Alain de Benoist

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Alain de Benoist

Alain de Benoist (Saint-Symphorien 11 dicembre 1943) è un "filosofo neo-pagano" francese vicino alle posizioni dell'estrema destra, che ha fatto propria la critica alla cosiddetta "teoria del gender" in un'ottica laica e non più confessionale[1].

Contro la teoria del gender

La copertina di un pamphlet di Alain de Benoist "contro l'ideologia gender", edito in Italia nel 2015.

Nella sua ottica, il "diritto alla differenza" sarebbe minacciato anche da quella che egli chiama théorie o idéologie du genre: ovvero, "teoria/ideologia del genere". In questo, non si discosta molto dalla terminologia del movimento "no-gender".
De Benoist si contrappone al cosiddetto "femminismo egualitarista"[2]: quello per il quale "ormai, non serve più evocare i 'diritti della donna', termine di natura per distinguere le donne dagli uomini, ma di diritto 'all'emancipazione degli individui'"[3]. Per questo genere di femminismo, non si tratterebbe più di liberarsi dal patriarcato, bensì di liquidare la differenza sessuale[4].

Così De Benoist riassume la cosiddetta idéologie du genre:

« Dissociando radicalmente il genere dal sesso biologico, essa sostiene che l'identità sessuale non dipende affatto da quest'ultimo, ma dai ruoli sociali attribuiti dagli individui dall'educazione o dalla cultura. [...] Gli orientamenti sessuali sono essi stessi disconnessi dal sesso... ([5]»

Le sue argomentazioni, come mostra il resto del pamphlet citato, sono volte a dimostrare che le differenze di "genere" sono invece radicate nella biologia stessa del maschio e della femmina.

Omosessuali, transessuali e transgender

Per quanto riguarda l'omosessualità, De Benoist afferma che:

« Si tratta ugualmente di un abuso linguistico qualificare l'omosessualità come 'terzo sesso'. I gay e le lesbiche sono uomini e donne come gli altri dal punto di vista biologico. Ciò che li distingue sono le loro preferenze sessuali. Queste non sono certo 'normali', nel senso che l'eterosessualità è necessariamente la norma all'interno di una specie sessuata - sono gli eterosessuali che assicurano la riproduzione della specie - ma sono perfettamente naturali nel senso che sono sempre state osservate a tutte le latitudini e in tutte le epoche. La denuncia dell'omosessualità come una violazione della 'legge naturale' è, a questo riguardo, una pura assurdità[6]»

L'autore francese ne conclude che esistono in natura due sessi, ma anche una pluralità di pratiche, d'orientamenti o di preferenze sessuali (p. 6). Il genere, o gender, rappresenterebbe la dimensione socio-storica, culturale e simbolica dell'appartenenza al sesso biologico (ibidem). Lungi dall'essere un fatto meramente genitale, la virilità o la femminilità permeerebbero ogni aspetto della vita di una persona, anche sul piano psichico (p. 10). De Benoist è perciò durissimo (e d'una pietà sprezzante) nei confronti delle persone transessuali e transgender, definendoli:

« handicappati del sesso che non accettano il proprio corpo sessuato e cercano di identificarsi negli attributi dell'altro sesso. Un corpo fantasma ha sopravanzato in loro il corpo reale [...] quali che siano i loro sforzi, non cambieranno sesso[7]»

Conclusioni

Alain de Benoist.

Le conclusioni di Alain de Benoist sono le seguenti:

« L'ideologia del genere è dunque la rimonta del perizoma. L'ideologia "foglia di fico": non più "nascondete questo sesso che non riuscirei a guardare", ma "nascondete questo sesso che non ha niente da dirci". Il sogno di una post-modernità post-sessuale dove, per aver creato una società senza classi, si avrebbe una società senza sessi. Una società dove la "liberazione del desiderio" significherebbe non più che si debba liberare il desiderio, ma che bisogni liberarsene. Un sogno d'indistinzione, un sogno di morte.[8] »

L'analisi dello scrittore francese approda dunque non all'acquisizione di una conoscenza, ma al timore per una distopia che si potrebbe realizzare nel futuro.
Il successo dei suoi scritti è probabilmente dovuto proprio al loro essere interpreti di un "male di vivere" diffuso davanti allo sgretolarsi di certezze ritenute ovvie finora. Allo stesso tempo, grazie alla facile locuzione "ideologia del genere", le parole di De Benoist forniscono anche una formula con cui indicare il capro espiatorio di detto malessere. Un capro espiatorio comunque immateriale, trattandosi di un insieme di "idee" e non di azioni o persone. Resta il fatto che le sue affermazioni su transessuali e transgender, se prese sul serio, renderebbero ancora più difficile il riconoscimento della dignità di un'intera fetta della popolazione umana, da lui descritta come handicappata e delirante.

Note

  1. La biografia è disponibile online su "Filosofico.net".
  2. Cfr. il suo pamphlet online, L'idéologie du genre
  3. Ivi, p. 1; traduzione nostra.
  4. Ivi, p. 4.
  5. Ivi, p. 2; traduzione nostra).
  6. Ivi, p. 5; traduzione nostra).
  7. Ivi, p. 5; traduzione nostra).
  8. Ivi, p. 18; traduzione nostra).

Voci correlate

Link esterni

Bibliografia

  • Alain de Benoist, Non à la théorie du genre!, Mordicus, _____ 2014.
  • Alain de Benoist, Oltre l'uomo e la donna. Contro l'ideologia gender, Circolo Proudhon, s.l. 2015.