Alfredo Cohen

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Alfredo Cohen sulla copertina di "Valery" (1979).

Alfredo Cohen (Lanciano (Chieti), 8 ottobre 1942 - Tunisi, 2 dicembre 2014) è il nome d'arte con cui si esibiva l'insegnante e militante gay Alfredo D'Aloisio a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta.

Vita

Legato al Partito radicale, D'Aloisio fu tra i fondatori del Fuori! di Torino, assieme al quale prese parte alla Manifestazione di Sanremo (1972) (l'evento che segna la nascita del movimento gay in Italia), e scrisse numerosi pezzi sulla rivista "Fuori!" dei primi anni; tuttavia il suo contributo si segnala soprattutto nel campo artistico, nel quale fu poeta, scrittore, cantautore, attore. Il nome di Alfredo Cohen risulta infatti tra quelli dei fondatori in Italia del primo teatro politico omosessuale.
La scelta di un cognome ebraico come nome d'arte (nonostante D'Aloisio non fosse ebreo) voleva essere, secondo quanto dichiarato da lui stesso[1], sia omaggio al ramo materno della sua famiglia (Cohen era infatti il cognome della madre), sia identificazione con una minoranza oppressa e perseguitata nel corso della storia, che però aveva saputo conservare la propria identità e cultura, come pensava fosse arrivato il momento avvenisse anche nella minoranza gay.
Cohen scrisse instancabilmente nei primi anni Settanta, e fu poi attivo nello spettacolo fino al 1980, quando il "riflusso" politico fece passare di moda lo spettacolo "impegnato" e "di denuncia" da lui proposto.
A tenerlo lontano dalle scene contribuì anche una situazione personale legata alla salute, come ebbe a dichiarare lui stesso in una intervista del 1992, nella quale affermò di essere stato lontano dall'attività politica in quanto "sono stato molto ammalato".
Forse per questo motivo negli ultimi due decenni della vita prese le distanze dal suo passato politico e artistico, preferendo non essere più coinvolto in alcuna iniziativa: questo ultimo periodo fu lui trascorso in Tunisia, dove è morto. I funerali si sono però tenuti a Lanciano.

Produzione artistica

Fra il 1974 e il 1976

Cohen iniziò immediatamente a trasferire il suo impegno militante gay nel campo dello spettacolo, come avvenne spesso nei primissimi anni del movimento gay in Italia, durante i quali qualsiasi altra forma di espressione era censurata e avversata. Il suo debutto avvenne a Torino nel 1974 con Dove vai stasera, amico?, un monologo in cui interpretava una galleria di personaggi gay, raccontando attraverso loro la condizione omosessuale in Italia. Lo spettacolo, che usava le convenzioni del teatro di cabaret, trovò spazio nei "locali alternativi", allora numerosi in Italia.
Nel 1975 realizzò poi lo spettacolo di canzoni e monologhi Oggi sul giornale, e nel 1976 Salve signori, sono anormale.

Come barchette dentro un tram (1977)

La copertina di Come barchette dentro un tram (1977).

L'opera che ha lasciato le tracce maggiori dell'impegno di Cohen in questi anni è l'LP Come barchette dentro un tram. È il primo Lp italiano interamente (o quasi) dedicato alla tematica gay da un'ottica liberazionista. Fra i collaboratori citati sulla copertina del disco appaiono nomi prestigiosi: le musiche sono infatti di Juri Camisasca e Franco Battiato (che è l'arrangiatore e direttore artistico). Oggi può essere ascoltato online su Youtube.
L'Lp, che è stato riedito su anche su Cd da MP records nel 1998, contiene le seguenti canzoni:

