. A partire dal 1960, la residenza principale della famiglia fu stabilita in un appartamento a Parigi, dove nel corso di una festa Brooks incontrò la figlia di un diplomatico inglese che aveva 15 anni meno di lui[2]. L'ereditiero si innamorò di questa ragazza e chiese il divorzio: Barbara, depressa, tentò il suicidio ma nonostante ciò Brooks decide di concludere quell'esperienza matrimoniale[2].

Nel 1967, momento in cui la famiglia si divideva tra la Svizzera e il resort spagnolo di Cadaques, il 20enne Anthony incontrò Jake Cooper, un uomo australiano bisessuale. Cooper aizzò Anthony all'uso di varie droghe allucinogene, che andarono ad acquistare in Marocco. I due ragazzi iniziarono successivamente una relazione affettiva: quando la signora Baekeland venne informata di ciò dalla sua amica Barbara Curteis, viaggiò in auto per la Spagna per portare il figlio verso la Svizzera. Tuttavia, al confine con la Francia, Anthony è stato trovato senza passaporto. Ci fu una rissa nella dogana, a seguito della quale sia Anthony che Barbara furono arrestati e messi in prigione[2].

Divorzio

Tornando alla Spagna, Barbara sembrò "accettare" la relazione del figlio con Cooper, ma preferì il suo rapporto con una giovane ragazza spagnola, Sylvie. Tuttavia, Sylvie divenne l'amante del marito di Barbara e, quando lei lo scoprì nel febbraio del 1968, tentò per la seconda volta di suicidarsi. Brooks decise che ne aveva abbastanza del comportamento di Barbara e avviò le pratiche per il divorzio[5]: ciò portò Barbara ad una grave depressione ed a un ulteriore tentativo di suicidio, da cui la sua amica Gloria Jones, moglie dell'autore James Jones, la salvò[6].

Brooks sposò Sylvie e i due ebbero un figlio chiamato Carlo Baekeland; in seguito, divorziò e convolò a nozze per la terza volta con Susan Baekland.

Nel 1969 Barbara incontrò il celebre curatore d'arte Samuel Adams Green, di 18 anni più giovane, con il quale iniziò una relazione. Di conseguenza Green, esperto di pop art, conobbe Anthony e rimase impressionato dalle sue capacità artistiche[7]. Dopo sei settimane, Green troncò la relazione con Barbara, anche se la donna rimase ossessionata da lui e iniziò a stalkerarlo senza sosta: un giorno, in cui era appenata tornata negli Stati Uniti dopo un viaggio, camminò scalza attraverso Central Park in mezzo alla neve indossando soltanto una pelliccia di lince e chiese di entrare nel suo appartamento[8].

Incesto col figlio

Conclusa la storia con Green, Barbara convisse col figlio Anthony ed iniziò ad essere morbosamente legata a lui. Non riuscendo ad accettare la sua omosessualità, tentò di "convertirlo" all'eterosessualità pagando delle prostitute che avrebbero dovuto far sesso col ragazzo[1]. Ovviamente non riuscì nel suo intento e venne anche accusata di aver manipolato il figlio e di aver avuto un rapporto carnale con lui[2][1].

Durante la sua giovinezza, Anthony mostrava segni sempre più regolari di schizofrenia con tendenze paranoiche ed il suo comportamento erratico causò preoccupazione tra gli amici di famiglia. Gli venne diagnosticata la schizofrenia[2], tuttavia suo padre inizialmente gli impedì di essere curato da uno psichiatra, in quanto riteneva questa professione "amorale"[9].

Barbara ed Anthony litigarono spesso[1], a volte anche in maniera violenta ed utilizzando coltelli[2].

Morte

Alla fine di luglio 1972 Anthony spinse violentemente sua madre nella strada vicina al suo attico, sito al Cadogan Square del quartiere Chelsea di Londra, con l'obiettivo di farla schiacciare da una macchina: l'intervento della sua amica Susan Guinness e la sua debolezza fisica però gli consentirono di avere salva la vita[2]. Anche se la Polizia londinese arrestò Anthony per tentato omicidio, Barbara si rifiutò di sporgere denuncia. Anthony è stato successivamente ricoverato al Priory Hospital, un istituto psichiatrico privato dal quale tuttavia venne dimesso poco tempo dopo[2].

