Adelphopoiesis

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I martiri cristiani San Sergio e San Bacco, noti per la loro amicizia in Cristo, sono citati come esempio di Adelphopoiesis

L'Adelphopoiesis, o adelfopoiia (dal greco ἀδελφοποίησις, derivato da ἀδελφός [adelphos] "fratello" e ποιέω [poieō] "fare", letteralmente "fare il fratello") è una cerimonia praticata storicamente nella tradizione cristiana per unire insieme due persone della stessa sesso - normalmente uomini - in una relazione riconosciuta dalla chiesa come analoga alla fratellanza.[1]

Tali cerimonie si possono trovare nella storia della Chiesa cattolica fino al XIV secolo[2] e nella Chiesa ortodossa orientale fino all'inizio del XX secolo[3][4][5]. Documentate in manoscritti bizantini dal IX al XV secolo, le preghiere rendevano i partecipanti "fratelli spirituali" (pneumatikous adelphous) e contenevano riferimenti a coppie di santi, tra cui in particolare le coppie San Sergio-San Bacco e San Cosma-San Damiano, che erano noti per la loro intima amicizia.[6]

Alla fine del XX secolo, tale tradizione cristiana si ritrovò al centro delle controversie che coinvolgono i sostenitori e gli oppositori della legalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso[7].

Nella tradizione cristiana

Lo studioso, sacerdote e martire russo Pavel Florensky offrì una famosa descrizione dell'adelphopoiesis nel suo monumentale libro del 1914 The Pillar and the Ground of The Truth: An Essay in Orthodox Theodicy in Twelve Letters, che includeva una prima bibliografia sull'argomento[8]. Florensky descrisse l'amicizia cristiana tradizionale, espressa nell'adelphopoiesis, come "una molecola comunitaria [piuttosto che un singolo atomo "individualista"], una coppia di amici, che è il principio delle azioni qui [nella comunità cristiana], proprio come la famiglia era questo tipo di molecola per la comunità pagana", che riflette le parole di Cristo secondo cui "ovunque due o più di voi siano riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a voi"[9].

Nella sua esegesi teologica del rito, Florensky descrisse una sovrapposizione di agapia cristiana e amore filosofico, che però non coinvolgeva l'eros: egli osservava che le cerimonie di adelphopoiesis consistevano in preghiera, lettura scritturale e rituale che comportavano la partecipazione ai doni eucaristici presantificati[10]. Egli inoltre strutturò gli elementi liturgici centrali di questo rito come segue:[11]

  1. I futuri fratelli (o sorelle o fratello e sorella) si posizionano in chiesa davanti all'altare sul quale giacciono la croce e il vangelo; il più anziano dei due sta a destra, il più giovane a sinistra;
  2. Vengono recitate preghiere e litanie che chiedono che i due vengano uniti in amore e che si ricordino degli esempi di amicizia trovati nella storia della chiesa;
  3. I due vengono legati l'uno all'altro con una cintura e pongono le mani sul vangelo; ognuno di loro riceve una candela;
  4. Vengono letti ad alta voce i versi (1 Cor 12,27 - 13,8) (Inno all'amore di S. Paolo) e (Gv 17,18 - 26) (Gesù parla dell'essere uno);
  5. Vengono lette ad alta voce ulteriori preghiere come al punto 2;
  6. Viene letto ad alta voce il Padre Nostro;
  7. I futuri fratelli ricevono i doni consacrati in precedenza offerti nella stessa ciotola;
  8. Vengono condotti intorno all'altare, mentre si tengono per mano e i fedeli cantano il seguente tropario: "Signore, guarda dall'alto dei Cieli e vedi";
  9. I due si scambiano alcuni baci;
  10. I fedeli: Ecco, quant'è buono, e quant'è piacevole, che fratelli dimorino insieme! (Sal 133,1)

Una delle preghiere che venivano recitata durante questa cerimonia in traduzione italiana farebbe così:

"Nostro Dio onnipotente, Tu che esistevi già prima del tempo e per tutti i secoli esisterai, Tu che ti sei degnato di far visita all'umanità attraverso il grembo della Vergine Maria Madre di Dio, manda il tuo santo angelo su questi tuoi servitori [nome] e [nome], che possano amarsi l'un l'altro così come si sono amati i tuoi santi apostoli Pietro e Paolo, Andrea e Giacobbe, Giovanni e Tommaso, Giacobbe, Filippo, Matteo, Simone, Taddeo, Mattia e i santi martiri Sergio e Bacco come anche Cosma e Damiano: non con amore carnale, ma con la fede e l'amore dello Spirito Santo. Che possano rimanere in questo amore ogni giorno della loro vita. Per Gesù Cristo Nostro Signore. Amen."

Opinioni discordanti affermano che questo rito fu usato in molti modi, come ad esempio la formazione di alleanze permanenti tra leader politici e/o religiosi: secondo questa visione, l'adelphopoiesis è quindi una versione clericale della cosiddetta "fratellanza di sangue", che all'epoca era proibita dalla chiesa. Anche altri, come lo storico canadese Brent Shaw, hanno sostenuto che queste unioni erano più simili alla "fratellanza del sangue" e non avevano connotazioni sessuali[12].

I riti di adelphopoiesis sono registrati in manoscritti bizantini che vanno dal IX al XV secolo[6].

"Unione omosessuale" o "fratellanza"?

Il rituale ha attirato molta attenzione in Occidente, soprattutto dopo che nel 1994 lo storico di Yale John Boswell sostenne nel suo libro Unioni omosessuali nell'Europa pre-moderna, anche conosciuto come Il matrimonio della somiglianza, che l'obiettivo dell'adelphopoiesis era unire due persone in un rapporto simile al matrimonio. Nel testo Boswell fornisce testi e traduzioni di alcune versioni di adelphopoiesis in greco e soltanto traduzioni per un certo numero di versioni slave, facendo notare l'assenza di un rito equivalente nella Chiesa cattolica; tuttavia lo storico Alan Bray nel suo libro The friend, fornisce un testo latino con relativa traduzione di una cerimonia croata simile, intitolata Ordo ad fratres faciendum.

La teoria di Boswell fu contestata da altri accademici, in particolare la storica Claudia Rapp in un numero speciale della rivista accademica cattolica Traditio (vol. 52) nel 1997, nonché dallo storico liturgico bizantino Stefano Parenti[13]. Il lavoro di Boswell fu contestato anche dalla comunità religiosa che oggi discende più direttamente da quella coinvolta nella pratica originale, la Chiesa greco-ortodossa, che considerava il testo boswelliano una moderna appropriazione culturale americana della sua tradizione; i greco ortodossi considerano l'adelphopoiesis una "fraternizzazione", che si evolveva in un'amicizia casta[14]. La loro definizione è quindi affine con la traduzione letterale del termine, "fare fratelli"[15].

Mentre molti studiosi hanno criticato le scoperte di Boswell, alcuni concordarono con lui, compresi gli episcopali americani liberali Robin Scroggs e William L. Countryman. Boswell ha fornito testi e traduzioni per una serie di versioni della cerimonia di "fraternizzazione" in greco e le traduzioni del rito in slavo (Bratotvorenie o Pobratimstvo), sebbene Rapp e altri abbiano contestato l'accuratezza delle sue traduzioni. Lo stesso Boswell ha negato che l'adelfopoiesi debba essere correttamente tradotta come "matrimonio omosessuale"[16], ma ha sostenuto che l'espressione "fare fratelli" derivava da una traduzione "anacronisticamente letterale" e ha proposto "unione omosessuale" come traduzione preferibile.

La scelta semantica di Boswell era problematica per i canonici ortodossi e per altri studiosi, tra cui Rapp, i quali sostenevano che si trattava di un'espressione troppo secolare e moderna, epistemologicamente diversa dal cristianesimo tradizionale. Boswell ha suggerito un potenziale parallelo con le moderne costruzioni dell'identità sessuale, sebbene i riti per l'adelfopoiesi evidenziassero esplicitamente la natura spirituale dell'unione in termini cristiani premoderni[17].

Qualche studio più recente ha analizzato la tesi di Boswell secondo criteri etnografici. Nel suo articolo "La tradizione dell'omofobia: le risposte alle relazioni omosessuali nell'ortodossia serba dal XIX secolo ai giorni nostri", Nik Jovčić-Sas sottolinea le qualità distintamente sessuali e romantiche del Pobratimstvo registrate in Serbia tra il XIX e l'inizio del XX secolo[18]. Osservando il lavoro di antropologi ed etnografi come Mary Edith Durham, Paul Näcke, Dinko Tomašić e Tih R. Gregorovitch, Jovčić-Sas sostiene che le unioni della fratellanza non erano semplicemente platoniche o politiche, come insegnato dalla Chiesa ortodossa serba.

Boswell ha notato la mancanza di equivalenti nel rito latino occidentale della Chiesa cattolica romana, ma lo storico britannico Alan Bray, nel suo libro The Friend, ha inserito un testo latino e una traduzione di un rito cattolico latino dalla Slovenia, intitolato Ordo ad fratres faciendum, letteralmente "Ordine per la creazione dei fratelli". Allan Tulchin ha sostenuto che la cerimonia di affratellamento in Francia ha creato coppie indipendenti formate da persone dello stesso genere per tutta la vita, che in seguito diventavano una famiglia, possedevano proprietà congiuntamente ed erano sotto tutti gli aspetti uguali o equivalenti ai matrimoni in termini di legge e consuetudine sociale, come dimostrato dai registri parrocchiali[19]. Queste unioni però non erano contigue con quelle della tradizione orientale e non erano descritte in base alla loro carnalità.

Note

  1. Nei dialetti greco-albanese e valacco il termine usato è βλάμης (Vlamis), da cui il plurale Βλάμηδες (Vlamides).
  2. Adalabert Ebner, Die klösterlichen Gebets-Verbrüderungen bis zum Ausgange des karolingischen Zeitalters. Eine kirchengeschichtliche Studie, 1890.
  3. Christopher Isherwood, Christopher and His Kind 1929-1939 (New York: Farrar, Straus and Giroux, 1976), 137.
  4. Tih R. Georgevitch, “Serbian Habits and Customs,” Folklore 28:1 (1917) 47
  5. M. E. Durham, Some Tribal Origins, Laws and Customs of the Balkans (London: George Allen & Unwin Ltd, 1928) 174.
  6. 6,0 6,1 Patrick Viscuso, "Failed Attempt to Rewrite History", New Oxford Book Reviews, dicembre 1994.
  7. Same-Sex Unions in Premodern Europe, Villard Books, 1994.
  8. Florensky, The Pillar and Ground of the Truth, tradotto da Boris Jakim, Princeton 1997, pp. 571-72.
  9. Florensky, op. cit., p. 301.
  10. Florensky, op. cit., p. 327.
  11. The Stephanos Project: Adelphopoiesis
  12. Brent Shaw, "A Groom of One's Own?", The New Republic: 43–48, luglio 1994.
  13. Stefano Parenti ha pubblicato in italiano la sua critica al testo di Boswell su Academica.eu, l'originale era stato inserito in Byzantinische Zeitschrift 89 (1996), 448-449.
  14. Fr. Evangelos K. Mantzouneas; Secretary of the Greek Synod Committee on Legal and Canonical Matters. Nicholas Zymaris (ed.), "Report on Adelphopoiesis 1982: "Fraternization from a Canonical Perspective" Athens 1982", traduzione di Efthimios Mavrogeorgiadis.
  15. Paul Halsall, Reviewing Boswell, 17 dicembre 1995.
  16. Boswell, Unioni omosessuali nell'Europa pre-moderna, pp. 298-299.
  17. hina genontai pneumatikoi adelphoi hyper tous sarkikous (Boswell translation: "that they be joined together more in spirit than in flesh"). Testo greco in Boswell, op. cit., p. 316, n. 198.
  18. Nik Jovčić-Sas, 2018, "The Tradition of Homophobia: Responses to Same-Sex Relationships in Serbian Orthodoxy from the Nineteenth century to the Present day," In: Chapman, Mark, Janes, Dominic. "New Approaches in History and Theology to Same-Sex Love and Desire" London: Palgrave Macmillan, 55-77p
  19. Allan Tulchin, "Same-Sex Couples Creating Households in Old Regime France: The Uses of the Affrèrement" Journal of Modern History: settembre 2007.