Babilonia

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Babilonia è stato il più importante periodico gay in lingua italiana. Venne pubblicato a Milano dal 1982 al 2009.

La rivista

Nasce nel 1982 per iniziativa di Felix Cossolo e Ivan Teobaldelli, che inglobano nel mensile anche il periodico di liberazione omosessuale Lambda, creato a Torino nel 1977 e gestito da Cossolo, che per l'occasione si trasferì a Milano. Anche Teobaldelli abbandonò il lavoro come impiegato per investire in questa iniziativa. Tra i primi collaboratori vi furono Gigi Malaroda, Beppe Ramina, Francesco Gnerre, Mattia Morretta e Roberto Polce. Aderirono all'iniziativa anche Mario Mieli, Gianni De Martino, Pier Vittorio Tondelli, Dario Bellezza, Corrado Levi e Massimo Consoli.

Il numero 0, presentato in occasione del campeggio gay organizzato a Vieste da Lambda, esce in formato tabloid e porta in copertina un disegno firmato da Mario Schifano. Dal n. 1 il formato diviene quello della rivista-tipo, e si presenta come “mensile di cultura ed informazione gay” (dal n. 3 la parola “informazione” viene sostituita con “seduzione”).

Nascita ed espansione: (1982-1998)

Il nome della testata, che richiama al mito della "confusione delle lingue", deriva in modo autoironico dal caos che contraddistinse la sua nascita, ma anche dal desiderio iniziale di mescolare tematiche gay e non, come pure collaboratori non strettamente legati al mondo LGBT, ad altri più vicini ad esso; dopo pochi mesi però questa mescolanza di temi e di collaboratori venne abbandonata. Rispetto ai periodici gay che l'avevano preceduta, distribuiti su abbonamento o nelle librerie alternative, Babilonia puntò alla distribuzione capillare nelle edicole, grazie alla presenza di un socio accomandatario che, pubblicando riviste (eterosessuali) per adulti, garantiva una rete di distribuzione indipendente e già "collaudata": ciò permetteva di evitare il rischio molto concreto di trovarsi nelle mani di edicolanti che boicottassero, per ragioni moralistiche, il prodotto.

Questa politica ebbe successo, sia pure lentamente, e per darne esempio basti ricordare che a fine anni Novanta la rivista vendeva tra le 4.000 e le 5.000 copie mensili, laddove Lambda non era mai andata oltre le 500 copie. Per l'Italia si trattava di un salto di qualità. Gli inizi non furono comunque facili, e per molti anni il pareggio di bilancio venne raggiunto solo grazie ad attività diverse dalla vendita in edicola: al momento del lancio attraverso feste di autofinanziamento e due campeggi estivi, poi dall'annuale Guida gay "Italia gay" (ricevuta in eredità da Lambda).

Nel 1985 a garantire la sopravvivenza fu il libro di nudo di Tony Patrioli Mediterraneo, voluto da Teobaldelli con un viaggio al Sud assieme al fotografo, che ebbe un successo inatteso (due edizioni italiane e due americane, su licenza alla Alyson Press). Patrioli aveva fino a quel momento pubblicato quasi solo immagini pornografiche, scattando nudo artistico solo per proprio diletto personale, senza trovare uno sbocco di mercato per esso. Fu Teobaldelli a intuire che una produzione non pornografica di Patrioli avrebbe potuto avere un mercato. Babilonia sarebbe diventata così l'editrice di tutti gli altri libri successivi di Patrioli.

Infine dal 1985 qualche entrata fu garantita dal lavoro di confezione per conto del socio accomandatario di due testate pornografiche gay: Maschio e Supermaschio. (Al momento della separazione della società la gestione di Maschio e Supermaschio sarebbe poi restata a Felix Cossolo). Ciascuna di queste iniziative rendeva poco in sé, ma il complesso si rivelò sufficiente alla sopravvivenza fino a quando il mercato gay italiano fu sufficientemente sviluppato per garantire un introito pubblicitario tale da poter garantire un minimo di continuità. La rivista, superati gli inizi difficili, sarebbe durata in tutto per ben 22 anni.

Il numero di maggiore successo fu sempre quello di luglio-agosto (che arrivava a 6000/7000 copie vendute), per il motivo che restava in edicola due mesi: ciò rivela l'esistenza di una quota non piccola di lettori "occasionali" che acquistavano il periodico saltuariamente. Per accentuare questo picco, e giustificare il prezzo più elevato necessario a coprire le spese fisse del mese di agosto, il numero estivo si caratterizzò prima con un numero maggiore di pagine e poi, negli anni Novanta, con l'allegato d'un fascicolo di inediti, ogni anno con un tema diverso (racconti, fumetti, biografie di personaggi...).

Verso la fine degli anni Ottanta prima Felix Cossolo poi Ivan Teobaldelli abbandonarono la rivista, in favore di altri progetti (Cossolo ottenne come propria quota nella divisione la Libreria Babele di Milano, la prima libreria gay in Italia, che era stata creata da Babilonia). Dapprima Cossolo cedette la propria quota della società a Teobaldelli, il quale alcuni anni dopo, deciso a lasciare Milano, la vendette a sua volta ai redattori che già vi lavoravano. Col cambio di proprietà Babilonia, anche in virtù dell'accresciuto numero di persone che lavorano a tempo pieno, ampliò le sue attività, aprendo la prima casa editrice LGBT italiana, "La libreria di Babilonia", pubblicando un bimensile dedicato a foto di nudo maschile, Speciale foto, ed un annuario di cultura gay, La Fenice di Babilonia, tutti curati da Giovanni Dall'Orto, già collaboratore fisso della rivista dal 1985, e direttore responsabile della stessa dal 1997 al 1998.

Negli anni tra la sua nascita ed il 1998, Babilonia, oltre alle attività editoriali già citate pubblica articoli di notevole importanza socio-culturale; tra i primi in ordine cronologico il servizio dedicato a Leonardo (n. 4), quello su Genet (n. 5), sulla pedofilia (n. 7), la transessualità (n. 11), l'AIDS (n. 25), ed in particolare il servizio di Giovanni Dall'Orto sull'omosessualità ai tempi del fascismo (nn. 35 e 36). Tra le iniziative "esterne" al periodico va inoltre menzionato l'impegno per la lotta all'AIDS, che avrebbe portato alla costituzione, nel 1985, dell'ASA (Associazione Solidarietà AIDS), e l'organizzazione dei campeggi gay di Rodi Garganico (1983) e Porto Sant'Elpidio (1984).

In questo periodo il ruolo di Babilonia va ben oltre a quello di semplice testata. Per qualche anno, infatti, le persone che la gestiscono sono protagoniste anche di attività militanti nell'Arcigay, nell'Asa, in Arcilesbica, nell'Agedo. Le persone che compongono la redazione costituiscono di fatto alla fine degli anni Ottanta e per qualche anno l'unico nucleo di persone gay e lesbiche "dichiarate" e "visibili" in Italia, e vengono intervistate o appaiono con notevole frequenza sui giornali e in televisione, a volte non per scelta dei redattori ma per mancanza di alternative.

Questa situazione singolare crea qualche attrito col resto del movimento lgbt, che abituatosi a vedere in Babilonia un partner in qualsiasi iniziativa, non comprende come mai la redazione ci tenga poi ad esprimere una posizione indipendente e se necessario critica nei confronti del movimento stesso. Ma nei fatti Babilonia è un'impresa privata, economicamente indipendente, che non riceve alcun finanziamento dal movimento lgbt, anzi ne finanzia o sponsorizza le iniziative, e che della propria indipendenza ha fatto un punto di forza, che viene apprezzato dai lettori. Dalla fondazione fino all'anno 2000 il numero degli acquirenti cresce così con esasperante lentezza ma in modo costante di circa 100-200 copie mensili all'anno, permettendo alla rivista di superare le crisi che periodicamente si presentano.

I lettori di Babilonia

Il pubblico dei lettori della testata che emerge da un'inchiesta informale tramite questionario rivela un profilo molto netto, sostanzialmente sovrapponibile a quello della base del movimento gay italiano. La maggioranza (oltre il 60%) ha una laurea, è di idee di sinistra, con una sovra-rappresentazione della sinistra estrema. Il Sud è ampiamente sottorappresentato (in termini di vendite, una regione del Nord equivale all'Italia da Roma in giù), le donne sono solo una minoranza del 5%, nonostante lo sforzo di creare una rivista che si rivolgesse anche a loro. I lettori non si concentrano affatto nelle sole grandi città ma vedono una cospicua presenza delle realtà di provincia, nelle quali, prima della nascita della Rete, Babilonia costituisce spesso l'unico legame con la realtà lgbt.

La libreria Babele segnalò in effetti l'esistenza di clienti che passavano una volta ogni tre o sei mesi ed acquistavano tutti gli arretrati, giustificando il comportamento col fatto di non osare comprare la rivista nell'edicola della città in cui vivevano. La composizione "elitaria" dei lettori si spiega quindi anche col fatto che l'atto d'acquistare il periodico costituiva un implicito "coming out" con l'edicolante e la comunità locale, limitando così la potenziale utenza alle sole persone con motivazioni più "militanti".

L'effetto imbuto costituito dai punti vendita fu evidenziato proprio dalla fondazione della libreria Babele, che arrivò ad assorbire da sola il 10% del venduto del periodico, indicando così come la diffusione fosse strozzata dall'assenza di punti vendita percepiti come "gay friendly". Da questo punto di vista si verificò un fenomeno curioso: nonostante le proteste di molti lettori che trovavano insultante questa collocazione, gli edicolanti segnalavano che la rivista vendeva sensibilmente di più se veniva esposta assieme alle riviste pornografiche gay, la cui vendita segnalava un atteggiamento quanto meno non ostile ai gay da parte dell'edicolante.

La strozzatura nelle vendite era compensata, per lo meno dal punto di vista dei lettori, da un mercato parallelo delle copie, che venivano prestate e addirittura rivendute a prezzo scontato agli amici che non avevano il coraggio di andare personalmente in edicola. Un'indagine condotta indipendentemente e per i propri fini da un inserzionista aveva valutato che ogni copia venisse letta da una decina di persone. Ciò ovviamente non portava alcun vantaggio dal lato vendite, ma dato che le tariffe erano commisurate alle copie vendute garantiva che la testata fosse un supporto interessante ed econimco per gli inserzionisti, che contribuivano al pareggio di bilancio per circa la metà delle entrate.

Se questa serie di idiosincrasie tipicamente italiane costituì sempre il limite invalicabile allo sviluppo di Babilonia (si pensi che a parità di popolazione, riviste corrispondenti in Francia o Regno Unito vendevano dalle 30.000 alle 50.000 copie al mese, di conseguenza il prezzo d'una pagina pubblicitaria in Italia era circa un decimo di quello praticato Oltralpe) d'altro canto costituì anche una barriera invalicabile al lancio di riviste concorrenti, come Adam, Hotline o Dorian gay, che chiusero sempre nel giro di pochi numeri, deluse dai risultati. Attraverso gli anni "Babilonia" era insomma riuscita a fare della scarsità di risorse una risorsa, che la metteva al riparo dalla concorrenza, utilizzando le crescite delle vendite per assumere nuovi collaboratori che a loro volta permettevano di espandere la quantità di attività. La società non distribuiva utili, ma nel 1999 garantiva ormai uno stipendio a tempo pieno a sette persone, che a un certo punto divennero tutti soci (anche per compensare crediti pregressi).

Ogni tentativo fallito di lanciare periodici alternativi accresceva la forza contrattuale della testata, permettendo una lenta crescita. Questa soluzione permetteva di superare le cicliche fasi di crisi, tipicamente per il mancato pagamento da parte dei distributori locali, rinunciando allo stipendio anche per molti mesi (in un caso, sei di fila) fino a quando fosse infine arrivato il pagamento arretrato. Questa situazione conferiva all'azienda una "flessibilità" del tutto anomala, che si sarebbe persa nella fase successiva, portando infine alla chiusura.

Cambio di rotta e declino: (1999-2004)

Il punto debole della costruzione di "Babilonia" consisteva nel fatto di poter funzionare solo fino a che tutti i soci avessero avuto un forte coinvolgimento "militante" nell'iniziativa, dato che gli stipendi non erano alti e nessuno percepiva benefici pensionistici o di altro tipo. I collaboratori erano tutti in genere molto giovani, come lo era tutto il movimento lgbt delle origini, ma una volta che uno o più soci avessero perso tale motivazione, magari proprio per l'avanzare dell'età e la necessità di pensare alla pensione, questo modello era destinato ad andare in crisi. Inoltre il modello egalitario, in base al quale per esempio le pulizie della sede si facevano a turno, era passato di moda nella società italiana del "riflusso" post-sessantottino.

La crisi si manifestò nel 1998, quando l'ultimo rimasto dei fondatori della testata, Mario Anelli, che nel corso degli anni era diventato sempre più disilluso dalla sinistra e dal movimento lgbt, decise di abbandonare l'iniziativa, in cui non si riconosceva più; la direzione responsabile passò così a Giovanni Dall'Orto e quella editoriale a Sarah Sajetti, che impresse alla rivista un carattere più marcatamente "egualitario" nei confronti delle donne. Nonostante il brontolio di qualche lettore (maschio), la decisione non causò nessun calo delle vendite.

Nel febbraio 1999 tuttavia Mario Anelli si accordò con due altri soci (i tre assieme detenevano una piccola maggioranza dell'1,5% delle quote) per dichiarare superato il modello seguito fino a quel momento, giudicato troppo "militante" e "di sinistra", contro gli altri quattro soci (che assieme detenevano il 48,5% delle quote), che ritenevano che Babilonia dovesse proseguire sulla strada percorsa fino a quel momento. Vinse ovviamente il confronto, leggi alla mano, il primo dei due gruppi, che allontanò il resto dei soci, chiuse tutte le attività editoriali (casa editrice, annuario di cultura, bimensile di foto di nudo maschile), e cancellò il progetto già in fase di realizzazione di un nuovo mensile gratuito da distribuire nei locali gay. Il nuovo giornale promise di fornire agli inserzionisti una piattaforma più attenta alle loro richieste, maggiore attenzione ai loro prodotti, minore contiguità al movimento lgbt, e presa di distanza dalla sinistra.

Il cambio di rotta politico si concretizzò nell'apparizione delle copertine dedicate a personaggi come Alessandra Mussolini o Giuliano Ferrara e negli articoli su personaggi come Oriana Fallaci, tutti eletti a nuovi maestri del pensiero politico in Italia. Data la composizione del pubblico di Babilonia queste scelte, prevedibilmente, non incontrarono il favore della larga maggioranza dei lettori abituali, che peraltro dimostrarono una notevole fedeltà. Almeno fino a quando non iniziò a presentarsi un'alternativa, sotto forma dei mensili gay distribuiti gratuitamente nei locali (tra quelli di maggior successo, spesso animati da ex collaboratori di Babilonia, vi sono Guide / Guidemagazine, Pride, Aut, Lui e Clubbing). Questa situazione provocò un graduale ma continuo calo delle vendite, anche perché gli argomenti trattati in alcuni dei periodici gratuiti sopra menzionati erano spesso quelli trattati in precedenza da Babilonia; la fuga dei lettori portò poi con sé l'inevitabile perdita degli inserzionisti, che "scoprirono" che i periodici gratuiti, a parità di costi, rendevano di più.

Il calo delle vendite e delle inserzioni causò al periodico una crisi economica irreversibile, aggravata dal fatto che ora i collaboratori erano tutti esterni alla redazione e quindi il pagamento delle loro prestazioni non poteva più essere compresso fino al superamento delle crisi periodiche, come in precedenza. Ogni (ricorrente) crisi dei pagamenti da parte dei clienti della rivista provocava diserzioni verso le meno prestigiose ma più solide riviste concorrenti, depauperando l'importante nucleo di collaboratori messo assieme in due decenni, punto di forza della testata. La crisi sempre più grave creò inoltre un clima di tensione generale all'interno della redazione, che portò a nuove estromissioni di soci e infine al passaggio di mano della proprietà.