Anthony prese parte ad alcune sessioni psichiatriche a domicilio: il medico che lo curava era molto preoccupato dalla sua situazione mentale ed il 30 ottobre avvertì Barbara che il giovane era capace di ucciderla, ma la donna non credette a questo giudizio[4].

Poco più di due settimane dopo, il 17 novembre 1972, Anthony ammazzò sua madre trafiggendola con un coltello da cucina ed uccidendola quasi istantaneamente[10]. Al momento dell'omicidio Barbara aveva cinquant'anni d'età, mentre Anthony 25. Quando le forze dell'ordine arrivarono, trovarono Anthony sulla scena del crimine[11] che stava ordinando del cibo cinese via telefono[1]: il giovane non ci mise molto a confessare di essere l'autore del delitto[4].

Anthony venne ricoverato al Broadmoor Hospital fino al 21 luglio 1980 quando, sotto la spinta di un gruppo di suoi amici, venne rilasciato[12].

La fine di Anthony

Una volta tornato in libertà, il 33enne Anthony andò a vivere a New York con la nonna, l'87enne Nina Daly. Dopo appena sei giorni di convivenza, aggredì l'anziana signora con un coltello e la ferì otto volte, rompendole alcune ossa. Venne arrestato dalla polizia di NY con l'accusa di tentato omicidio e rinchiuso nella prigione di Rikers Island[4].

Il 20 marzo 1981, dopo otto mesi di reclusione, venne valutato da un team di psichiatri dal quale si aspettava un responso favorevole. Tuttavia non venne liberato - in quanto alcuni documenti provenienti dall'Inghilterra non erano ancora arrivati[4] - e alle 15.30 venne ricondotto in cella: fu ritrovato morto mezz'ora dopo, soffocato da un sacchetto di plastica[13].

Savage Grace

Alla vita di Barbara ed Anthony Baekeland è ispirato il film di Tom Kalin Savage Grace (2007), con Julianne Moore nella parte di Barbara e Stephen Dillane in quella di Anthony.

Quando la pellicola uscì nelle sale, Samuel Adams Green scrisse un rabbioso articolo in cui affermò di non aver avuto una relazione con Anthony (cosa che il film invece mostrava esplicitamente) e di non essere bisessuale[7][8][14]. Egli decise quindi di iniziare una battaglia legale contro gli autori e i produttori del film, che al momento della sua morte (4 marzo 2011) non si era ancora conclusa[7][8].

Bibliografia

  • Natalie Robins e Steven M. L. Aronson, Savage Grace, William Morrow & Co., New York, 1985, ISBN 0-688-04373-9.

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 Adrian Asis, 1. Barbara Baekeland and Her Son, Antony Baekeland in "10 of the Most Shocking Cases of Real Life Incest", therichest.com, 21 settembre 2014.
  2. 2,00 2,01 2,02 2,03 2,04 2,05 2,06 2,07 2,08 2,09 2,10 2,11 2,12 David Leafe, Fatal Seduction: How a society millionairess seduced her own son to "cure" him of being gay, Daily Mail, 27 giugno 2008.
  3. Robins & Aronson, p. 129.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 4,5 David J. Krajicek, He will kill you: Shrink warned mother of Baekeland plastics heir, Daily News, 15 luglio 2012.
  5. Robins & Aronson, p. 285
  6. Robins & Aronson, p. 288
  7. 7,0 7,1 7,2 "Sam Green Obituary", warholstars.org, 2011.
  8. 8,0 8,1 8,2 Sam Green, The Telegraph, 18 marzo 2011
  9. Robins & Aronson, p. 81.
  10. Robins & Aronson, pp. 3–6
  11. Robins & Aronson, p. 6
  12. Robins & Aronson, p. 409.
  13. Robins & Aronson, p. 469.
  14. Sam Green, I wasn't to blame for heiress murder, says art expert depicted on screen in "incest threesome", Daily Mail, 12 luglio 2008

Collegamenti esterni

  • Daniel Goleman, "Books of the Times", The New York Times, 10 luglio 1985 (recensione del libro di Robins e Aronson Savage Grace).