Alfredo Ormando

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Alfredo Ormando.

Alfredo Ormando (San Cataldo, 15 dicembre 1958 - Roma, 22 gennaio 1998) è stato un omosessuale siciliano che si è tolto la vita in modo drammatico, non riuscendo a conciliare le sue radici cattoliche con la sua realtà umana.
Il 13 gennaio 1998 Ormando si cosparse di benzina e si diede fuoco sul sagrato di piazza San Pietro in Vaticano, alle sette e mezzo di mattina. Le forze di polizia presenti sul luogo riuscirono a soffocare le fiamme prima che egli morisse[1], ma le ustioni risultarono tanto profonde che Ormando, trasportato in ospedale, morì dopo nove giorni di agonia.

Vita

Ormando era uno degli otto figli nati da una famiglia operaia e contadina di modeste condizioni, della provincia di Caltanissetta. I genitori erano entrambi analfabeti; le sue possibilità di studio furono ulteriormente limitate quando rimase orfano ancora in tenera età:

« Orfano di padre, nella sua irrequieta fanciullezza e adolescenza non ha mai seguito studi regolari. Rinchiuso, ancora minorenne, in un centro di rieducazione, consegue la licenza media a vent'anni come privatista, la maturità magistrale nel 1993 all'età di 35 anni. Frattanto sperimenta la precarietà e la disoccupazione, trovandosi più volte disperatamente in mezzo ad una strada[2]»

Nonostante queste difficoltà Ormando ambiva disperatamente a diventare uno scrittore: al momento della morte era iscritto all'Università di Palermo come studente di Lettere fuori corso, e gli mancava solo un esame per la laurea[3]. Secondo Maria Gigliola Toniollo,

« La sua omosessualità non venne accettata né in famiglia, né dall'ambiente in cui viveva, facendogli subire minacce, violenze, incomprensioni continue e volgari irrisioni anche da parte dei familiari a lui più prossimi. Due anni di seminario tanto per scappare di casa e una grande passione per la scrittura, un'arte che aveva trasformato la sua esistenza, nonostante le case editrici rifiutassero di pubblicare i suoi romanzi, le fiabe, i racconti. Con grandi sacrifici economici e solo grazie all'aiuto di una madre ultraottantenne che aveva una piccola pensione sociale, Ormando era riuscito a pubblicare a sue spese un romanzo breve, Il fratacchione, e successivamente cinque dei suoi racconti in una rivista che egli stesso aveva fatto nascere, "I miserabili"[4]»

A questi problemi si aggiungeva, per sua espressa dichiarazione, la circostanza d'essere cattolico, e di non trovare neppure nella Chiesa cattolica quella comprensione che si sarebbe aspettato per la sua condizione umana. Si sentiva anzi a malapena tollerato dallo società, tanto da lasciare scritto:

« Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l'aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per aver osato di [sic] pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l'omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver ambito a diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso[5]»

Il giorno del suo suicidio, maturato a lungo e messo in atto con fredda determinazione,

« dopo aver chiesto in prestito centomila lire a un affittacamere di Palermo e aver avvisato la madre di un suo imminente viaggio per studio, Alfredo era partito per Roma. Aveva comprato della benzina a un distributore, aveva nascosto la tanica in una borsa e si era avviato il mattino presto verso il colonnato di Piazza San Pietro. Morì all'Ospedale S. Eugenio dopo nove giorni di sofferenze atroci, devastato, con il novanta per cento di ustioni sul corpo.

Dopo la sua morte, il portavoce della sala stampa vaticana, Ciro Benedettini, negò con forza che esistesse un qualunque nesso tra l'omosessualità dell'uomo e il luogo scelto per la sua fine, soprattutto escluse ogni possibilità che si trattasse di una protesta contro la Chiesa cattolica[6]»

Benedettini affermò:

« Nella lettera trovata addosso a Ormando non si afferma in nessun modo che il suo gesto sia determinato dalla sua presunta omosessualità o da protesta contro la Chiesa. Le cause vanno ricercate in non meglio precisati motivi familiari[7]»

Anche la famiglia escluse che il gesto avesse una motivazione di protesta contro la Chiesa:

« "Siamo tutti sotto shock. E' vero che con noi non andava d'accordo, ma non pensavamo che potesse arrivare a tanto. Non ci ha mai confidato niente di privato, so solo che da giovane voleva farsi prete. No, non può essere stato un gesto contro la Chiesa", ha detto il fratello Emilio, muratore, prima di partire in aereo per Roma. "Doveva tornare stamattina e, non vedendolo arrivare a pranzo, mi sono preoccupato. Forse è stato un gesto per attirare l'attenzione sulla propria condizione, sono sconvolto..."[8]»

Tuttavia, a smentire questa dichiarazione nei giorni successivi arrivarono alcune lettere, che prima di compiere il suo gesto Ormando aveva prudentemente spedito all'Ansa, prevedendo che gli inquirenti vaticani avrebbero taciuto le ragioni del suo gesto, spiegate nelle due lettere che aveva lasciato in una borsa[9]. Nelle missive all'Ansa Ormando motivava esplicitamente il proprio gesto come atto di protesta contro la società, sì, ma in particolar modo contro la Chiesa cattolica che lo escludeva[10].
I giornali ne pubblicarono stralci il giorno prima della sua morte, ma come unica reazione il Vaticano, ormai smascherato, rifiutò di commentare ulteriormente il caso[11].

Il movimento lgbt ed Alfredo Ormando

Commemorazione di Alfredo Ormando di fronte a Piazza S. Pietro nel gennaio 2007.

Il carattere estremo del gesto non ne rese agevole il giudizio da parte del movimento gay italiano, che non ha mai né predicato né praticato l'autolesionismo come strumento di lotta politica. Tuttavia la sofferenza estrema resa esplicita dalle lettere inviate ai giornali resero chiaro il fatto che non era possibile liquidare il gesto come quello di una persona con squilibri psichiatrici, come cercò di fare il Vaticano. Ormando individuava infatti espressamente nell'esclusione non solo messa in atto, ma anche invocata e propagandata dalla Chiesa cattolica, una delle motivazioni più pressanti che lo avevano spinto a uccidersi.
Per istanza di Peter Boom, ma con l'adesione di tutti i gruppi romani, il luogo e la data del suicidio di Ormando divennero così:

« il simbolo della discriminazione delle persone omosessuali e transessuali da parte della chiesa cattolica e di tutte le religioni omofobe.

Questo è potuto accadere anche grazie ad alcuni suoi amici che dopo essersi riuniti hanno deciso che il 13 gennaio di ogni anno il sacrificio della vita di Alfredo venga ricordato da tutte le persone democratiche e amanti della convivenza civile affinché i diritti di cui godono tutti i cittadini siano riconosciuti anche alle persone GLBT in quanto tali. Il 13 gennaio è diventato così una ricorrenza promossa dalle associazioni GLBT a cui molte associazioni laiche portano il loro sostegno in segno di solidarietà e di difesa dei diritti fondamentali[12]»

Nonostante le forze di polizia avessero fermato per identificazione i partecipanti alla prima commemorazione, di fatto costringendo le commemorazioni successive a svolgersi sul confine della piazza, questa ricorrenza è stata osservata per molti anni fino al 2012, anche se Maria Gigliola Toniollo nel febbraio 2014 rilevava una certa stanchezza per un rito che si era scontrato troppo a lungo con l'indifferenza della società e dei partiti italiani:

« questa ricorrenza pare oggi scomparsa dal calendario, eppure era un giorno terribilmente importante, per molti di noi il vero Pride, ormai polverizzato in certe pastoie burocratiche di permessi comunali e di polizia, roba però che non ha mai fermato nessuna manifestazione, ma soprattutto disperso in una sensazione di stanchezza generale e di sciatteria politica e umana, sino a scomparire dai programmi delle varie associazioni di interesse, per risolversi in qualche solitario, testardo, meritorio mazzo di fiori. Non si comprende come una cerimonia tanto rilevante si sia potuta spegnere, e come il nome di Ormando suoni sempre meno dai palchi, senza che sia successo niente di nuovo e di edificante[13]»

La sua ultima lettera

Il testo di una lettera di addio di Ormando ha circolato ampiamente in Rete:

« Palermo, Natale 1997.
Caro Adriano, quest'anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c'è nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l'ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell'incredibile.
Non sono riuscito a sottrarmi a quest'idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente.
Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l'ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.
Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l'omosessualità è sua figlia.
Alfredo[14]»

Un altro testo che viene citato a volte come autobiografico è invece solo una ricostruzione letteraria in prima persona, operata da Delia Vaccarello sull'"Unità"[15], "nella convinzione che la scrittura può essere resurrezione".

Pubblicazioni

Le opere e le lettere di Alfredo Ormando sono consultabili presso la biblioteca di Bagheria, a Palazzo Aragona–Cutò in via Consolare.

  • Alfredo Ormando, Vagiti primaverili: poesie, Di Prima, Pietraperzia 1986.
  • Alfredo Ormando, Il fratacchione, Publisicula, Palermo 1995.
  • Alfredo Ormando, Il monte incantato e altre fiabe, Edito in proprio, s.l. 1998.
  • Alfredo Ormando, L'escluso (romanzo); Sotto il cielo di Urano (romanzo); Epigrammi priaprei e non; Aforismi, edito in proprio, s.l. 1998.

Commemorazioni

Voci correlate

Note

  1. Secondo il "Corriere della sera": "Due poliziotti dell'Ispettorato vaticano lo hanno visto correre a zig-zag completamente avvolto dalle fiamme verso il presepe, ancora allestito in mezzo alla piazza. Hanno cercato un estintore, tentato di spegnere il fuoco con un giaccone. "Non sono neanche riuscito a uccidermi", sono state le sue ultime parole prima di perdere conoscenza.
  2. Arcigay, Alfredo Ormando (1958-1998), sul sito: "13 gennaio. Giornata mondiale per il dialogo tra religioni ed omosessualità".
  3. Anche Gaetano Mangano, il funzionario di banca in pensione che fino a due giorni fa ospitava Alfredo Ormando nella sua casa di Palermo, quando ha saputo la notizia è caduto dalle nuvole. "Alfredo - ha spiegato - come molti omosessuali è sensibilissimo. Soffre perché i suoi fratelli non lo considerano normale e perché è l'unico intellettuale in una famiglia di manovali. La sua unica passione sono i libri: gli manca solo l'esame di latino per laurearsi in Lettere. In passato ha scritto favole e racconti che sono stati anche pubblicati". Così Fabrizio Peronaci, Gay si dà fuoco davanti a San Pietro, "Corriere della Sera", 14 Gennaio 1998.
  4. Maria Gigliola Toniollo, Fiori al colonnato, "Critica liberale", 24 gennaio 2014.
  5. Brano citato in Rosario Giuè, Ormando, l'odissea del diverso, "La Repubblica", 23 gennaio 2007.
  6. Maria Gigliola Togniollo, Fiori al colonnato, "Critica liberale", 24 gennaio 2014.
  7. Citato in: Filippo Ceccarelli, Il «mostro» che si bruciò a San Pietro. Il suo dramma diventa un film, "La stampa", 2 luglio 2000.
  8. Fabrizio Peronaci, Gay si dà fuoco davanti a San Pietro, "Corriere della Sera", 14 Gennaio 1998.
  9. Il quotidiano di destra "Il giornale", scrisse che: "In due lettere <Ormando> accusa la famiglia e la società di averlo emarginato".
  10. Ecco perché voglio morire, "Corriere della Sera", 21 gennaio 2008.
  11. Risulta interessante la lettura, sulla paginetta che "Wikipedia" dedica ad Ormando, dell'acceso dibattito scatenato dal tentativo degli utenti cattolici di negare un rapporto fra il gesto di Ormando e le posizioni delle gerarchie cattoliche sull'omosessualità, arrivando a proporre la cancellazione della voce (respinta), affermando che era priva di valore enciclopedico. Il testo di tale dibattito risulta molto più lungo di quello della voce stessa.
  12. Sergio Lo Giudice, In ricordo di Alfredo Ormando, "Arcigay.it", 8 gennaio 2003.
  13. Maria Gigliola Toniollo, Fiori al colonnato, "Critica liberale", 24 gennaio 2014.
  14. Il testo è stato pubblicato sul sito dello Uaar nella pagina: 13 gennaio, in memoria di Alfredo Ormando.
  15. Delia Vaccarello, Io, torcia umana lanciata contro il Vaticano, "l'Unità", 2 gennaio 2004

Bibliografia

Collegamenti esterni