Nuova gestione e chiusura definitiva: (2005-2009)

Nel 2005, dopo vari tentativi falliti a causa del peso debitorio accumulato dalla testata, “Babilonia” cambia ancora proprietà, e viene acquistata (solo la testata, non la srl, per via dei debiti pendenti su di essa) da Ecocentodieci srl, società guidata da Lucia Contin e dal fotografo ed esperto di iniziative editoriali Matteo Macchiavello. La nuova proprietà decide di chiudere definitivamente con ogni forma di impostazione "politica", e dà alla testata una impostazione generalista, e in sostanza meno rivolto alla comunità glbt, nella speranza di identificare anche in Italia un pubblico non gay ma che considerasse l'ottica gay come "trend-setter" nei campi della moda, del design e dei beni di lusso.

Appaiono così articoli su temi che vanno dalla moda alla gioielleria ai natanti da diporto ai cavalli. Al contrario, la rivendicazione politica è trattata come questione ormai "risolta", appartenente al passato, come se in Italia non esistesse più una "questione omosessuale". Questa scelta si rivela fallimentare perché non tiene conto del fatto che invece in Italia la questione gay è ben lungi dal poter essere percepita come "neutrale" dagli eterosessuali, e come slegata dalla politica dalle persone lgbt, proprio a causa del permanere di pregiudizi e ostilità diffuse. La mancata approvazione dei Pacs proprio nel 2005 ne è una conferma diretta.

Questa catena di continui equivoci e di analisi sbagliate da parte delle successive proprietà di Babilonia porta addirittura a un paradosso: in Italia risulta infatti invertito il rapporto normalmente esistente all'estero fra editoria gratuita (che in Italia tratta di attualità, politica e cultura) e editoria a pagamento (che in Italia parla di beni di consumo e voluttuari, di intrattenimento e moda). Un'analisi meno motivata da intenti ideologici e politici avrebbe semmai mostrato che il nuovo canale d'informazione prima della prevalenza di Internet era quello dei periodici gratuiti, come aveva già concluso in precedenza la redazione allontanata nel 1998. Nel 2005 i periodici gratuiti, complessivamente, distribuivano una quantità di copie equivalente al decuplo di quelle vendute da Babilonia, rendendo insostenibile la competizione.

Nel 2005, a tentare di risollevare le sorti della testata fu chiamato Mario Cirrito, già collaboratore di Gay.it, che decise di rivolgere nuovamente la maggior parte dei contenuti alla comunità glbt, coinvolgendo vecchi collaboratori e riallacciando rapporti con esponenti dell'attivismo. Il cambio di rotta si verificò però troppo tardi per ribaltare la situazione: i periodici gay gratuiti avevano ormai conquistato troppo spazio, e la flessione nelle vendite non si invertì. Oltre a ciò va aggiunto che nel 2005 il ruolo di Internet come fonte d'informazione per la comunità lgbt si stava ormai rivelando sempre più marcato, togliendo la motivazione a spendere per ottenere ciò che ormai in Rete era disponibile gratuitamente.

Si arrivò così a un nuovo passaggio editoriale: Babilonia, sempre guidata da Lucia Contin e Matteo Macchiavello, dal settembre 2006 fu gestita dalla Fantasy Communication, un gruppo che gestiva già una serie di periodici non gay. La veste grafica fu rinnovata e si tornò ancora una volta a dare enfasi a rubriche dedicate ai consumi, ai trend, alla moda. Neppure questa volta l'operazione riuscì a risollevare le sorti della rivista, che dopo avere vivacchiato per qualche tempo con una tiratura minimale, utile a tenere in vita la testata ma non ad avere un impatto percepibile nelle edicole, chiuse infine definitivamente nel maggio 2009.

Voci correlate

Bibliografia