  • 01 - "I vecchi omosessuali". Dedicata alla malinconia della condizione degli omosessuali non più giovani: "Città dai mille mali / dove li hai confinati? / I vecchi omosessuali / - destini consumati - / vanno a raggiungere / senza sorridere / i tuoi giardini, / dove un giorno / fecero po*pini!".
  • 02 - "Tremila lire". Canzone di denuncia sulla condizione dell'omosessuale che "arrestato braccato schifato evitato ucciso deriso "sorpreso" indifeso pestato annullato violato castrato", trova l'unico sbocco d'amore nei cinemini di periferia, dove i soli contatti disponibili sono quelli a pagamento. Cohen immagina qui il dialogo fra il cliente e il prostituto, entrambi sommersi da problemi umani di cui non hanno colpa (la fame e il bisogno da un lato, la paura e la solitudine dall'altro).
  • 03 - "Il signor pudore". Filastrocca satirica sulla ristrettezza mentale e il grigiore di coloro che si atteggiano a "signor Pudore".
  • 04 - "Non ho ricchezze non ho paesi non ho tesori non ho città". Poesia o filastrocca sull'amore, un po' nonsense e un po' ermetica: "Se me ne vado vi lascio cari cari cari cari ad azzeccar / se sono morto, se sono vivo, se un cesso di stazione mi darà / più speranze che la vostra maledetta tranquillità! / (...) / Non ho rimpianti, non ho paure: chi vuole avermi l'ho avuto già. / Maledetto sia l'amore che un abbraccio non darà!".
  • 05 - "La mia virilità". La canzone documenta lo spiccato atteggiamento di "gender-fucking" e il rifiuto dei ruoli di genere tradizionali presente nel movimento gay italiano delle origini: "La mia virilità è un morso di bacio falso / buono per giudicare quelli che noi baciamo / buono per minacciare quelli minacciati / buono per governare i fiati dei ragazzi"...
  • 06 - "Edipuccio e li briganti psicoanalisti". Marcetta da circo (con brevi inserti in abruzzese) che mette in ridicolo l'enorme quantità di teorie omofobiche - spesso contraddittorie - che gli psicoanalisti mettevano in campo in quegli anni. La conclusione è che Edipo, a furia di dar retta ai briganti psicoanalisti, finisce cieco ed in galera, mentre i "briganti" sono a piede libero: "State attende, brava gende!".
  • 07 - "Come barchette dentro un tram". Un po' filastrocca e un po' poesia surrealista, invita a vivere senza avere paura dei sogni, della felicità, dell'amore e del sesso.
  • 08 - "Dolce ragazzo, vai, componi prati". Canzone d'amore: "Dolce ragazzo, vai, componi prati. / Forse di gioia c'è da queste parti / qualcuno che darà carezze gioia. / Qualcuno sa impugnare abbracci baci / come due rossi fiori di battaglia, / come dei grossi baci mai pensati".
  • 09 - "Signor tenente". Canzoncina sull'esercito, scritta dall'ottica di un soldato di leva omosessuale: "Signor tenente, / ti devo dire, / immantinente, / che c'è poco da capire. / Ci succede proprio là. / Quando in branda noi andiam. / Con la notte che ci dà / tutto ciò che noi vogliam".

Il caso di Alfredo Cohen rimane piuttosto unico nel panorama musicale italiano di fine anni '70; altri cantautori, come Faust’O, affrontano temi legati all'omosessualità in brani come "Benvenuti tra i rifiuti" o "Godi" dall'LP Suicidio del 1978, Roberto Vecchioni in "Blu(e) notte" del 1976, in cui cita in due versi una poesia di Sandro Penna, o in "Bei tempi" dove canta dell'amore tra Gastone e Astolfo ai tempi delle Crociate. L'LP di Cohen è invece interamente composto da brani che trattano varie sfaccettature della vita gay. Il solo altro caso del genere è Il vestito rosa del mio amico Piero, di Gian Pieretti, che però dà un'immagine sofferente e infelice dell'omosessualità, laddove quella di Cohen è una immagine orgogliosa, affermativa e rivendicativa.

Mezza femmena e zi' Camilla (1978)

Nel 1978 Cohen girò l'Italia con Mezza femmena e zi' Camilla, monologo teatrale con il quale riscosse un lusinghiero successo, approdando infine a veri e propri teatri.

"Valery" / "Roma" (1979)

Nel 1979 Cohen pubblicò un 45 giri, contenente le due canzoni "Valery" e "Roma". (Riedita in Cd in: AA.VV., Gay right compilation e come "bonus track" nella riedizione in CD del 1998 di Come barchette dentro un tram).
"Valery" era stata scritta nel 1976 per un personaggio reale, la giovanissima transessuale Valérie Taccarelli, amica e convivente del cantante.
La musica è di Franco Battiato, e fu riadattata nel 1982 per "Alexanderplatz", canzone portata al successo da Milva. Grazie alla musica, e a un testo all'altezza della sfida posta dalla musica, risulta fra le due o tre canzoni più belle fra tutte quelle proposte da militanti gay in quegli anni.
Il testo è l'esaltazione d'un adolescente transessuale napoletano, cantato per quel che è, con le sue contraddizioni e i suoi problemi, descritto con affetto, simpatia e soprattutto complicità. Non si tratta né un "caso umano", né di un mostro, né di un giocattolo erotico, ma di un ragazzo/ragazza che come tutti, per la sua tenera età, va ancora a scuola (come dimostra a un certo punto l'allusione a una bidella che l'aiuta con le ripetizioni).
Il testo riesce anche ad affrontare il tema, delicatissimo, della sessualità degli adolescenti, senza scadere nel morboso e nello scandalismo fine a se stesso:

« Mi fermo più volte a guardarti / coi miei occhi di ragazzo invecchiato, / Valery... Valery! //

Valery, i tuoi occhiali alla Minnelli, / il rimmel ben riuscito / sui tuoi occhi di quindicenne. / (...) //
Valery, la solitudine / ha le ore troppo corte: / noi saremo catturati, / tra poco, dal dio crudele / che alza i cieli / per sapere se i ragazzi / hanno scippato la tua anima / nella salumeria, / o sognano di arricchirsi / sfuggendo alla loro età / da quattro soldi. / Sì, sì, proprio così! (...) »

Sul retro del 45 giri figura "Roma", esaltazione alla Pasolini (è lui il poeta a cui alludono i versi: "Città grande / che parla per amore, / conosce i suoi poeti, / e poi li affida agli assassini") della città di Roma e dei suoi "ragazzi di vita": "Roma, i tuoi ragazzi / fanno i conti con la vita / coi soldi, con le vene, / con la luna, con il vino; / in cinemini luccicanti / buche di silenzio, / Roma".
Concludendo con una dichiarazione d'amore per la città in quanto tale, ma anche come luogo d'amore: "Porto fra i miei denti, / come bocca, come sogno, / Roma. / C'è un lampione: / è un destino. / Amor Roma".

Dopo il 1980

Nel 1980 Alfredo Cohen ebbe un "cameo" nel coro dei castrati nel film Il marchese del Grillo di Mario Monicelli.
Lo stesso regista lo chiamò per un ruolo meno breve nel 1992: la "macchietta" d'un personaggio omosessuale, "Osvaldo la fendessa", in Parenti serpenti, girato a Sulmona (L'Aquila).
Dopo questa partecipazione Alfredo Cohen abbandonò definitivamente il mondo dello spettacolo.

Una testimonianza

Valerie Taccarelli, tre giorni dopo la morte di Alfredo Cohen lo ha ricordato su Facebook con queste parole:

« Ho avuto la fortuna di incontrarlo da giovanissim*, uno dei miei ideali, tristemente divenuti idoli. Sapevo chi fosse: uno dei fondatori del F.U.O.R.I. Cantautore omosessuale, termine che non amava: "Sa di malattia, non mi piace", mi diceva. Come mi ha detto tantissime altre cose, mi raccontava di tutto: "Il tuo fissarti sulle labbra è restarci appiccato", dice in "Valery". Certo che rimanevo appicata: mi raccontava la storia, la sua, a modo suo. Solo chi l'ha visto in scena può capirmi: mi aiutava ad aprire la mente, la mia vita.

Prima parlavo di fortuna: Alfredo è stato (molti capiranno il perchè "è stato"), ma continua ad esserlo, <una fortuna>: quando penso alle cose belle e fortunate che mi son capitate nel corso della vita, penso anche ad Alfredo. Credo che averlo conosciuto che avevo 16 anni abbia voluto dire molto. Mia madre e mio padre si fidano molto di lui, non hanno mai dovuto pentirsene.
Dopo aver fatto un tour in Sicilia con Come barchette dentro un tram, andai a vivere a Roma da lui (...).
A Roma si abitava in via della Pace, nell'ex casa della grandissima Adele Faccio. Alfredo non c'era quasi mai, abitava da una delle sorelle, quella che canta come coro, sempre, in Valery. Ascoltavo i suoi Lp: Mina, Milly, Marlene. Milly cantava Brecht e Alfredo mi raccontava che prima di Milva, in Italia, lo cantava lei.
Debuttò con Mezza femmena e zi' Camilla: quante volte l'ho visto! A Napoli la gran parte della scenografia arrivava da casa di mia madre: il teatro Sancarluccio è sotto casa sua.
Poi scrisse <la canzone> "Valery, le fortune della vita". La musicò <Franco> Battiato con <Giusto> Pio, i quali due anni dopo scrissero per Milva il primo loro lavoro. Alfredo venne da me, <portando> come testimone Porpora Marcasciano, a chiedermi se poteva dare a Battiato la canzone, che l'avrebbe riadattata per Madame Milva. Non potevo crederci, Madame avrebbe cantanto una canzone scritta per me dal mio amico Cohen! Gli dissi che per me sarebbe stato un onore; al resto ci doveva pensare lui. Così <"Valerie" è diventata> "Alexanderplatz". Grazie Alfredo, buon viaggio Valery/e-»

Note

  1. Comunicazione personale a Giovanni Dall'Orto, ca. 1980.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni